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I miti: solo leggende?

18 gennaio 2021




18 gennaio 2021.

Nel 1868 l'archeologo dilettante Heinrich Schliemann si dedicò a cercare quella che credeva fosse la città che aveva ispirato la guerra di Troia descritta in uno dei grandi classici della letteratura, il poema epico di Omero, conosciuto come "Iliade". Scritto nell'ottavo secolo avanti Cristo, l'Iliade narra la storia di una grande guerra nata da faide e gelosie tra dèi. Anche se molti storici credevano che la guerra di Troia fosse un'invenzione frutto dell'elaborazione mentale di Omero, Heinrich Schliemann era deciso a dimostrare che il mito era una realtà. Le scoperte di Schliemann hanno scosso il mondo dell'archeologia. Nel 1868, ritiratosi dagli affari, Schliemann si dedicò alla realizzazione dei suoi sogni, i viaggi e le scoperte archeologiche. Nel Settembre del 1869, divorziato dalla moglie russa, si sposò con la giovane greca Sophia Engastromenou e nel 1870 intraprese un viaggio verso la Cina e il Giappone; successivamente si trasferì in Italia, in Grecia e infine in Turchia. Presso la collina di Hissarlik iniziò la ricerca delle mura di Troia con la collaborazione di Frank Calvert, viceconsole britannico proprietario dei terreni, che già aveva ipotizzato di poter trovare le rovine della città presso quel sito. In quell'anno eseguì un primo scavo clandestino, suscitando le ire del governo turco. Nel 1871 ottenne l'autorizzazione a compiere le ricerche in Terra turca e organizzò a proprie spese una spedizione archeologica in Anatolia, sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli, luogo che la tradizione indicava come possibile sito della città diTroia. L'archeologo tedesco fermò la propria attenzione sulla collina di Hissarlik, un'altura in posizione favorevole per una roccaforte, dalla quale si poteva dominare tutta la piana circostante; seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, il 4 Agosto 1872 Schliemann rinvenne vasellame, oggetti domestici, armi e anche le mura e le fondamenta non di una sola città, quella di Priamo, ma di ben altre otto città diverse, costruite l'una sulle rovine dell'altra (i risultati delle ricerche furono resi noti nel 1874 nell'opera Antichità troiane). Ma se la storia di Troia scritta da Omero è vera, forse lo sono anche le altre storie di altri miti Greci? E' possibile che siano esistiti degli dèi potenti e capricciosi? E se sì, da dove venivano? Ogni giorno in Grecia migliaia di turisti visitano i resti di templi e monumenti costruiti dai Greci, migliaia di anni fa, per onorare i loro dèi: l'Acropoli, il Partenone, Delfi, il tempio di Apollo, ecc. ecc. Questi siti storici riflettono una venerazione profonda per esseri che avrebbero dominato il mondo migliaia di anni fa. Se gli antichi Greci inventarono le storie degli dèi come tentativo primitivo di spiegare il proprio Universo, come si spiega la presenza di divinità simili in zone e culture completamente diverse di tutto il pianeta? Si tratta di coincidenze o questi dèi che scendevano dal cielo sulla Terra, avevano un'origine comune? I Sumeri ci descrivono una storia visiva di questi esseri; questa antica civiltà mesopotamica chiamava questi esseri venuti dal cielo Anunnaki (cioè coloro che sono venuti dal cielo sulla Terra). Secondo Erich von Däniken, nel suo libro "Gli extraterrestri torneranno?" (un libro teorizzante il fatto che realmente la Terra sarebbe stata visitata in passato da extraterrestri, riportando una serie di casistiche, racconti, oggetti e manufatti quanto mai strani che ancora oggi si possono trovare sulla Terra), alcune migliaia di anni fa, quando i nostri antenati erano ancora primitivi, degli esseri extraterrestri sono scesi sulla Terra e grazie alla loro tecnologia vennero scambiati per divinità. Il monte Olimpo, la più alta montagna della Grecia: secondo la mitologia era qui che abitavano gli dèi. Sul monte Olimpo, Zeus sedeva sul trono e determinava il fato dei mortali. La casa degli dèi sul monte Olimpo, la cui parte superiore si sollevava, ovunque se ne parla, è descritta come un magnifico palazzo in cima a una montagna; le mura del tempio risplendevano di oro e di argento, brillanti di luci simili a pietre preziose. Se riconsideriamo oggi, con gli occhi dell'uomo moderno, la casa degli dèi sul monte Olimpo, possiamo supporre che si trattasse di una nave spaziale, anche perché se ne parla di un luogo rombante. [...]

Tratto dal saggio dal titolo "A proposito degli alieni..." di Francesco Toscano e Enrico Messina, pagg. 137 e 138. 

L'8 novembre 2014, ore 17.30, a Giarre (CT) in piazza Macherione 1, conferenza dal titolo "Gli Dèi venuti dal cielo". Ingresso libero.

20 ottobre 2014
20 ottobre 2014. Vi comunico che in data 8 novembre 2014,presso il Palazzo delle Culture – sala Romeo, sito in Giarre CT, in piazza Macherione 1,si terra una conferenza dal titolo : "Gli Dèi venuti dal cielo". Interverrà lo scrittore e autore del libro: Il tempo perduto degli Annunaki. Riscopriamo con documenti storici la nostra vera origine in questo grande Universo. Organizzazione e coordinamento Salvatore Giusa, Presidente del centro ufologico siciliano; moderatore della serata Giampaolo Salmeri. Per info salvatoregiusa@alice.it 
Ingresso libero ore 17:30.

Il saggio "Gli antichi astronauti: dèi per il mondo antico, alieni per quello moderno" su bookolico.com a 0,99 €.

14 gennaio 2014
Il saggio "Gli antichi astronauti: dèi per il mondo antico, alieni per quello moderno" su www.bookolico.com

14 gen. 2014. Il saggio "Gli antichi astronauti: dèi per il mondo antico, alieni per quello moderno" di Francesco Toscano, in vendita presso il portale Internet http://www.bookolico.com/ al prezzo di 0,99 €, quasi quanto il costo di un caffè al bar. Allora, che cosa aspettate? Approfittate di questa interessantissima offerta pensata per voi dall'autore. Nell'augurarvi una buona lettura, colgo l'occasione per porgervi cordiali saluti. Francesco Toscano, l'autore del libro.

La Luna conserva le tracce dell’origine del pianeta Terra.

4 dicembre 2013

4 dic. 2013. E se le storie narrate nel libro della Genesi della Bibbia fossero vere? Gli scienziati di tutto il mondo hanno relegato al mondo della religione le storie narrate dalla Genesi. Sulla Terra, l’erosione causata dalle forze della natura, e dalla vita che si è evoluta su di essa, ha cancellato buona parte delle tracce della creazione e del cataclisma che dette forma al pianeta. La formazione della Terra è datata a circa 4,54 miliardi di anni fa. Essa possiede un satellite naturale, la Luna, la cui età, stimata analizzando alcuni campioni delle rocce più antiche, è risultata compresa tra 4,29 e 4,56 miliardi di anni.
La Luna, a differenza del pianeta Terra, tuttavia, che non ha né vento, né atmosfera, né acque,e, quindi, non è soggetta alle forze di erosione, è rimasta intatta. Osservare il satellite naturale della Terra, orbene, equivale a dare una sbirciata alla Genesi.

"Il Mistero archeologico degli scheletri giganti umani".

28 aprile 2013
Quello che riportiamo è un articolo che è possibile trovare in rete in diversi siti. In fondo le nostre considerazioni e le indagini che abbiamo effettuato in proposito: nel 2004 in India, sono stati ritrovati scheletri e manufatti Giganti. Tutto ha avuto inizio da una normale attività esplorativa nel deserto Indiano, in un luogo chiamato "The Empty Quarter" (Il Settore Vuoto), nel Nord dell'India. In questa regione sono venuti alla luce i resti di uno scheletro umano di taglia eccezionale (vedere comparazione nell'immagine). La scoperta è stata fatta nel 2004 dal Team National Geographic (Divisione Indiana), con l'appoggio dell'Esercito Indiano, poiché l'area è sotto la giurisdizione dell'Esercito. Sembra che siano state trovate anche delle tavolette con iscrizioni che affermavano che gli dei Indiani, come il mitologico "Brahma", avessero generato persone di taglia eccezionale: molto alti, grandi, e assai potenti, in grado di poter abbracciare un grosso tronco di albero e sradicarlo. Secondo l'iscrizione, questi uomini giganti furono creati per portare ordine nel mondo, sempre in lotta l'un contro l'altro. Si crede che anche uno dei figli di Bhima, uno dei fratelli Pandava, potesse portare questi geni. In seguito, questi semidei (Asura) a cui era stato dato tutto quel potere, si rivoltarono proprio contro gli Dèi e oltre ogni limite trasgredirono la loro supremazia. Di conseguenza, essi furono distrutti dal Dio Shiva. La squadra di esplorazione della National Geographic ritiene che questi siano i resti di uno di quegli straordinari esseri. Il Governo Indiano ha reso sicura l'intera area, e non è permesso a nessuno di entrare, se non al solo personale del National Geograpich Team. . Altre testimonianze Vi sono innumerevoli testimonianze del passato dove esploratori e studiosi dell'epoca dicono di aver realmente visto resti umani giganti,qui di sotto ne riportiamo alcuni esempi: Hernan Cortes, durante la sua conquista del Messico, entrò in possesso di ossa gigantesche, che secondo gli indigeni appartenevano ad una oramai estinta razza di giganti. Il prode Cortes stesso si incaricò di spedire al Re di Spagna un "femore altro quando un essere umano". Una copia di un femore di tale dimensione, trovato nella regione mesopotamica, è conservata nel Mt. Blanco Fossil Museum (USA). Molte leggende su antichi giganti abitanti le sponde del lago Titicaca e poi trasferitisi a sud, in Patagonia, potrebbero essere confermate dagli avvistamenti (se veritieri) di esploratori come Magellano, Drake, Hernandez ed altri. Un altro storico del periodo della Conquista spagnola del Nuovo Mondo, tale Fernando de Alba Ixtilxochitl, narrava che i resti dei giganti abitanti nella Nuova Spagna [Messico] si potevano trovare ovunque. Giovan Battista Modena fu un canonico ed uno studioso vercellese, vissuto fra il XVI ed il XVII secolo. A lui si devono gli studi sui presunti giganti di Saletta. Egli, infatti, trovò nella Chiesa di S. Cristoforo, in Vercelli, un dente gigantesco conosciuto, per l’appunto come "dente di San Cristoforo". La leggenda vuole che, nel 1622, trovi a Saletta i resti di un gigante, di cui egli narra: ho ritrovato un corpo gigantesco di altezza e grandezza indicibile, che io stesso ho veduto e misurato..." Nel 1577 a Weiillisau, in Svizzera, vennero alla luce i resti di uno scheletro umano che, benché mancante di alcune parti, venne ricostruito dall’anatomista Plater nella creta e risultò appartenere ad un essere alto 5,80 metri. Tale ricostruzione, venne esposta nel museo locale ed ancora oggi si può ammirare nel paese una statua di un gigante, atta a commemorare tale ritrovamento. A Glozel (uno dei misteri più profondi degli ultimi anni e una delle pietre nella scarpa, più dolenti per la scienza ufficiale) vicino Vichy, in Francia, furono rinvenute nel 1925, ossa umane giganti, crani grandi il doppio, impronte di mani giganti, oltre a monili fatti a misura per arti giganteschi, il tutto risalente fra tra i 17-15000 anni fa. Il ritrovamento, sempre a Glozel, di manufatti squisiti in ceramica ed esempi di scrittura (il primo modello di scrittura documentato, si faceva risalire al IV millennio a.C.) conferisce a questo luogo (che è sopravvissuto a tutti i tentativi di screditamento) un‘aurea ancora più misteriosa. Uno scheletro di un guerriero riesumato in Inghilterra, misurava un’altezza di 2,80 metri, mentre a Latina (nel Lazio), nel 1969, furono rinvenute le tombe di 50 guerrieri, relative al periodo antico romano, alti tutti tra 1,80 metri e 2,20 metri, in aperto contrasto con la statura media dell’epoca. Persino lo storico Erodono (storie 1-68) narra di un ritrovamento di un gigante: di circa 3,10 metri di altezza. Nel 1870, un agente indiano (pellerossa) Frank La Fleche, annunciò che gli indiani Omaha avevano dissotterrato otto giganti con i teschi misuranti 60 cm; le stesse tribù indiane chiamavano questi giganti Mu-A-Luskha, e narravano che erano arrivati millenni primi dall’Oceano Pacifico sulle coste americane, avevano combattuto e distrutto le tribù amerinde esistenti, stuprato le donne di questi, e fondate città e scavati pozzi. Strano che, nel nome che gli Indigeni gli han dato, vi sia la parola MU. Nel 1943, alcuni genieri militari di stanza a Shemya, un’isola del gruppo delle Aleutine, ritrovarono delle ossa di proporzioni notevoli e crani enormi (le dimensioni di questi oscillavano fra i 50 e i 60 cm!). Questi giganti, misuravano circa 7 metri! Le autorità militari subito giunte sul posto provvidero subito ad intimare il silenzio su questa faccenda. In California, nel 1810, venne rinvenuto lo scheletro di un gigante con sei dita. Un teschio, con una doppia fila di denti saldati alla poderosa mascella, appartenente ad un gigante, fu rinvenuto sull’Isola di Santa Rosa, nel canale di Santa Barbara, California. Alcuni soldati di stanza a Lampock Ranch, in California, rinvennero lo scheletro di un gigante, e un frate cattolico ordinò loro di sotterrarlo nuovamente poiché i nativi locali erano adirati da tale profanazione, credendo tali resti quello che rimaneva di un antico dio. Tornando più vicino a casa nostra, nel bresciano, nella Chiesetta di San Salvatore, sono conservate delle gigantesche ossa umane che si possono osservare spiando attraverso una grata. In Marocco, presso Agadir, venne ritrovato un set di utensili, risalenti a 300.000 anni fa, concepito per essere usato dalle mani di un uomo alto minimo 4,50 metri! Negli anni '70 un proprietario terriero, Martinez, in Messico, rinvenne le ossa di due uomini d'indicibile altezza. Denunciato il fatto alle autorità locali, venne accusato di omicidio. Questo lo convinse, dopo essere stato liberato dietro cauzione, ad incenerire le ossa! A Gargayan, nelle Filippine, è stato scoperto uno scheletro di 5,18 metri. A Ceylon i resti misurano 4 metri; mentre a Tura, in Pakistan, è venuto alla luce uno scheletro di 3,35 metri. Scoperte simili sono state compiute in Marocco, in Moravia e Siria. Per ultimo, ma solo perché negli anni c’è stata una notevole controversia sulla tradizione letterale della parola “Nefilim”, citiamo la tradizione biblica, che narra di una stirpe di giganti, i Nefilim per l’appunto, discesa dal cielo e accoppiatisi con le femmine della razza umana (Genesi 6,1-4; libro dei Numeri 13, 21-29,32-33; libro dei Re 17, 4-51; Deuteronomio 3 e 2, 20-21; Cronache 20,6-8) Il manoscritto messicano di Pedro de los Rios narra che: ... prima del diluvio, che si verificò 4008 anni dopo la creazione del mondo, la Terra di Anahuac era abitata dai giganti Tzocuillexo..., mentre nella tradizione Maya, si parla dei Quinatezmin. Molti altri esempi di resoconti (quanto leggendari?), scritti e orali, su esseri giganteschi sono presenti nelle varie tradizioni popolari, in tutto il mondo ed elencarle tutte appesantirebbe di molto quest'articolo. Come non credere, che almeno alcuni di questi ritrovamenti siano veri? E' logico che sia più facile screditare, che confermare la veridicità su questi ritrovamenti; ma se pensiamo alla Porta del Sole o ad altri monumenti, costruiti con monoliti ad altezze impensabili con lontananze dalle cave di estrazione di numerosi chilometri, il 2+2.. potrebbe essere già fatto... 

Vendute settanta copie della prima edizione del libro "A proposito degli alieni...." di Francesco Toscano ed Enrico Messina.

15 novembre 2012

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16 Nov. 2012. 

Gentile lettrice, Egregio lettore del blog, buonasera.

E' con immenso piacere che vi comunico di aver venduto la settantesima copia del libro/ebook "A proposito degli alieni...." di Francesco Toscano ed Enrico Messina.

Per me, neo autore di un saggio, è motivo di orgoglio essere riuscito a vendere in pochi mesi, con tutte le difficoltà che il mondo dell'editoria pone ai nuovi autori e agli autori emergenti, nonché la crisi economica del momento,così tante copie del nostro saggio in  rete.

Siamo partiti documentandoci in rete e alla rete Internet abbiamo affidato le sorti della nostra prima opera letteraria.

Noi lo consideriamo un ottimo risultato, considerando che si tratta della prima edizione di un'opera prima di due nuovi autori che si sono affacciati, per la prima volta, nel mercato editoriale on-line.

Come ben sapete, il libro dal titolo "A proposito degli alieni..." è un saggio di ufologia, archeologia misteriosa, archeoastronomia, che ha "la presunzione" di trattare un argomento così ostico esaminandolo dal punto di vista storico o per meglio dire "storiografico"; in particolare, i due autori hanno cercato di analizzare  ed esaminare il fenomeno U.F.O. ed alieni nella sua globalità, partendo dai primi avvistamenti di OVNI della storia umana, per poi passare allo studio di alcuni OOPArt, di alcuni manufatti archeologici, di alcuni antichi testi, alla storia e ai miti di antiche civiltà scomparse.

Il libro è stato pubblicato inizialmente presso il portale internet Lulu.com, raggiungibile all'url http://www.lulu.com/ con il prezzo di copertina di € 15,00 (ISBN 9781470949440). Più volte scontato dagli autori nel corso di questi mesi, oggi è in vendita al prezzo di € 11,25, cioè con uno sconto del 25% sul prezzo di copertina originario. E' distribuito fra i più importanti canali librari online al mondo che attingono per la vendita online dal catalogo librario Ingram.

Nel mese di maggio del 2012 è stato pubblicato in Italia dalla casa editrice Photocity.it s.r.l. di Pozzuoli (Na) e distribuito presso i più importanti canali librari online nazionali. Ad oggi il prezzo di vendita del libro, edito da Photociti.it s.r.l. (ISBN  978-88-6682-208-0 ), è di € 12,75.

Se ancora non lo avete acquistato è il momento giusto per farlo. Considerate, fra l'altro, che il portale Internet Lulu.com, fino al 16 novembre 2012, offre al pubblico, per qualsiasi ordine, uno sconto del 20%; basta inserire, all'atto del pagamento dell'opera, il codice sconto "SERENTIS".

Due calcoli veloci...!? 

Il libro edito da Lulu.com, sino alle ore 24.00 di oggi 16 novembre 2012, ha un costo di  € 9,00 (cioè € 11,25 - il 20%).

Approfittate di questa vantaggiosissima offerta per potere anche voi "prendere coscienza" del fenomeno UFO ed alieni.

In conclusione, volevo ringraziarvi di cuore a nome mio e dell'altro autore, Enrico Messina, per aver creduto nel nostro lavoro, frutto dell'impegno profuso nel corso di questi mesi nella meticolosa ricerca di fatti ed avvenimenti che hanno segnato la storia dell'umanità, nel corso dei secoli, e riconducibili al fenomeno che tanto ci appassiona.

Chiunque fosse interessato all'acquisto del libro, può farlo anche visitando i seguenti portali internet:



Buona lettura!

Francesco Toscano, il co-autore del saggio.



L'eBook (PDF per Adobe Digital Editions) "Gli antichi astronauti: dèi per il mondo antico, alieni per quello moderno" di Francesco Toscano, in vendita al prezzo di € 4,00 sul portale internet lulu.com .

8 novembre 2012
8 Novembre 2012.


Sino al 31 Dicembre 2012 l'eBook (PDF per Adobe Digital Editions) "Gli antichi astronauti: dèi per il mondo antico, alieni per quello moderno" di Francesco Toscano , edito dalla casa editrice lulu.com, sarà in vendita sul portale della medesima casa editrice al prezzo di  € 4,00Visitate il portale Internet della casa editrice  http://www.lulu.com/  ed approfittate di questa offerta. Chiunque di voi fosse interessato all'acquisto dell'eBook può farlo cliccando sull'immagine sottostante:

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Sinossi del libro "E un giorno mi svegliai" di Francesco Toscano.

30 ottobre 2012

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30 Ottobre 2012.

Sinossi del libro "E un giorno mi svegliai" di Francesco Toscano:


“E un giorno mi svegliai” è un fantasy, o per meglio dire un paranormal romance, frutto dell’immaginazione del suo autore, Francesco Toscano, appassionato di ufologia, e già autore di due saggi di archeologia misteriosa, clipeologia, archeoastronomia, pubblicati in Italia dalla casa editrice Photocity.it s.r.l. di Pozzuoli (Na)[1].
Il personaggio principale del libro, Salvatore CUZZUPERI, di circa quarant’anni, è un impiegato residente nella provincia di Palermo che, nell’estate del 2011, rimane vittima di un’esperienza di abduction, o per meglio dire di un rapimento da parte di una razza aliena, i Grigi, Zeta o Reticuliani, ed ordito da un’altra civiltà aliena millenaria: gli Anunnaki.
Gli Anunnaki, cioè “coloro che dal Cielo scesero sulla Terra”, sono degli extraterrestri provenienti da un ipotetico pianeta del nostro stesso Sistema Solare, Nibiru (il dodicesimo pianeta), nonché gli dèi dell’antica civiltà sumerica.
Secondo l’eminente studioso della civiltà sumerica Zecharia Sitchin[2] gli Anunnaki avrebbero avuto un ruolo importante nella veloce evoluzione della civiltà umana ed in particolare di quella sumerica.
I signori provenienti da Nibiru, sin dall'antichità, sarebbero scesi sulla Terra per sfruttare le risorse minerarie del nostro pianeta. Quando il pianeta Nibiru giunse nel punto della sua orbita più vicino alla Terra fu inviata una prima spedizione di esseri viventi capeggiata da Enki, un nome che ricorre spesso nella mitologia dei Sumeri. I luoghi scelti furono la Valle del Nilo, la Valle dell'Indo e la Mesopotamia.
Il CUZZUPERI vivrà l’esperienza paranormale della sua abduction lontano anni luce dal pianeta Terra e si troverà coinvolto, suo malgrado, nell’aspra e millenaria lotta tra gli Anunnaki, i Malachim loro sudditi, ed i Rettiliani, degli alieni aventi la forma fisica di una lucertola evoluta.
In particolare, il CUZZUPERI avrà modo di apprendere che gli alieni Rettiliani nel corso degli ultimi due millenni hanno cercato di sottrarre alla razza aliena degli Anunnaki la loro creazione perfetta, cioè l’homo sapiens, giunta ad uno stadio evolutivo soddisfacente, sia dal punto di vista fisico che spirituale, ed a seguito di numerosi processi di ibridazione umano – alieno che sono stati condotti, sin dal quarto millennio avanti Cristo, dagli stessi Anunnaki e dai Malachim.
Malgrado il CUZZUPERI si renda conto che l’ibridazione della razza umana sia immorale, tuttavia accetta passivamente che questo progetto venga portato avanti dalla razza aliena che ha ordito il suo rapimento; il CUZZUPERI, per tutto il periodo del suo rapimento, non farà nulla per ribellarsi al processo di ibridazione degli esseri umani portato avanti dagli alieni, essendo diventato succube dei loro usi e costumi.
I Rettiliani, scoprirà il CUZZUPERI, hanno cercato di impossessarsi degli esseri umani non solo perché ritenuti un ottimo pasto per la loro scarsa dieta, ma soprattutto perché dotati di Anima, questa forma di energia ancestrale e divina, riconducibile al Dio Creatore dell’Universo, ed in grado di ridare la vita ad alcune specie aliene dotate di un DNA simile a quello dell’uomo, come lo sono sia gli Anunnaki che gli stessi Rettiliani.
Nel corso del viaggio, che durerà circa quattrocento anni terrestri, il CUZZUPERI perderà pian piano la sua umanità divenendo, come alcuni suoi simili rimasti vittime di  altri rapimenti e che come lui si trovavano a bordo dell’astronave dei Malachim, un Igigi ammesso a cibarsi delle conoscenze degli “antichi dèi”, per essere, infine, accolto come un nuovo membro della “fratellanza cosmica”.
D’accordo con gli alieni che hanno ideato il suo rapimento, il CUZZUPERI deciderà, malgrado si fosse reso conto dello scarso stadio evolutivo raggiunto dalla sua specie, di salvare l’umanità che vive sulla Terra la quale nel 2036 sarà minacciata da un asteroide vagante nello spazio ed in rotta di collisione con il suo pianeta di origine.

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[1] A proposito degli alieni….”, (ISBN 9788866822080) e “GLI ANTICHI ASTRONAUTI: DÈI PER IL MONDO ANTICO, ALIENI PER QUELLO MODERNO. SEGNALI DAL PASSATO, PROVE INCONFUTABILI DAL PRESENTE, PROFEZIE PER IL FUTURO. ALLA RICERCA DEL SAPERE PERDUTO”, (ISBN 978-88-6682-283-7 )entrambi editi da Photocity.it in Italia nel 2012.
[2] Zecharia Sitchin (Baku, 11 luglio 1920New York, 9 ottobre 2010) è stato uno scrittore azero naturalizzato statunitense. È stato autore di molti libri di divulgazione sulla cosiddetta archeologia misteriosa o pseudoarcheologia, e un sostenitore della "teoria dell'antico astronauta" come spiegazione dell'origine dell'uomo. Le controverse teorie di Sitchin, basate sulla sua personale interpretazione dei testi sumeri, sono considerate pseudoscienza dalla comunità scientifico-accademica, ma registrano un buon seguito nell'ambito della letteratura popolare.

E un giorno mi svegliai, di Francesco Toscano. Capitolo terzo - prima parte.

21 ottobre 2012

CAPITOLO 3

La cattura e la deportazione in un pianeta della Costellazione del Centauro. Alfa Centauri[1] e il pianeta gemello della Terra.

“PROXIMA Centauri è la stella più vicina a noi. Alla velocità della luce, un’astronave impiegherebbe poco più di quattro anni per raggiungerla. Una volta giunti a destinazione, cosa troverebbero i passeggeri di questa ipotetica nave spaziale? Viaggiando nei pressi di Proxima, i nostri esploratori vedrebbero una debolissima nana rossa grande circa un decimo del Sole. Una piccola delusione, forse. Ma guardando più in là, ecco spuntare una coppia di stelle brillanti molto simili al nostro Sole. Sono Alfa Centauri, una delle stelle più brillanti del cielo australe, e la sua compagna Alfa Centauri B. Per raggiungere queste stelle l’astronave dovrebbe viaggiare almeno altri due mesi, ma la ricompensa per questo lungo viaggio sarebbe grandiosa. Guardando attentamente Alfa Centauri B, magari con l’aiuto di speciali filtri, gli astronauti vedrebbero un piccolo puntino luminoso vicinissimo alla stella. A soli sei milioni di chilometri dalla stella, un piccolo pianeta che compie un’orbita in soli tre giorni. Un’orbita così stretta da rendere il pianeta incandescente e probabilmente inospitale. E’ un’avventura fantascientifica che sembra pura fantasia, a parte un dettaglio. Quel pianeta esiste davvero, ed è molto simile alla Terra.[2]
Pensai che stessi sognando e che l’incubo[3], in cui il mio inconscio mi aveva fatto precipitare nel corso delle ore notturne, prima o poi si sarebbe allontanato da me facendomi riposare serenamente. Non era un incubo, né era il frutto di uno stato psicofisico riconducibile a una cattiva digestione. Stavo vivendo un’esperienza al di fuori del comune, un’esperienza paranormale che in pochi sulla Terra hanno vissuto.
Questo sparuto numero di esseri umani segnati da un’esperienza tanto traumatica, non ci crederete, si considerano dei prescelti, degli eletti, adducendo di far parte di quel venticinque per cento[4] del genere umano dotato di Anima[5].
Qualcuno o qualcosa, però, mi svegliò, facendomi prendere subito coscienza del fatto che non si trattava di un sogno ma di pura e cruda realtà.
Un gigantesco rettile, verosimilmente una delle tante creature aliene che popolavano l’astronave su cui mi trovavo, creatura descritta da molti ufologi sulla Terra come appartenente alle specie aliena dei Rettiliani[6], alto circa tre metri, mi prese dai piedi e, dopo avermi tirato con forza dal cilindro in cui mi trovavo rannicchiato, mi trascinò via come un verme, facendomi mangiare la polvere presente sul pavimento dell’astronave dei Malachim.
Ero caduto dalla padella nella brace.
Dallo shock che quell’orrenda bestia mi aveva causato, persi i sensi.
Mi risvegliai.
Il sauriano continuava a trascinarmi lungo un corridoio di un velivolo spaziale del tutto diverso rispetto a quello in cui mi trovavo quando i Malachim, a servizio degli Anunnaki, mi condussero dopo il mio rapimento.
Era un essere gigantesco, mostruoso, repellente, una sorta di drago di Komodo[7] , ma a differenza di quest’ultimo camminava in posizione eretta e molto, molto, più intelligente e temibile.
Prima di svenire per l’ennesima volta dalla paura, metabolizzai l’idea che era giunta la mia ora e che avrei fatto una morte orribile fra le fauci di quell’orribile mostro.
Mi svegliai ancora una volta.
Mi ritrovai rinchiuso all’interno di una prigione che, a differenza di quelle presenti sulla Terra, non era circondata da grate metalliche tese a impedire al prigioniero di fuggire, ma da un reticolo di campi di forza elettromagnetica che impedivano a chiunque di tentare la fuga, provocando allo stolto che vi avesse provato la morte istantaneamente.
In quella prigione non c’ero solo io, ma un altro centinaio di esseri umani che come me avevano avuto la sfortuna di incappare in una delle specie aliene più crudele che abita il nostro stesso sistema solare.
Un uomo, seduto per terra a pochi centimetri dal luogo in cui anch’io mi trovavo, si teneva la testa con le mani, quasi a voler comprendere meglio quell’esperienza traumatica che aveva vissuto.
Tutti, o quasi tutti, se ne rimanevano lì, immobili, e in religioso silenzio, forse per paura di attrarre l’attenzione dei sauriani, alcuni dei quali erano fuori la “gabbia ipertecnologica” di sentinella; o forse perché ci trovavamo in una nuova Babele dove nessuno capiva nessuno, tenuto conto che riuscivamo a esprimerci solo nelle lingue dei nostri paesi di origine o, i più fortunati che avevano studiato o che avevano avuto la fortuna di nascere nei paesi anglosassoni o latino americani, in Inglese o in Spagnolo.
I sauriani, discutevano alcuni dei prigionieri in spagnolo, che si trovavano a circa tre metri da me, ci avevano deportato in un pianeta del sistema solare di Alfa Centauri B, stella molto simile al nostro Sole ma leggermente più piccola e debole.
Il pianeta, a loro dire, aveva una massa poco più grande di quella della Terra, e orbitava a circa sei milioni di chilometri dalla sua stella, molto più vicino di quanto sia Mercurio al Sole nel Sistema Solare.
Capii solo allora perché vi era tanto caldo in quella maledetta prigione.
Faceva così caldo che, a confronto, le fiamme dell’Inferno erano delle carezze di un bambino.
Se quel pianeta era così vicino alla sua stella come mai i sauriani ci avevano deportato proprio lì? Nessuno di noi era in grado di dirlo. Qualcuno elaborò una sua tesi, ma era soltanto una mera supposizione senza alcun fondamento scientifico.
L’unica cosa certa, e che tutti noi sapevamo, era che la Terra si trovava a circa 4,7 anni luce da noi e che era impossibile, considerato il “campo di prigionia” dove ci trovavamo, riabbracciare i nostri cari. L’uomo che era seduto per terra a pochi centimetri da me, alla mia sinistra, mi disse: «What is your name?»
«Which area of the Earth come from?»
Risposi: «Scusa, ma non ti capisco.»
Vi era alla mia destra, a circa un metro da me, un piccolo uomo, esile, segnato nel fisico dall’esperienza traumatica vissuta, proprio come gli altri poveri esseri umani prigionieri dei sauriani che, avendo ascoltato involontariamente la discussione, s’intromise dicendomi: «Vuole sapere come ti chiami e da dove vieni.»
Io risposi a entrambi: «Mi chiamo Salvatore, vengo da Palermo, la capitale della Sicilia, in Italia.»
L’Inglese seduto alla mia sinistra non capì e l’uomo alla mia destra, che si era intromesso nella discussione fungendo da interprete, gli disse quello che voleva sapere.
Ritornammo a restare in silenzio. Che assurdità! Lontani milioni di chilometri dalla Terra, in un pianeta ostile, prigionieri di alcuni extraterrestri violenti e crudeli, e non essere in grado di comunicare fra di noi per la diversità delle nostre lingue, delle nostre culture, dei modi e degli stili di vita che avevano pesantemente condizionato sul nostro pianeta le nostre umili vite.

Come bestie.


In quella gabbia che ci costringeva a condividere la nostra umanità eravamo stipati come tante bestie destinate al macello. L’aria era irrespirabile e il puzzo di piscio e di merda ci mandava in tilt le cellule olfattive; la nostra umanità era ridotta ai minimi termini. Qualcuno dei prigionieri chiedeva dell’acqua, qualcun altro chiedeva del cibo, io, malgrado avessi avuto bisogno di tutto ciò, non parlai, rimasi in silenzio, e piansi come un bambino in fasce.
L’uomo alla mia destra nel vedermi piangere mi disse di farmi coraggio e di resistere, convinto che, a differenza sua, avessi una tempra più forte. Aveva ragione; non passarono neanche poche ore che esalò l’ultimo respiro.
Una sfera metallica allora, che sorvegliava gli umani prigionieri, volò verso il cadavere di quell’uomo e dopo aver scandito il suo corpo con un raggio laser, gli conficcò una sonda in corpo che gli prelevò quello che restava del suo sistema linfatico. Ben presto il cadavere fu prosciugato e divenne una specie di buccia di limone spremuta. Da una porta, invisibile a occhio nudo, che si aprì a breve distanza nella parete frontale, entrò uno dei tanti sauriani che popolavano quella nave spaziale. Si caricò il cadavere di peso sulle spalle e lo portò via.
Ebbi compassione di quel povero Cristo di cui non seppi mai il nome, che mi aveva aiutato, se così si può dire, a relazionarmi con i miei stessi simili detenuti in quell’Inferno che sembrava essere stato creato ad hoc per la specie umana.
Una donna, a circa venti metri da me, bionda, alta circa un metro e settanta, corporatura normale, di circa vent’anni, si alzò allora di scatto e si scaraventò con le ultime energie che le erano rimaste in corpo contro il campo di forza che chiudeva l’apertura della nostra gabbia, controllata dai due sauroidi che erano posti a breve distanza da quell’apertura in qualità di sentinelle.
L’onda d’urto, opposta alla forza che quella poveretta era riuscita a trovare dentro di sé, la scaraventò contro la parete opposta. Dopo alcuni spasmi di dolore atroce, esalò l’ultimo respiro.
Un’altra sfera metallica allora, che presumibilmente controllava la zona in cui la donna giaceva esanime, si avvicinò al suo cadavere e riprese quella macabra procedura di scansione dell’essere umano tesa a costatarne il decesso. Pochi secondi dopo si aprì un altro varco dalla parete posta a breve distanza da lei. Entrò un altro sauroide.
La bestia famelica, a differenza dell’altro suo simile, non prese il cadavere della donna e se lo caricò in spalla, ma lo squartò come fosse stato un pollo allo spiedo appena cotto, divorandolo senza alcun ritegno e denotando un processo d’involuzione della sua specie rispetto ad altre entità da me conosciute in quel viaggio paranormale.
Vomitai anche l’anima nell’osservare quella scena disgustosa e lugubre. Feci spallucce e mi rannicchiai su me stesso quasi volessi scomparire da quel luogo.
Tra gli odori nauseabondi che emanavano i nostri escrementi e l’odore del mio stesso vomito non sapevo proprio che posizione scegliere per mettermi a mio agio.

Non c’era verso di stare in piedi perché le macchine ci costringevano a stare sul pavimento, forse perché erano state programmate per farci scoppiare il cuore nel più breve tempo possibile; forse era quella la nostra pena da espiare in quell’Inferno dantesco che i sauriani avevano realizzato per noi, poveri esseri viventi che sarebbero dovuti essere calpestati come tanti insetti nocivi.

La mia vita appesa ad un filo.


Quello che non riuscivo a capire degli eventi traumatici in cui rimasi coinvolto e verificatisi negli ultimi giorni della mia prigionia, era indissolubilmente legato al seguente quesito: «Perché i sauriani ci avevano fatto loro prigionieri?»
Non capivo, in particolare, come avessero annientato la specie aliena che per prima aveva ordito il mio rapimento e quello, pensai, di tutti gli altri sventurati che come me si trovavano in quella lurida gabbia.
Feci mille supposizioni, sebbene il mio stato psicofisico non mi permettesse per niente di avviare questi processi mentali, che il mio cervello contro la mia volontà, in un momento di maggior lucidità, era riuscito tuttavia a elaborare.
Sicuramente quelle sottospecie di lucertoloni, pensai, dovevano aver fatto esplodere la nave spaziale dei Malachim e, dopo averli sterminati tutti, erano riusciti a impossessarsi di quel succulento bottino che gli umani rappresentavano per loro e di cui la nave spaziale dei Malachim disponeva.
Mi chiesi se fosse stato un caso, oppure era consuetudine dei sauriani attaccare le navi spaziali dei Malachim e i loro potenti signori alla ricerca di cibo.
Pensai che quei maledetti fossero avvezzi ad attaccare le navi spaziali dei Malachim, non fosse altro che, come io avevo avuto modo di notare, era ricca di cibo, benché sottovetro. Una sorta di supermercato dell’orrore in cui fare incetta di carne macellata a buon prezzo.
Non avendo elementi di riscontro non potevo che fare solo supposizioni fini a se stesse.
La stanchezza e la crudeltà degli accadimenti cui ero stato testimone avevano pian piano esaurito le ultime energie che il mio corpo possedeva. Mi addormentai, nonostante tutto, precipitando in uno stato di pre-morte. Il mio battito cardiaco era man mano scemato sino a diventare totalmente assente.
Non presentavo più alcuna attività cerebrale (EEG).
Ciononostante, inspiegabilmente, avevo continuato ad avere la percezione visiva e sonora di quello che stava accadendo attorno a me.
Mi ritrovai in un angolo del soffitto della prigione e guardavo, non sono in grado di dirvi come e perché, tutta la scena che si svolgeva al suo interno. Il mio corpo immobile era riverso prono sul pavimento. Gli altri miei simili guardavano con pietà il mio povero corpo, supponendo che da lì a poco fosse stato digerito da quei mostri dei nostri carcerieri. La sofferenza che attanagliava tutte le mie membra era svanita quasi per magia.
Avvertivo una piacevole sensazione di calore che avvolgeva il mio spirito, e un grande senso di pace.
Mi dispiacque, pur tuttavia, vedere che la sonda robotizzata dei sauriani si era avvicinata al mio corpo esanime, a tutta velocità, così come aveva fatto in precedenza quando qualcuno dei miei simili era deceduto ed era diventato un ottimo spuntino per quelle malefiche bestie dei sauriani.
Non mi preoccupai più di tanto, consapevole che la mia ora era arrivata e che, tutto sommato, potevo ritenermi felice della vita vissuta sino al giorno antecedente al mio rapimento.
Mi ritrovai, non so dirvi come, di fronte ad un tunnel alla fine del quale vi era una luce splendente, o qualcosa di simile. Udii un sibilo, o una specie di vibrazione elettrica, o un ronzio, non sono in grado di dirvi con esattezza che cosa fosse realmente, mentre mi accingevo a varcare “quel portale” ed entrare, spinto da una forza soprannaturale, in una nuova sfaccettatura della realtà o dell’essere.
Varcato il tunnel, incontrai degli “esseri” dotati di corpi luminosi ed eterei, che brillavano di una luce abbacinante; la luce saturava tutto l’ambiente in cui mi trovavo. Fui inondato allora di un sentimento d’amore immenso, proveniente da quella luce irradiata da quegli strani “esseri”, mai provato prima sulla Terra o su gli altri pianeti in cui fui condotto nel corso del mio rapimento da parte degli alieni.
Mi sembrò allora che sia la luce sia l’amore che infondevano quegli esseri fossero la stessa identica cosa.
Anch’io, così come avevano fatto i Malachim con me durante il mio rapimento, fui in grado di relazionarmi con quegli esseri di luce telepaticamente, comprendendoli immediatamente.
In quei frangenti mi sembrò di rivivere e rivedere le azioni buone e cattive compiute fino a quel momento, percependo immediatamente l’effetto che esse avevano procurato al mio prossimo.
Al mio fianco, mentre rivedevo la mia vita come riprodotta in un film, vi era un “essere” di luce che mi poneva delle domande tese ad aiutarmi a ricordare gli eventi della mia breve esistenza.
Quell’“essere” di luce rilevò allora che, oltre all’amore, una delle cose che si può portare con sé al momento della morte è la conoscenza.
Solo allora, non sono in grado di dirvi come e soprattutto perché, il mio spirito ritornò indietro andandosi a ristabilire all’interno del mio corpo; mi parve di aver attraversato un cunicolo spazio-temporale nell’effettuare quel viaggio come se la realtà da me vissuta e quella che la morte mi offriva di vivere facessero parte di due mondi agli antipodi.
Il dolore che attanagliava il mio corpo divampò in tutta la sua inaudita potenza. Non c’era un muscolo del mio corpo che non mi facesse male. Non c’era una cellula del mio organismo che non avesse sofferto maledettamente quella situazione in cui mi ero venuto a trovare.
Mi accorsi che il robot dei sauriani continuava a irradiarmi quel suo raggio verdastro che cercava di scandire il mio corpo alla ricerca di quell’energia divina che gli alieni conoscevano bene e di cui sapevano sfruttarne una delle sue caratteristiche peculiari: quella di ridare la vita a un essere che se ne era privato.

Nella stanza della macchina per rigenerare il corpo ed attivare Anima.

La sonda robotizzata continuava a sondare il mio corpo. Aprii gli occhi. Nel vedere quel robot a pochi centimetri del mio volto, che continuava a scandire le mie membra alla ricerca di vita, ebbi paura e svenni.
Mi risvegliai poco tempo dopo all’interno di una macchina a forma di cilindro, della stessa specie di quella utilizzata dai Malachim.
Qualcuno o qualcosa mi ci aveva condotto, togliendomi dalla gabbia che imprigionava sia il mio corpo sia il mio spirito, dove erano rimasti gli altri miei simili in attesa di una morte certa.
Mi resi conto anche di non essere più sporco e che il mio fisico era stato ripulito dai miei escrementi. Mi avevano abbigliato con una veste bianca, trasparente, che si modellava perfettamente al mio corpo.
Una luce pervase allora il mio corpo che vibrava intensamente, come se fosse stato bombardato da miliardi di raggi a elevata energia.
Avendo già sperimentato quella situazione non ebbi paura e cercai di capire meglio che cosa mi potesse accadere, anche tenuto conto che il mio fisico sembrava, stranamente, essere stato rigenerato.
Le vibrazioni a bassa frequenza che quella macchina continuava a emettere riuscirono a far staccare dal mio corpo la mia Anima.
Ebbi la sensazione di essere “una matrice di punti” che spaziava in tutte le direzioni dello spazio e del tempo; che il mio corpo non fosse altro che un mero contenitore utilizzato da quest’atavica forma di energia, propagatasi anche in altre parti dell’Universo, e che sicuramente era a conoscenza di tutto.
Pensai che Anima fosse a conoscenza di tutte le cose che mi sarebbero accadute, e di quello che mi successe.
Pur tuttavia, ebbi la consapevolezza che Anima non si era ribellata a quella forzatura che gli alieni stavano ponendo in essere.
Anima, pensai, era legata indissolubilmente al mio DNA e alla mia struttura molecolare e che ben presto ci avrebbe fatto ritorno.
Una tal energia, pensai, doveva essere in contatto con quel Dio Creatore che ogni uomo cerca sin dalla nascita, inconsapevolmente proiettato verso quel progetto Divino che il “Grande Architetto”, che ha originato l’Universo oggi conosciuto, e di cui sia noi che gli alieni facciamo parte, aveva sin dall’inizio disegnato.
Anima, notai, fu proiettata attraverso un elaborato sistema tecnologico all’interno di un altro cilindro, dove si trovava un altro corpo, verosimilmente appartenente a un altro essere vivente.
Presi coscienza e mi ritrovai dentro un corpo di un sauroide che era stato messo lì in attesa di essere rigenerato.
Provai una strana sensazione di potenza e di sconcerto allo stesso tempo.
Non ero più un essere umano ma uno di quei mostri famelici. La mia pelle era squamosa e il mio cervello elaborava pensieri malvagi e ostili verso la specie umana.
Mi sembrò la cosa più naturale al mondo quella di mangiare un mio simile; anzi la cosa mi sembrava non solo corretta ma necessaria alla mia sopravvivenza.
La carne umana mi parse che fosse un delizioso bocconcino, una prelibatezza, che era stata conquistata dai miei simili dopo varie e aspre battaglie.
Pochi secondi dopo Anima, forse ripudiando quel corpo da lucertola, rientrò all’interno del mio corpo umano.
Persi i sensi.





[1] Alfa Centauri è una delle stelle più brillanti nel cielo australe e il sistema stellare più vicino al nostro Sistema Solare - a solo 4,3 anni luce di distanza. In realtà è una stella tripla: un sistema costituito da due stelle simili al Sole in orbita stretta l'una intorno all'altra, Alfa Centauri A e B, e da una stella rossa più distante e debole nota come Proxima Centauri. Fin dal diciannovesimo secolo gli astronomi hanno speculato sull'esistenza di pianeti in orbita intorno a questi corpi celesti, le più vicine dimore possibili per la vita al di là del Sistema Solare, ma ricerche di precisione sempre crescente non avevano rivelato nulla. Fino ad ora.
[2] Tratto da http://www.repubblica.it/scienze/ .
[3] L'incubo è un tipo di sogno che si presenta in modo angosciante e a volte è accompagnato da una sensazione di  oppressione al petto e/o da difficoltà respiratorie. È a tutti gli effetti un disturbo del sonno ed è considerato una parasomnia relativa al sonno REM. Gli incubi si mostrano con rapidi movimenti oculari (REM significa, appunto, Rapid Eye Movement), senza altri movimenti del soggetto. Eventuali movimenti involontari del corpo possono svegliare il dormiente, interrompendo così la sensazione di paura insita negli incubi. L'individuo svegliatosi da incubo tende a non riaddormentarsi, temendo, più o meno inconsciamente, di rivivere la brutta esperienza. Gli incubi sono più frequenti tra i 4 e i 12 anni di età, tendendo poi a diminuire con l'età. Fino al XVIII secolo, gli incubi erano considerati causati da stregonerie con le creature malefiche che si appoggiavano al petto del dormiente (infatti, la traduzione in spagnolo, pesadilla, prendeva il nome dal peso esercitato). Tra il XIX e il XX secolo, invece, si tendeva a dare la colpa alla cattiva digestione. Oggi sappiamo che essi sono provocati da agenti fisiologici, come febbre alta, oppure psicologici, come ansia e stress.
[4] Alcuni addotti, cioè degli esseri umani che dichiarano di essere stati rapiti dagli alieni, hanno dichiarato pubblicamente di far parte di uno sparuto numero di esseri umani che vivono sul pianeta Terra, il venticinque per cento circa della popolazione umana residente, dotati di Anima, questa forma di energia spirituale ed ancestrale di cui gli alieni, parrebbe, cercano di sottrarre agli esseri umani per raggiungere l’immortalità.
[5] L'anima (dal latino anima, connesso col greco ànemos, «soffio», «vento»), in molte religioni, tradizioni spirituali e filosofie, è la parte spirituale ed eterna di un essere vivente, comunemente ritenuta indipendente dal corpo, poiché distinta dalla parte fisica. Tipicamente si pensa che consista della coscienza e della personalità di un essere umano, e può essere sinonimo di «spirito», «mente» o «io». Si crede che l'anima continui a vivere dopo la morte fisica della persona, e alcune religioni postulano che sia Dio a creare o generare le anime. In alcune culture, si dice che gli esseri viventi non umani e, talvolta, altri oggetti (come i fiumi) abbiano un'anima, una credenza nota come animismo. I termini «anima» e «spirito» vengono spesso usati come sinonimi, anche se il primo è maggiormente legato al concetto di individualità di una persona. Anche le parole «anima» e «psiche» possono essere considerate come sinonimi, sebbene «psiche» abbia connotazioni relativamente più fisiche, mentre l'anima è collegata più strettamente alla metafisica e alla religione.
[6] Gli uomini rettile o uomini serpente sono creature immaginarie menzionate nella mitologia e nel folclore di varie culture. In epoca contemporanea sono anche presenti nella fantascienza, nell'ufologia e nelle teorie del complotto, che per descriverli usano anche i termini di rettiloide, rettiliano, umanoide rettiliano, dinosauroide, sauriano, uomo lucertola, Homo saurus e popolo lucertola.
[7] Il drago di Komodo (Varanus komodoensis Ouwens, 1912) è una grossa specie di lucertola diffusa nelle isole indonesiane di Komodo,Rinca,Flores, Gili Motang e Gili Dasami. Appartenente alla famiglia dei Varanidi, è la più grossa specie di lucertola vivente, potendo raggiungere in rari casi 3 m di lunghezza e 70 kg circa di peso. Le sue dimensioni inconsuete sono state attribuite al gigantismo insulare, dal momento che nelle isole in cui vive non vi è nessun altro carnivoro a occupare la sua nicchia. Tuttavia, ricerche recenti più accurate suggeriscono che il drago di Komodo sia l'ultimo rappresentante di una popolazione relitta diVaranidi molto grandi che un tempo erano diffusi tra l'Indonesia e l'Australia, la maggior parte dei quali, insieme ad altri rappresentanti della megafauna, si estinse al termine del Pleistocene. Fossili molto simili al V. komodoensis, risalenti a più di 3,8 milioni di anni fa, sono stati rinvenuti in Australia; invece su Flores, una delle poche isole indonesiane in cui sopravvive tuttora, le dimensioni del varano di Komodo sono rimaste invariate negli ultimi 900.000 anni, «un periodo segnato da importanti turnover faunistici, dall'estinzione della megafauna dell'isola e dall'arrivo dei primi ominidi 880.000 anni fa».


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