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E se gli alieni fossero già tra di noi da tantissimo tempo?

26 novembre 2020

29 novembre 2020

Secondo molti teorici degli "antichi astronauti" gli alieni abiterebbero già da tempo questo piccolo mondo, arrivando persino a confondersi con gli esseri umani, molto probabilmente mimetizzandosi nel territorio ed assumendo fattezze umane, in modo tale da avere un controllo diretto sulla specie umana. Molti credono, infatti, che gli alieni abbiano cominciato a popolare la terra già dalla seconda metà degli anni Quaranta del XX secolo, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, spiegando in tal guisa gli innumerevoli avvistamenti di Ufo nei cieli di tutto il mondo proprio a decorrere dagli anni immediatamente successivi il secondo conflitto mondiale. Secondo alcuni, infatti, alcune razze aliene, avendo constatato che gli umani erano riusciti a dividere l'atomo e ad imbrigliarne la sua energia, con la conseguente e seria possibilità che avessero potuto farne un utilizzo indiscriminato, non ultimo quello di cercare di sterminarsi fra loro nel corso della Guerra Fredda, periodo storico che ha visto la contrapposizione venutasi a creare alla fine della seconda guerra mondiale tra i due blocchi internazionali, - generalmente categorizzati come Occidente (gli Stati Uniti d'America, gli alleati della NATO e i Paesi amici) e Oriente, o più spesso blocco comunista (l'Unione Sovietica, gli alleati del Patto di Varsavia e i Paesi amici)-, sono scesi sulla terra per qui restarvi in pianta stabile. Negli ultimi anni sono stati innumerevoli gli avvistamenti di Ufo nei cieli di tutto il mondo, facendo supporre ad alcuni appassionati ufologi che gli alieni, dopo essersi stabilmente posizionati in base segrete negli angoli più impensati del globo (l'Antartide, New Mexico, Europa Occidentale, ecc. ecc.) siano pronti a sferrare l'attacco finale, cioè quello di conquistare il mondo per depauperarlo delle sue risorse minerarie, energetiche e quant'altro e poi lasciarlo morire così come hanno fatto con altri mondi prima della colonizzazione della Terra. Questa ipotesi fantascientifica ha trovato terreno fertile negli Studios di Hollywood e molte case cinematografiche, cavalcando l'onda e sfruttando l'isteria collettiva, hanno abilmente creato delle pellicole di successo riuscendo a sbancare i botteghini di molte sale cinematografiche. Secondo altri studiosi del fenomeno Ufo, invece, gli alieni si dividerebbero in diverse specie, la maggior parte delle quali originari della Via Lattea, la nostra Galassia; alcune di queste specie aliene sembrerebbero insensibili, privi di scrupoli, senza alcuna umanità (non conoscono i sentimenti), presenti nel nostro mondo solo ed esclusivamente per poter procedere a degli esperimenti scientifici di ingegneria genetico - molecolare tesi a creare degli ibridi umano - alieno che possano consentire loro di procedere oltre nella loro evoluzione ed infine riuscire a colonizzare altri mondi; taluni credono che gli alieni sembrerebbero interessati a rapire gli esseri umani al solo fine di venire in possesso delle loro anime. Gli alieni cercherebbero di impossessarsi dell'anima umana (posseduta soltanto dal 25% circa della popolazione mondiale residente), per raggiungere l'immortalità. Gli alieni, quindi, sono interessati ad impossessarsi della nostra energia animica e/o divina, cioè questa fonte di energia ancestrale riconducibile al Dio Creatore dell'Universo e a cui ritorna alla fine della nostra misera esistenza, solo ed esclusivamente per divenire immortali. Gli alieni, quindi, diversamente da come ci sono stati descritti da alcuni film prodotti dagli Studios di Hollywood, sarebbero degli esseri spietati, pronti a manipolarci al solo scopo di poter raggiungere l'immortalità e/o per altri fini a noi sconosciuti. Secondo alcuni ufologi ed alcuni teorici del complotto, noi esseri umani non siamo altro che delle cavie da laboratorio in mano ad alcune specie aliene dominanti le quali, con la complicità dei governi più forti al mondo, continuerebbero, in diverse aree geografiche della Terra, imperterrite, a procedere a numerosi rapimenti di esseri umani al solo fine di sottoporli ad esperimenti scientifici, interventi chirurgici, a volte anche a sangue freddo. Sono centinai di migliaia, infatti, gli esseri umani che in diverse parti del globo hanno dichiarato di essere rimasti vittime di abduction. Secondo le testimonianze di numerosi addotti, sui loro corpi sarebbero evidenti i segni del loro rapimento da parte degli alieni; essi, infatti, presenterebbero sui loro corpi tracce di impianti alieni, alcune cicatrici, ed altri segni riconducibili agli esperimenti praticati dagli alieni su di loro nel corso della loro abduction. Alcuni addotti manifesterebbero, addirittura, dei disturbi della personalità tipica del fenomeno "abduction", cioè dei disturbi paragonabili a livelli di stress post-traumatici. Secondo molti appassionati di ufologia fra i primi extraterrestri a stanziarsi stabilmente sulla Terra, dopo il secondo conflitto mondiale, ci sono stati "i Grigi", una sorta di organismo cibernetico, anche detti E.B.E. (Entità Biologiche Extraterrestri) che fanno il lavoro sporco per conto di alcune razze aliene dominanti, rendendosi i protagonisti di tutti i rapimenti degli esseri umani perpetrati sulla terra ed il loro successivo rilascio.
I Grigi - Un alieno di razza Alfa, Zeta o Reticuliani 
II Grigi (conosciuti anche come Alieni di razza Alfa, Zeta o Reticuliani (in base al sistema stellare, ζ Reticuli appunto, che è stato loro attribuito dagli ufologi) sono la tipologia di vita extraterrestre intelligente che appare più di frequente nelle moderne teorie del complotto (soprattutto tra quelle di stampo ufologico) ed in altri fenomeni paranormali correlati al fenomeno UFO, in particolare i casi di rapimento alieno. Appaiono abbastanza di frequente anche in film e fiction TV di fantascienza e tra i miti del Movimento raeliano. L'associazione tra i Grigi e il sistema stellare di Zeta Reticuli deriva indirettamente dal racconto di un presunto rapimento alieno subito dai coniugi Hill del New Hampshire (USA) nel 1961: anni dopo il presunto evento Betty Hill disegnò, sotto ipnosi regressiva, una mappa stellare che mostrava le posizioni relative della patria degli alieni grigi e del Sole; l'ufologa Marjorie Fish la interpretò come una mappa che indicava Zeta Reticuli come sede degli alieni. Gli astronomi mettono in evidenza che la mappa è troppo vaga per puntare accuratamente verso un qualsiasi sistema stellare. Nella classificazione delle razze aliene elaborata negli anni ottanta dall'ufologo Brad Steiger, i Grigi apparterrebbero al cosiddetto tipo Alfa, mentre i Nordici apparterrebbero al tipo Beta. I Grigi fanno la loro prima significativa apparizione cinematografica nel film del 1977 Incontri ravvicinati del terzo tipo, in cui il regista Steven Spielberg si servì di alieni simili a bambini come metafora creativa. Alieni simili ai Grigi compaiono tuttavia prima di Incontri ravvicinati. I Grigi sarebbero delle creature umanoidi con "occhi da insetto" (soprannominati BEM, bug-eyed monster), spesso dotate di grandi teste e corpi minuti, furono a lungo personaggi antagonisti comuni in numerose opere di fantascienza popolare come i pulp magazine. Vedi, ad esempio, gli schizzi di Wally Wood per le figurine di Mars Attacks del 1962. Le più significative apparizioni di Grigi degli ultimi anni sono state però molto probabilmente quelle della serie televisiva X-Files, che li ha visti far parte di una cospirazione mondiale insieme al governo degli Stati Uniti lungo tutte le 9 stagioni del telefilm. I grigi appaiono inoltre (in una forma o nell'altra) nei film Men in Black e Men in Black II, Signs, L'acchiappasogni (dal romanzo omonimo), e in serial televisivi come Babylon 5 e Taken, così come in giochi per computer come Deus Ex o Area 51. Nella serie TV Stargate SG-1 i Grigi vengono identificati con gli Asgard, un'avanzata razza aliena proveniente da un'altra galassia che visitò la Terra in molte occasioni e fu a lungo venerata come progenie di divinità dagli antichi popoli scandinavi (gli Asgard apparsi più spesso sono infatti Thor (comandante supremo della flotta Asgard) e Freyr, entrambi membri di spicco degli Æsir). Nella serie televisiva Star Trek: Enterprise i Grigi sono citati come una delle fazioni coinvolte nella guerra fredda temporale. Il cartone animato Invader Zim è caratterizzato dalla presenza della specie aliena degli Irkens, che assomigliano in qualche modo ai Grigi, eccetto per la pelle verde, gli occhi di un qualche colore diverso dal nero, e le antenne. I Grigi compaiono (con il nome di Sectoids) anche in alcuni episodi della serie videoludica X-Com prodotta da MicroProse, che cita gran parte degli stereotipi del mondo dell'ufologia. I Grigi compaiono nel primo episodio (Ufo: Enemy unknown) come nemici, mentre nel terzo X-Com Apocalypse appaiono in un cameo sul finale del gioco. In Ufo Interceptor vengono più volte citati, mentre in Ufo Aftermath, seguito non ufficiale, compaiono come nemici principali. Una versione anfibia dei Grigi (Acquatoid) rappresenta il principale nemico del secondo episodio X-Com: Terror from the Deep. La testimonianza dei coniugi Hill riguardo al loro presunto rapimento coinvolse creature che risultano vagamente simili ai Grigi. Anche Travis Walton, vittima di un presunto rapimento nel 1975, descrisse esseri simili ai Grigi. John Mack, professore della Medical School of Harvard, sostenne che molti suoi pazienti che affermano di essere rimasti vittime di rapimento alieno hanno descritto incontri ravvicinati con extraterrestri simili ai Grigi. Nei suoi libri Abduction e Passport to the Cosmos descrive le loro esperienze, sostenendo che tali contatti hanno trasformato spiritualmente i suoi pazienti elevandoli momentaneamente ad un più alto livello di coscienza. David Jacobs, professore di storia alla Temple University, sostiene che tra le presunte razze aliene il tipo somatico dei Grigi è l'unico che può essere ritenuto credibile, mentre le altre razze sarebbero da ritenere frutto di errori o mistificazioni. L'occultista Aleister Crowley sostenne di essersi messo in contatto con degli esseri denominati "angeli enochiani", che mostrano somiglianze considerevoli con i Grigi. I Grigi furono anche gli extraterrestri descritti nel libro Communion di Whitley Strieber, pubblicato nel 1987, circa le sue esperienze di rapimento alieno, da cui è stato tratto il film omonimo. Lo scrittore afferma tuttavia che i Grigi non sono veri e propri extraterrestri. Strieber ha formulato numerose ipotesi inusuali riguardo alla loro origine, come quella secondo cui i Grigi altro non siano che manifestazioni fisiche del subconscio umano. I Grigi sono apparsi inoltre nelle cosiddette "autopsie d'alieno", poi rivelatisi dei falsi artefatti, che negli anni novanta fecero molto scalpore nei mass media apparendo su tutte le principali reti televisive mondiali. La prima e più nota tra queste registrazioni di autopsie fu il cosiddetto "filmato Santilli", che il documentarista Ray Santilli affermò di aver acquistato da un ex cineoperatore militare. La pellicola venne presentata come un filmato originale del lontano 1947 relativo al famosissimo incidente UFO di Roswell, Nuovo Messico; ma fu subito bollata come "falso" sia da esponenti della comunità ufologica che da molti esperti in vari settori che rilevarono incongruenze e anacronismi in oggetti presenti sulla scena, ed infine per la stessa ammissione di Santilli. Malgrado tutto parte dei sostenitori dell'ufologia hanno considerato il filmato come originale, anche a causa dell'elevata qualità tecnica dello stesso. Il filmato è passato sulle reti televisive di molti paesi (in Italia, nella trasmissione "Misteri - speciale UFO" su Rai Due, 1995) e ha generato una gran quantità di documentari a tema, pubblicazioni e persino film. Nell'aprile 2006 il creatore dei pupazzi usati nel filmato, John Humphreys, creatore della serie Max Headroom, ha svelato lo scherzo – o la truffa, viste le ingenti cifre guadagnate dalla vendita del filmato alle TV di tutto il mondo – rivelando di essere anche comparso nel filmato nel ruolo del chirurgo. Il filmato è stato girato all'inizio del 1995 in un appartamento a Camden, Londra. Alcuni sostenitori della teoria della Terra cava ritengono che i grigi vivano in un continente situato sotto la superficie terrestre e che il loro aspetto fisico (occhi e colore della pelle) sia indicativo di un'evoluzione biologica avvenuta in un ambiente scarsamente dotato di luce. Una nuova teoria sui Grigi si sta espandendo, quella che secondo alcuni essi sarebbero viaggiatori nel tempo: in pratica, i Grigi sarebbero degli esseri umani del futuro, tornati indietro nel tempo con degli UFO che sarebbero le loro "macchine del tempo", e il loro corpo si è evoluto con il passare dei secoli (questa tesi viene in parte proposta anche nel film Mimzy - Il segreto dell'universo in cui questi umani tornerebbero indietro per riparare i propri geni). Il neurologo Steven Novella, sostenitore dell'ipotesi psico-sociologica sugli UFO, ritiene che i Grigi siano un prodotto dell'immaginazione umana e che i loro tratti somatici, pur non essendo umani, rappresentino ciò che gli uomini moderni associano psicologicamente con l'intelligenza. 

Fonte: 
1. it.wikipedia.org; 
2. Dalla rete.

Avvistamenti di Ufo: un fenomeno moderno ....ma di fatto vengono riferiti da migliaia di anni.

22 aprile 2011
Cahuachi. A sinistra la Grande Piramide, a destra, il Tempio del passo. (Fonte: dalla rete)
22 Aprile 2011

Avvistamenti di Ufo riportati in ogni angolo del globo. I più credono che questi incontri alieni siano un fenomeno moderno, ma di fatto vengono riferiti da migliaia di anni. Praticamente ogni civiltà umana ha avuto contatti con esseri extraterrestri. In India, Israele, i Maya e gli Aztechi. Milioni di persone in tutto il mondo credono che in passato siamo stati visitati da esseri extraterrestri. Degli alieni antichi contribuirono a forgiare la nostra storia? Da dove venivano questi "visitatori"? Dove sono andati? Torneranno?


Roswell, Nuovo Messico, Stati Uniti d'America:  un tempo questa cittadina era famosa per la sua grande base aerea militare; ma nel 1947 le cose cambiano, quando un allevatore locale riferisce di uno schianto di una navicella aliena sulla sua proprietà. Diverse settimane dopo,  l'esercito statunitense conferma con un comunicato stampa l'esistenza di un velivolo alieno. Il giorno dopo, clamorosamente, l'esercito cambia versione ed annuncia che quello ritrovato è un pallone metereologico. E' difficile spiegare, oggi, perché questo Ufo crash è stato insabbiato. Secondo alcuni queste informazioni  manderebbero in frantumi la nostra visione del mondo. Si suppone che si sia temuto, che il  rivelare la veridicità dell'incidente avesse potuto mandare in frantumi i nostri miti a cui teniamo di più, sull'origine della razza umana, sulla nostra storia, sulla nostra archeologia. Oggi, stando ad alcuni sondaggi, più della metà della popolazione mondiale crede che gli alieni siano venuti qui in passato o che vangano qui ora.

Ma cos'è che spinge così tante persone a credere?

L'universo è grande, e ci sono cose che noi non comprendiamo e probabilmente c'è vita intelligente da qualche parte.

La nostra galassia, la Via Lattea, racchiude più di cento miliardi di stelle. Nel nostro universo si ritiene che ci siano più di cento miliardi di galassie. Per tale motivo, se ogni stella fosse abbinata ad un pianeta con vita intelligente, quante civiltà aliene ci sarebbero?

Pensavamo che noi abitassimo al centro della nostra galassia, ma invece siamo due terzi verso l'esterno di una galassia a spirale. Più impariamo a conoscere l'universo che ci circonda e più ci sentiamo umili.

Se l'uomo può navigare con successo nello spazio ed esplorare altri mondi, perché esseri da altre parti dell'universo non possono aver fatto lo stesso? Potrebbero essere venuti sulla terra centinaia o migliaia di anni fa?

La Grande Piramide di Cahuachi (Fonte:dalla rete)

fu un centro cerimoniale della civiltà Nazca dal I fino al VI secolo, situato a circa 30 km, in direzione sud est, dall'attuale città di Nazca, sulla costa centrale del Perù, all'interno della conca idrografica del fiume Rio Grande de Nazca, vicino alle famose linee.
Il suo nome significa luogo dove vivono i vedenti.
Intorno al 500 d.C. i Nazca scompaiono misteriosamente, lasciando che Cahuachi cada in rovina. Millequattrocento anni dopo, nel 1910, un antropologo, durante uno scavo, riporta alla luce uno dei manufatti più sorprendenti e scioccanti che abbia mai visto: dei teschi con crani enormi ed allungati. Da dove vengono? Come sono arrivati lì? E soprattutto, sono umani?

Un cranio dalla forma allungata (Fonte: dalla rete)

Gia nel 1851 nel libro Peruvian Antiquities gli studiosi Mariano Edward Rivero e John Javes Tschudi portavano all'attenzione della comunita' scientifica le diverse connotazioni dei teschi degli antichi peruviani. I due autori ipotizzarono l'esistenza di tre diversi ceppi umani coesistenti nello stesso periodo, avendo trovato tre diverse forme craniche tra i resti analizzati. In particolare, il terzo tipo di cranio ha una forma allungata verso la zona parietale/occipitale. Nello stesso libro viene spiegato come anche bambini di giovane eta' e feti non ancora nati possedevano questa strana struttura cranica.


Nel 1902, dall'altra parte del mondo, vennero scoperti nei pressi di Hal-Saflieni alcuni teschi altamente deformati. La forma ricordava quella dei teschi peruviani, ma la lunghezza della deformazione era ben piu' estesa. Inoltre su alcuni dei crani erano visibili chiari segni di costrizioni. Al momento della nascita la testa dei neonati era stata fasciata in modo da costringere il cranio a svilupparsi verso l'indietro. Tale malformazione indotta, secondo alcuni studiosi, puo' portare gravi disturbi motori, forti dolori costanti e difficolta' cognitive.


La particolare conformazione dei crani peruviani, e la differenza di struttura che si presenta in un confronto più tardi con crani americani, sono stati ripetutamente i soggetti di studio particolare per i naturalisti. Per spiegare queste differenze, si è fatto ricorso a diverse ipotesi, nessuna delle quali sono soddisfacenti. Secondo le recenti  e scrupolosamente osservazioni del dottor JD Yon Tschudi,  il quale, dalla sua lunga permanenza in Perù, aveva la disponibilità di centinaia di crani degli antichi abitanti di quel paese, sembra che tre razze distinte vi abbiano dimorato prima della fondazione del regno degli Incas. 


Il cranio, visto dalla parte anteriore, rappresenta una piramide tronca con la base rivolta verso l'alto, il volto è piccolo, le orbite sono trasversalmente ovale, la mascella superiore discende quasi perpendicolarmente, gli zigomi brevi,la curvatura della dell'osso frontale appena percettibile, quasi perpendicolare fino a l'arco sopraccigliare. Le protuberanze frontali sono ben distinti,così come le protuberanze parietale, formando ai lati i punti più salienti del cranio. 


Anche nella zona della mesopotamia, dove vi furono altri ritrovamenti di teschi allungati, vi e' una storia riguardante degli Dei scesi sulla Terra per poi accoppiarsi con donne umane: gli Anunnaki. Gli Anunnaki erano custodi di grandi conoscenze ed usavano gli uomini come schiavi. Secondo lo studioso Zecharia Sitchin gli Anunnaki erano degli alieni giunti da un pianeta del nostro sistema solare, Nibiru, che occupa un'orbita particolarmente eccentrica che lo porta nel giro di vari millenni da vicino alla Terra a oltre Plutone.
Secondo la ricostruzione di Sitchin non solo gli Anunnaki portarono la civilta' alle genti della Terra, ma furono proprio loro a trasformare un primate poco sviluppato in quello che ora noi chiamiamo Homo Sapiens Sapiens. Vi e' anche un'altra razza di non-umani discesi sulla Terra che si sono accoppiati con delle donne umane: I Nephilim.
La loro storia ci viene raccontata dalla Bibbia e dal Libro di Enoch. Nella Bibbia il termine Nephilim viene tradotto a volte come giganti e a volte come angeli. In Genesi (6:1-4) ci si riferisce ai Nephilim come ai figli di Dio, da qui la traduzione in angeli, e si descrive come fosse un loro diritto sposarsi con le figlie degli uomini che sceglievano. In definitiva Nephilim, Anunnaki hanno molto in comune, è quindi possibile ipotizzare che fossero la stessa popolazione? E se cosi' fosse, da dove vennero e dove andarono? Forse Sitchin ha trovato la risposta nel suo libro "Il pianeta degli Dei"?.


Ritorniamo al sito archeologico di  Cahuachi, in  Perù. L'archeologo italiano Giuseppe Orefici ha effettuato scavi sul sito per qualche decade, portando con sè una squadra ogni anno. Nel sito sono presenti oltre 40 monticelli sulla cui cima vi sono strutture fatte in adobe. Il sito è stato studiato anche da Helaine Silverman, che ha scritto un libro su Cahuachi.
L'ampia zona di scavo è ubicata sulla riva sinistra del Rio Nasca, corso d'acqua a carattere torrentizio il cui volume idrico dipende dalle piogge che cadono sui monti della sierra andina, fenomeno che condiziona gran parte della vita nell'ampia vallata. Per le sue caratteristiche peculiari, Cahuachi è stato definito un sito cerimoniale da W. Duncan Strong nel 1957, la sua funzione era non solo religiosa e rituale, ma anche direzionale e amministrativa. Da questo centro, tra il 350 a.C. e il 600 d.C., si irradiò la Cultura Nasca di cui si conoscono le belle ceramiche e i grandi geoglifi tracciati sul suolo ghiaioso della Pampa San José.
La città fu fondata prima della nascita della civiltà Nazca, durante il IV secolo a.C., e declinò attorno al 300 d.C., dopo l'invasione degli Huari. La popolazione residente permanente era poca, perché Cahuachi fungeva principalmente da centro cerimoniale, per eventi che forse comprendevano le linee di Nazca e la duna gigante di sabbia (Cerro Blanco). A sostegno della teoria riguardo alla funzione come luogo di peregrinaggio vi sono indizi archeologici. Oltre al centro cerimoniale era presente anche una necropoli.
Il peggior problema riguardante il sito è rappresentato dal saccheggio. Molti dei siti funerari attorno a Cahuachi erano sconosciuti fino a poco tempo fa, e quindi rappresentano un boccone appetitoso. Le sue costruzioni erano di adobe a forma conica e raggiungevano i 24 km², diventando una delle zone urbane più grandi del mondo andino e la più importante della civiltà Nazca (400 a. C. -400 d. C.)
I resti mostrano che i tetti, le porte e le finestre erano sostenuti con legno di guarango e che i telai dei tetti erano fatti con canne interlacciate e legate con corde di pelo di lama e cotone.
Fino ad ora sono stati scoperti 34 costruzioni all'interno della muraglia tra le quali sono degne di nota:
  • La Grande Piramide: ha 100 metri di lato e 28 di altezza ed è costituita da 7 livelli a scaloni; era il centro del culto cerimoniale.
  • Il Tempio Scalonato: si è scoperto un muro di 5 metri di altezza e 25 di lunghezza, con iscrizioni e fregi.
  • Monticelli: 40 monticelli con costruzioni di adobe.
Nella necropoli sono state aperte varie tombe dal contenuto intatto.
Nel 2008 N. Masini, E. Rizzo, R. Lasaponara e G. Orefici del Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano, hanno scoperto la piramide analizzando immagini del satellite Quickbird, utilizzandolo per "penetrare" il suolo nei dintorni di Cahuachi. I ricercatori hanno investigato un'area di prova lungo il Rio Grande di Nazca, collezionando una serie di immagini infrarosse e multi-spettro ad alta risoluzione. Hanno poi ottimizzato i dati e con uno speciale algoritmo hanno ricavato una dettagliata visualizzazione di una piramide di oltre 9000 m2 di area.

Continua al prossimo post!


Fonte:

C'è vita nell'Universo oltre quella a noi conosciuta?

9 aprile 2011
NGC 4414, una tipica galassia spirale nella costellazione della Chioma di Berenice; possiede un diametro di circa 17.000 parsec e dista circa 20 milioni di parsec da noi. Hubble Space TelescopeNASA/ESA.
09 Aprile 2011. Nei tanti pianeti extra-solari che ci sono nella nostra Galassia, la Via Lattea,ed in altre Galassie dell'Universo (più di cento miliardi, ciascuna con centinaia di miliardi di stelle, quindi diverse Galassie per ogni singolo abitante del nostro piccolo pianeta, la Terra), è possibile che (se si sono verificate le stesse condizioni che hanno generato la vita sulla Terra)  vi sia vita, anche se verosimilmente forme di vita diverse da quella che noi oggi conosciamo. Se dovessimo cercare una vita extraterrestre, dove dovremmo cercare? E' molto probabile che anche nella nostra Via Lattea, dove ci sono stelle molto più vecchie del Sole, che ha circa cinque miliardi di anni (ed è classificata come una nana gialla media, con una temperatura superficiale di 5507 °C, caratteristica che le conferisce un colore bianco, che però appare giallo a causa dello scattering dell'atmosfera terrestre), ci potrebbero essere delle stelle, di circa dieci miliardi di anni e più, in cui è possibile trovare dei  pianeti che potrebbero ospitare delle civiltà anche molto più avanzate della nostra, in quanto molto più vecchie della nostra. Un pianeta abbastanza simile alla Terra, per esempio, si trova a venti anni luce da noi (studiando i movimenti della stella Gliese 581, una delle 100 stelle più vicine a noi, situata a 20 anni luce di distanza, i ricercatori hanno individuato un pianeta grande circa il 50% in più della nostra Terra e con una massa 5 volte superiore. E’ 14 volte più vicino alla sua stella rispetto alla distanza Terra-Sole, un anno su questo remoto pianeta dura appena 13 dei nostri giorni, ma la stella che lo illumina, un nana rossa, ovvero una stella molto più fredda del nostro Sole, questo posiziona la “zona abitabile”, ovvero la zona di spazio vicino a una stella che offre le migliori condizioni di temperatura per la vita, esattamente dove orbita questo pianeta, che quindi potrebbe avere oceani di acqua senza il rischio che evaporino o si congelino). Cioè la luce  di questa stella impiega venti anni ad arrivare sino a noi. Supponendo che l'uomo, in futuro, riuscisse a costruire un vettore che possa viaggiare ad una velocità prossima a quella della luce (circa 300.000 km/sec), ci impiegheremmo venti anni per raggiungerlo, ed oggi, purtroppo, la nostra civiltà non è in grado di costruire un simile vettore che possa raggiungere tale velocità,  rendendo proibitivo, di fatto, viaggiare da un sistema solare all'altro; non è possibile, quindi, con la tecnologia oggi posseduta dall'uomo, che si limita ad effettuare con le sue più veloci navicelle  spaziali viaggi nello spazio solo in linea retta, cioè da un punto A ad un punto B posti su un piano dello spazio, valicare il limite del nostro sistema solare  e raggiungere in tempi ragionevolmente brevi (si consideri che l'aspettativa di vita di un cittadino Europeo è di circa 80 anni) un altro sistema solare dove trovare un pianeta abitabile. Forse, in futuro, sarà possibile viaggiare  da un sistema solare dell'Universo ad un altro  solo se saremo in grado di viaggiare nello spazio-tempo. Siamo ancora lontani oggi, purtroppo, dai viaggi spaziali che ci possano consentire di lasciare il nostro sistema solare e dirigerci verso mondi in cui verosimilmente si sono sviluppati forme di vita come la nostra; ragionare in questi termini oggi rientra nel campo della fantascienza. Alla domanda se siamo davvero soli nell'Universo non è possibile ancora dare una risposta. Ci possiamo solo limitare a riflettere e considerare che, tenuto conto della vastità dell'Universo e delle centinaia di miliardi di Galassie che lo popolano, è impossibile che la vita non si sia formata su un altro pianeta simile alla terra.

Mosè e l'Arca dell'Alleanza nell'Antico Testamento. Si trattava forse di una radio?

3 aprile 2011
3 Aprile 2011. 

Ricostruzione ipotetica dell'Arca dell'Alleanza
Nel massiccio del Sinai si innalza oltre duemila metri il monte Oreb. Il monte Oreb è il luogo in cui tra l'altro Mosè, secondo il Libro dell'Esodo, fu chiamato da Dio attraverso il roveto ardente (Es 3,1 seguenti) per ricevere le tavole della legge del decalogo (Es 19,10 seguenti): mentre le fonti yahvista e sacerdotale usano il nome Sinai, quelle elohista e deuteronomista usano il nome Oreb. Anche per il monte Sinai-Oreb, come per molte delle località descritte nell'Esodo, si è persa la memoria toponomastica delle località descritte. Sono state proposte diverse identificazioni: Gebel Musa (letteralmente montagna di Mosè in arabo), nel sud della penisola del Sinai. Questa identificazione risale ai primi secoli dell'era cristiana ed è attualmente l'ipotesi più accreditata. Secondo un'antica tradizione che risale al 330 d.C., Elena madre dell'imperatore Costantino, identificò il Monte Oreb citato nella Bibbia un'altura a sud della penisola del Sinai, rinominata Monte di Mosè, in arabo Gebel Musa. L'imperatore Giustiniano nel 527 d.C. fece edificare in una valle sulle sue pendici, nel luogo identificato del roveto ardente, la Basilica della Trasfigurazione, che includeva la primitiva chiesa di Sant'Elena Imperatrice, e che nel IX secolo fu dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, l'odierno Monastero di Santa Caterina. Monte Seir, nella regione storica di Edom, presso il confine tra l'attuale Stato d'Israele e Giordania. Har Karkom (Montagna di zafferano in ebraico) o Gebel Ideid (arabo), nel Negev. Nel 1983 l'archeologo Emmanuel Anati trovò un santuario all'aperto risalente al paleolitico e usato ininterrottamente almeno fino all'età del bronzo. Dalle raffigurazioni presenti sul posto è stato dedotto che il santuario fosse dedicato al dio Luna semitico Sin, il cui nome avrebbe originato quello del Sinai. Sulla vetta di Har Karkom è inoltre presente una piccola grotta che ricorderebbe quella citata dall'Antico Testamento in cui trovò riparo Mosè al cospetto di Dio. Dio, disceso in una colonna o cilindro di fuoco, oltre a fornire a Mosè i Dieci Comandamenti, gli disse come costruire l'Arca dell'Alleanza. L'Arca è descritta dettagliatamente nel libro dell'Esodo (25, 10-21; 37, 1-9): era una cassa di legno di acacia rivestita d'oro all'interno e all'esterno, di forma parallelepipeda, con un coperchio d'oro puro sul quale erano due statue di cherubini anch'esse d'oro, con le ali spiegate. Le dimensioni erano di due cubiti e mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza e altezza, ovvero circa 110×60×60 cm. Ai lati erano fissate con quattro anelli d'oro due stanghe di legno dorato, per le quali l'arca veniva sollevata quando la si trasportava. All'interno della cassa erano conservati un vaso d'oro contenente la manna, la verga di Aronne che era fiorita e le Tavole della Legge. (Ebrei 9:4;). Tuttavia, al momento dell'inaugurazione del Tempio di Salomone non conteneva altro che le Tavole della Legge (Deuteronomio 10, 1-5; 1 Re 8, 9; 2 Cronache 5, 2-10). Il compito di trasportare l'arca era riservato ai leviti: a chiunque altro era vietato toccarla. Quando Davide fece trasportare l'arca a Gerusalemme, durante il viaggio un uomo di nome Uzzà vi si appoggiò per sostenerla, ma cadde morto sul posto (2 Samuele 6, 1-8). Secondo la tradizione l'arca veniva trasportata coperta da un telo di pelle di delfino coperto da un ulteriore telo di stoffa viola e, quando il popolo ebraico si fermava, veniva posta in una tenda specifica, definita "Tenda del Signore" o "Tenda del convegno" senza che venisse mai esposta al pubblico, se non in casi eccezionali. Inoltre la leggenda vuole che l'arca, in alcune situazioni, si adornasse di un alone di luce e che da essa scaturissero dei lampi di luce divini, delle folgori, capaci di incenerire chiunque ne fosse colpito e nel caso non avesse rispettato il divieto di avvicinarvisi; infine, tramite l'arca, Mosè era in grado addirittura di parlare con Dio che compariva seduto su un trono fra i due cherubini che ornavano il coperchio e che rappresentano l'angelo Metatron e l'angelo Sandalfon. Se oggi ricostruissimo l'Arca dell'Alleanza, secondo le indicazioni di Mosè, il risultato potrebbe anche essere una specie di condensatore con una carica di centinaia di Volt. Un lato delle lamine d'oro, infatti, poteva essere caricato negativamente, mentre l'altro positivamente. Quando nella Bibbia si parla dell'Arca dell'Alleanza si dice, come anzidetto, che fosse in grado di emettere lampi; quando Mosè  la costruì gli fu possibile mettersi in contatto con Dio tutte le volte che voleva. Oltre che come una macchina elettrica l'Arca funzionava dunque anche come una radio? Varie sono le sue ricostruzioni; essa comunque sviluppava tensioni elettriche mortali. L'Arca folgorò degli uomini al tempo del re David,  e fu usata come arma per distruggere le mura di Gerico; scomparve nel 587 a.C. Chi la ideò? Il 19 giugno 2009 il Patriarca della Chiesa ortodossa etiopica Abuna Paulos, in una conferenza stampa tenutasi all'Hotel Aldrovandi a Roma, cui ha partecipato anche il principe Makonnen Haile Selassie, presunto nipote dell'imperatore d'Etiopia Hailé Selassié I, e il duca Amedeo D'Aosta ha dichiarato che "L'Etiopia è il trono dell'Arca dell'Alleanza. L'Arca dell'Alleanza è stata in Etiopia per tremila anni e adesso è ancora lì e con la volontà di Dio continuerà ad essere lì. È per via del miracolo che è arrivata in Etiopia. L'ho vista con senso di umiltà, non con orgoglio, come quando si va in chiesa. È la prima volta che dico questo in una conferenza stampa. Ripeto l'Arca dell'Alleanza è in Etiopia e nessuno di noi sa per quanto tempo ancora. Solo Dio lo sa. Tutto quello che si trova nell'Arca è descritto perfettamente nella Bibbia. Lo stato di conservazione è buono perché non è fatta da mano d'uomo, ma e' qualcosa che Dio ha benedetto. Ci sono molti scritti e prove evidenti sulla presenza dell'Arca in Etiopia. Non sono qui per dare delle prove che l'Arca sia in Etiopia, ma sono qui per dire quello che ho visto, quello che so e che posso testimoniare. Non ho detto che l'Arca sarà mostrata al mondo. È un mistero, un oggetto di culto". Due giorni prima, il Patriarca aveva annunciato che "presto il mondo potrà ammirare l'Arca dell'Alleanza descritta nella Bibbia come il contenitore delle Tavole della Legge che Dio consegnò a Mosè", e che "ad Axum sorgerà il Museo chiamato a ospitare l'Arca".








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I miti Babilonesi: L'Epopea di Gilgamesh. Il viaggio nello spazio di Enkidu.

3 Aprile 2011. 

Bagdad, capitale dell'Iraq e dell'omonima provincia, è la seconda città più grande dell'Asia sud-occidentale, dopo Teheran. Nel museo nazionale iracheno troviamo una traccia degli antichi astronauti. Qui vengono conservati documenti scritti in caratteri cuneiformi, su tavolette d'argilla, per noi importantissimi: essi hanno almeno cinquemila anni e raccontano di esseri venuti sulla terra provenienti dal cielo fra nubi di fumo e rombi di tuono. In tali documenti si narra dell'epopea di Gilgamesh, reperti portati alla luce in centinaia di siti archeologici in Mesopotamia. L'Epopea di Gilgamesh raccoglie tutti quegli scritti che hanno come oggetto le imprese del mitico re di Uruk ed è da considerarsi il più importante dei testi mitologici babilonesi e assiri pervenuti fino a noi. Di quest'opera noi possediamo, oltre all'edizione principale allestita per la biblioteca del re Assurbanipal e ora conservata nel British Museum di Londra, altre versioni più antiche e frammentarie. Tutti i popoli che sono venuti a contatto con il mondo sumerico hanno avvertito la grandezza dell'ispirazione, tanto è vero che tavolette cuneiformi con il testo di Gilgameš sono state trovate in Anatolia, scritte in ittita e hurrita, e in Siria-Palestina. I testi più antichi che trattano le avventure dell'eroe appartengono alla letteratura sumerica e scene dell'epopea si ritrovano, oltre che su vari bassorilievi, su sigilli cilindrici del III millennio a.C.. Gilgamesh è il re sumero della città di Uruk. Guerriero crudele, è per due terzi divino e per un terzo mortale e tiene sotto il suo dominio un popolo sempre più stanco delle sue prepotenze e ingiustizie. Gli dèi, dunque, per punirlo, decidono di creare un uomo in grado di contrastarlo, Enkidu. Egli è primitivo e rozzo, plasmato dall'argilla e descritto nell'epopea come selvaggio sia nel fisico che nei comportamenti. I due si scontrano, come previsto, ma lo scontro finisce alla pari. Colpito dalla forza di Enkidu, Gilgamesh stringe con lui un patto d'amicizia. Decidono di andare insieme alla Foresta dei Cedri per prelevare il prezioso legno di questi alberi. Alla guardia della foresta c'è però un mostro, che i due riescono a sconfiggere senza grossi problemi.Accresciuta ulteriormente la sua fama e l'amicizia con Enkidu, Gilgamesh viene corteggiato da Ishtar (la dea della bellezza e della fecondità, ma anche della guerra e della distruzione), che lo vorrebbe come sposo, estasiata dalle sue doti di guerriero e dalla sua fama. Gilgamesh però la rifiuta, visto il triste destino dei passati amanti della dea, come Dumuzi, e Ishtar, con l'aiuto di Anu (il dio del Cielo e padre di Ishtar stessa) invia contro i due amici un ferocissimo toro divino di colore blu. Nel combattimento che ne consegue, Enkidu blocca il selvaggio animale e Gilgamesh gli infila la spada tra le corna, uccidendolo. Oltraggiata ancora di più, Ishtar fa morire Enkidu con una brutale malattia, che gli fa patire una morte lenta e atroce. Gilgamesh scopre così per la prima volta il dolore per la perdita di un caro amico, e rimane molto scosso. Decide dunque di intraprendere un viaggio alla ricerca del senso della vita e del segreto dell'immortalità. Viene a sapere dell'esistenza di un uomo a conoscenza di questo segreto: Utanapishtim, un uomo molto vecchio e saggio che scampò, grazie all'aiuto di Enki, al diluvio universale, e a cui gli dei fecero il dono dell'immortalità. Egli vive isolato al di là dell'oceano della Morte e, dato il grandissimo segreto che conosce, la sua casa è raggiungibile solo dopo aver superato molti ostacoli. Gilgamesh riesce a superare ogni prova, tra cui gli uomini scorpione, posti a guardia dei monti Mashu, e giunge in un bellissimo giardino dove una donna gli implora di fermarsi e non proseguire. Il valoroso re non cede alle richieste e sceglie di andare avanti, giungendo finalmente nel luogo dove vive Utanapishtim. La delusione di Gilgamesh è, però, grande: il saggio gli risponde che la morte è inevitabile per l'uomo che, prima o dopo, dovrà lasciare questo mondo. Gilgamesh, ormai senza speranze, sta per andarsene quando Utanapishtim, impietosito, gli rivela che c'è un'unica possibilità per l'eterna giovinezza: è una pianta che si trova in fondo al mare. Gilgamesh parte subito alla ricerca del prezioso vegetale e, dopo averlo trovato, decide di riposarsi sulle rive di un ruscello. Al suo risveglio, scopre che la pianta tanto preziosa è stata mangiata da un serpente, che dopo averla mangiata ha cambiato pelle. Sconfitto, torna così ad Uruk, la sua città. Nel finale il testo originale è ricco di lacune, dovute certamente alla mancanza di alcune tavolette, andate ormai perdute. Recentemente sono però state trovate altre tavolette che raccontano del suicidio di Gilgamesh insieme alla sua corte. Altro episodio, del quale però non si capisce la giusta collocazione all'interno del poema, è il seguente: Gilgamesh prega il dio degli inferi di fargli rivedere Enkidu per un'ultima volta. Il desiderio viene esaudito e l'anima di quest'ultimo si presenta a Gilgamesh. Enkidu rivela al suo grande amico che la vita nell'oltretomba è triste e cupa, piena di rimpianti per tutto ciò che non si è fatto nella vita terrena e per le occasioni che si sono perse. Gli consiglia pertanto di lasciar stare in pace i morti e di godersi la vita finché possibile, dato che nell'oltretomba l'esistenza sarà piatta e senza felicità. Le uniche persone che potranno godere di un'esistenza dignitosa nell'aldilà sono coloro che hanno generato numerosi figli, specchio della concezione secondo cui l'unico modo di vivere in eterno è quello di lasciare una discendenza. Gli autori dell'epopea di Gilgamesh, assai simile alla Genesi della Bibbia, sono vissuti duemila anni prima degli autori della Bibbia. Gilgamesh, l'eroe dell'epopea, era un misto di dio e di uomo. La settima tavola narra un fatto straordinario: Enkidu, un'amico dell'eroe, ci potrebbe infatti fornire la prima testimonianza oculare di un volo spaziale. Ad Enkidu, infatti, salito in dodici ore nello spazio, a bordo di un bronzeo velivolo celeste, gli chiedono: "Guarda giù la Terra, come ti appare? Osserva il mare, che te ne sembra?" Ed egli risponde:"La Terra appariva come una farinata, ed il mare come una pozza d'acqua." Non diversamente gli astronauti americani hanno descritto l'aspetto della terra vista dal suolo lunare. Una coincidenza? Guardiamo con maggiore fiducia le antiche fonti, e prendiamo alla lettera, ad esempio, ciò che troviamo scritto sulla Bibbia. Nel libro della Genesi, infatti, è scritto:"..allora l'eterno fece piovere dai cieli su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco.." Ma che cosa avvenne veramente su Sodoma e Gomorra? Il diciannovesimo capitolo del primo libro di Mosè ci fornisce la relazione di un drammatico evento: Dio rivelò a Lot che stava per distruggere Sodoma perché il suo peccato era molto grave. Lot intercedette per le persone giuste della città, e Dio gli rispose che non l'avrebbe distrutta se avesse incontrato dieci persone giuste nella città. Secondo il prosieguo nel cap. 19, ai versetti 1-38, due angeli di Dio entrarono a Sodoma. Nel vederli, Lot li invitò nella sua casa e insistette affinché trascorressero la notte nell'abitazione. Tuttavia, prima che ciò potesse avvenire, gli abitanti di Sodoma attorniarono la casa ed esigettero che Lot consegnasse loro i suoi invitati per poter abusare di loro. Lot rifiutò, offrendo alle loro voglie le sue due figlie vergini, ma essi rifiutarono, insistendo nelle loro pretese. Gli abitanti di Sodoma provarono così a fracassare la porta d'ingresso, ma i due invitati impedirono l'accesso all'interno della casa agli assalitori accecandoli tutti con un'abbagliante luce. Dopodiché essi dissero a Lot di abbandonare subito con la sua famiglia la città. Lot avvisò i suoi generi, che però non gli dettero retta e così Lot abbandonò la casa e la città solo con sua moglie e le sue figlie, chiedendo e ottenendo che si salvasse la piccola città di Soar, nei pressi di Sodoma. Quindi Dio inviò una pioggia di fuoco e zolfo che incenerì del tutto Sodoma con i suoi abitanti, assieme ad altre città della pianura. L'ordine di non voltarsi indietro a vedere quanto Dio aveva decretato accadesse alla città non fu eseguito dalla moglie di Lot che, per quell'atto di disubbidienza, fu trasformata in una statua di sale. Lo zio di Lot, Abramo, da una montagna vide la colonna di fumo che si alzava da quella che era stata Sodoma. Certo è che Sodoma e Gomorra furono annientate di colpo da una spaventosa esplosione. Il racconto della Bibbia si conclude così: "..E non rimase altro che terra deserta e inaridita." Gli effetti potrebbero esseri quelli provocati da un'esplosione di un ordigno termonucleare; una bomba atomica, ma lanciata da chi? 

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Dèi e semidèi dell'antichità: Dai miti Greci a miti del Mahābhārata. I Giganti.

Ercole e l'idra (dipinto di Antonio Pollaiolo)
3 Aprile 2011.

I miti antichi sono pieni di storie di dèi che scendono sulla terra per accoppiarsi con gli umani. Secondo molte fonti, compresa la mitologia nordica, la mitologia Greca, ed anche la Bibbia, troviamo la storia di questi figli di dèi, o dèi veri e propri che dall'Olimpo scendono sulla terra e restano attratte dalle donne umane. Quando avvenivano questi incontri e le donne si univano agli dèi, si legge in moltissimi testi in tutto il pianeta, si suppone che le donne facessero sesso con degli extraterrestri e non con divinità, tenuto conto che gli dèi non esistono. Stando all'Iliade di Omero i cittadini di Sparta erano rinomati per le donne bellissime e per essere eroici guerrieri. Zeus, il dio Greco del cielo, ammirava una donna di nome Leda. Un pomeriggio, mentre Leda camminava da sola in un giardino, Zeus si trasformò in cigno, l'avvolse con le sue ali potenti e la possedette. Solo in seguito Leda si rese conto di essere rimasta incinta per opera di un dio. Se osserviamo la mitologia Greca e molte mitologie sparse nel mondo, troviamo sempre storie di dèi che scendono dal cielo ed hanno rapporti sessuali con gli esseri umani, così da creare una nuova razza di uomini. I frutti di questi accoppiamenti erano descritti dagli antichi come semidèi, ossia mezzi dèi. Si può supporre che fossero degli ibridi di origine umana ed aliena. I Greci credevano che questi esseri fossero straordinari e destinati a grandi imprese. La mitologia greca si compone di una vasta raccolta di racconti che spiegano l’origine del mondo ed espongono dettagliatamente la vita e le avventure di un gran numero di dèi e dèe, eroi ed eroine, mostri e altre creature mitologiche. Questi racconti inizialmente furono composti e diffusi in una forma poetica e compositiva orale, mentre sono invece giunti fino a noi principalmente attraverso i testi scritti dalla tradizione letteraria greca. Le più antiche fonti letterarie conosciute, i due poemi epici Iliade e Odissea, concentrano la loro attenzione sugli eventi che ruotano attorno alla vicenda della guerra di Troia. Altri due poemi quasi contemporanei alle opere omeriche, la Teogonia e Le opere e i giorni scritti da Esiodo, contengono invece racconti che riguardano la genesi del mondo, la cronologia dei sovrani celesti, il succedersi delle età dell’uomo, l’inizio delle sofferenze umane e l’origine delle pratiche sacrificali. Diverse leggende sono contenute anche negli Inni omerici, nei frammenti dei poemi del Ciclo epico, nelle poesie dei lirici greci, nelle opere dei tragediografi del V secolo a.C., negli scritti degli studiosi e dei poeti dell’età ellenistica e negli scrittori romani come Plutarco e Pausania.


Le rovine monumentali ritrovate nei siti archeologici micenei e minoici sono state d’aiuto per chiarire alcuni problemi posti dall’epica omerica e hanno fornito concreti riscontri su particolari presenti nei racconti mitologici. Gli argomenti narrati dalla mitologia greca furono anche rappresentati in molti manufatti: i disegni geometrici sulla superficie di vasi e piatti risalenti anche all’VIII secolo a.C. ritraggono scene ispirate al ciclo della guerra di Troia o alle avventure di Eracle. Anche in seguito, sugli oggetti d’arte saranno rappresentate scene tratte da Omero o da altre leggende, così da fornire agli studiosi materiale supplementare a supporto dei testi letterari.


La mitologia Greca ha avuto una grandissima influenza sulla cultura, le arti e la letteratura della civiltà occidentale e la sua eredità resta tuttora ben viva nei linguaggi e nelle culture che fanno parte di questa zona del mondo. È stata sempre presente nel sistema educativo, a partire dai primi gradi dell'istruzione, mentre poeti e artisti di tutte le epoche si sono ispirati a essa, mettendo in evidenza la rilevanza e il peso che i temi mitologici classici potevano rivestire in tutte le epoche della storia. E' tradizione in molte civiltà dell'antichità che ci fossero certi bambini non del tutto umani; in qualche modo legati alle stelle, ad un regno oltre la terra e queste caratteristiche erano presenti già alla nascita, quasi comprendessero una componente di DNA, che magari la scienza dovrebbe considerare e studiare. Alcuni dei più antichi racconti di dèi che si accoppiano con gli uomini si trovano nei testi tradizionali Indù. Negli antichi scritti sanscriti dell'India, troviamo questo racconto: una regina di nome Kunti si unì con un essere celeste, un extraterrestre noto come "il dio Sole". Il prodotto di questa unione fu Karna. Karna è uno dei personaggi principali del Mahābhārata, uno dei grandi poemi epici della mitologia dell'antica India.


Karna è considerato il più grande guerriero del Mahābhārata da parte di altri personaggi del poema, tra cui Krishna e Bhishma, come indicato nel testo originale da Maharishi Veda Vyasa. Era il figlio di Surya (il dio del Sole) e Kunti, ma nato da questa prima del suo matrimonio con Pandu, e abbandonato alla nascita dalla madre. Viene descritto come il più caro amico di Duryodhana, e combatté al suo fianco nella sanguinosa Guerra di Kurukshetra contro i Pandava (di cui Karna era il fratello maggiore, ma illegittimo). Per tutta la sua esistenza lottò contro la sfortuna, ma fu guidato dall'onore verso la parola data. È una figura improntata al coraggio e alla generosità. 

Forse il semidio più famoso è il Greco Eracle,corrispondente alla figura della mitologia romana Ercole. Figlio di una donna mortale a nome Alcmena e di Zeus, egli nacque a Tebe ed era dotato di una forza sovrumana. Il patronimico poetico che lo definisce è Alcide, derivante da Alceo, suo nonno paterno putativo. La vicenda di questo eroe non è raccontata in una sola opera, ma ne sono state scritte molte che lo vedono protagonista, marginalmente o particolarmente. Celebri le sue incredibili imprese, quali ad esempio le dodici fatiche che lo vedono affrontare serpenti dalle molteplici teste, leoni dalla pelle impossibile da scalfire, uccelli in grado di sparare piume affilate come lame e molti altri mostri che l'eroe, sia per coraggio che per astuzia, riuscì sempre a sconfiggere.


Sempre imbattuto perse la vita di propria mano, dandosi fuoco presso un rogo, dilaniato dal dolore che Deianira, sua moglie, ignara del tradimento del centauro Nesso, aveva causato intingendo la sua tunica in un veleno mortale. Salito nell'Olimpo sposò Ebe, la coppiera degli dèi e divenne il dio guardiano, ricongiungendosi perfino con Era, sua eterna nemica.
Maggiore eroe greco, divinità olimpica dopo la morte, Eracle fu venerato come simbolo di coraggio e forza, ma anche di umanità e generosità, anche presso i Romani. Era ritenuto protettore degli sport e delle palestre. Fu onorato in numerosi santuari sparsi in tutta la Grecia e le sue tante imprese, espressione dell'altruismo e della forza fisica, lo fecero credere il fondatore dei Giochi olimpici. In alcuni casi, mettendo in luce la generosità con la quale affrontava avversari temibili, si rese dell'eroe un'immagine dall'intensa forza morale, oltre che puramente fisica. La sua complessa personalità, l'ambientazione di certe sue imprese e il fatto che la maggior parte di esse sia legata ad animali, assimilano talvolta l'immagine di Eracle agli antichi sciamani, dotati di poteri soprannaturali, e una certa comunanza di aspetti si rintraccia anche in eroi fenici come Melqart. Le dodici fatiche, poi, possono avere qualche correlazione con i segni dello zodiaco, molti dei quali sono appunto rappresentati da animali.


Nel mondo romano Ercole presiedeva alle palestre e a tutti i luoghi in cui si faceva attività fisica; considerato anche una divinità propizia, gli si rivolgevano invocazioni in caso di disgrazie, chiamandolo Hercules Defensor o Salutaris. È inoltre da ricordare che fin quasi all'età moderna lo Stretto di Gibilterra era noto come "Colonne d'Ercole", con espressione chiaramente evocativa: un ricordo dei viaggi e degli spostamenti dell'eroe che, nel corso delle sue imprese, toccò paesi dell'Asia Minore e del Caucaso e raggiunse l'Estremo Oriente e il Grande Oceano, che delimitava le "terre dei vivi". La leggenda era d'origine fenicia: il dio tirio Melqart (identificato poi dai Romani con Ercole e detto Hercules Gaditanus, per il famoso tempio di Gades a lui dedicato) avrebbe posto ai lati dello Stretto due colonne, che furono poi considerate l'estremo limite raggiunto da Ercole e, soprattutto nel Medioevo, il confine posto dal dio affinché gli uomini non si spingessero nell'Oceano Atlantico. I teorici degli antichi astronauti ritengono che questi semidèi fossero degli esseri in carne ed ossa realmente esistiti. Questo tipo di resoconti nelle antiche tradizioni ha un equivalente moderno nei racconti di ibridi alieno-terrestri che fanno parte delle storie di rapimenti alieni oggi in circolazione. In alcune scritture delle civiltà antiche troviamo racconti di accoppiamenti fra extraterrestri ed umani che producono mostri o Giganti o altri esseri simili. E' da supporre che in passato è successo veramente. E' possibile che questi racconti antichi di creature enormi, metà uomo e metà bestia abbiano una base di verità? E se è così, c'è qualche prova che questi giganteschi ibridi siano mai esistiti?










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Fonte:
  1. http://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia_greca;
  2. http://it.wikipedia.org/wiki/Eracle;
  3. http://www.youtube.com/watch?v=ZaKtPswPrqY.

Possibili sbarchi su Marte ed il culto del cargo dei popoli primitivi dell'emisfero australe durante la II^ Guerra Mondiale.

23 Marzo 2011.

L'uomo moderno è destinato a lasciare questo pianeta per colonizzare altri pianeti del nostro sistema solare. Entro la fine di questo secolo sembrerebbe che la Nasa, l'agenzia governativa civile responsabile per il programma spaziale degli Stati Uniti d'America e per la ricerca aerospaziale civile e militare, abbia intenzione di colonizzare Marte, il pianeta del nostro sistema solare  più simile alla terra e quello su cui l'uomo, con le conoscenza tecnologiche in suo possesso, potrebbe ben presto vivere. La colonizzazione del pianeta Marte è da molti ritenuta un passaggio inevitabile nello sviluppo futuro dell'umanità; attorno a Marte  si è concentrata l'attenzione delle principali agenzie spaziali terrestri, nel tentativo di sviluppare un piano organico per l'installazione di possibili colonie umane sul pianeta. Si tratta del pianeta raggiungibile da Terra con il minor impiego di energia, sebbene con le tecnologie attuali un eventuale viaggio richiederebbe comunque diversi mesi. Fra i due pianeti vi sono delle analogie:
  • Il sol, ovvero il giorno marziano, è assai vicino al giorno terrestre, con una durata media di 24 ore, 39 minuti e 35,244 secondi.
  • L'estensione della superficie di Marte è pari a circa il 28,4% di quella terrestre; a titolo di paragone, l'estensione delle terre emerse sulla Terra costituisce il 29,2% della superficie complessiva del pianeta.
  • L'inclinazione assiale di Marte è pari a 25,19°; quella terrestre vale 23,44°. Marte gode pertanto di un ciclo delle stagioni del tutto analogo a quello terrestre, sebbene la loro durata sia quasi doppia, poiché l'anno marziano corrisponde ad 1,88 anni terrestri. Il polo nord di Marte, inoltre, non punta verso l'Orsa Minore, ma verso il Cigno.
  • Marte è dotato di un'atmosfera; sebbene la pressione atmosferica al suolo valga solo lo 0,7% di quella terrestre, essa è sufficiente a proteggere la superficie dalla radiazione solare e cosmica e può essere utilizzata favorevolmente per manovre di aerofrenaggio da parte di sonde spaziali.
  • Recenti osservazioni condotte da Mars ExpressMars Exploration Rover e dalla sonda Phoenix hanno confermato la presenza di acqua sul pianeta, concentrata maggiormente attorno ai poli (anche se è stato provato che circa quattro miliardi di anni fa, il pianeta Marte appariva proprio come appare il pianeta Terra, con grandi oceani e lunghi fiumi); inoltre sono disponibili discrete quantità di tutti gli elementi e i composti chimici fondamentali per la vita umana.
Ma fra i due pianeti vi sono anche delle differenze:

  • L'accelerazione di gravità su Marte è pari a circa un terzo del corrispondente valore terrestre; allo stato attuale delle conoscenze mediche, è impossibile stabilire se questo valore sia sufficiente ad evitare l'insorgere di problemi di salute connessi con l'assenza di peso.
  • Marte è assai più freddo della Terra, con una temperatura media di -63 °C ed una minima di -143 °C.
  • A causa della bassa pressione atmosferica, Marte non presenta specchi di acqua liquida, né essi potrebbero esistere; gli esseri umani sarebbero inoltre costretti ad indossare tute pressurizzate.
  • La quantità di radiazione solare che raggiunge la superficie del pianeta (la costante solare) è circa la metà del corrispondente valore terrestre (o lunare).
  • L'orbita di Marte è più eccentrica di quella terrestre; questo causa un'intensificazione delle escursioni termiche e delle variazioni del valore della costante solare nel corso dell'anno.
  • L'atmosfera marziana consiste principalmente di diossido di carbonio. Si ritiene comunque che, data la sua elevata pressione parziale in superficie (circa 52 volte il corrispondente valore terrestre), alcune specie di pianta potrebbero sopravvivere sul pianeta.
  • Marte possiede due satelliti naturali, Phobos e Deimos, assai più piccoli della Luna e più vicini alla superficie.
Allo stato attuale, la vita umana non sarebbe possibile, senza adeguate protezioni, per più di un minuto sulla superficie di Marte; si tratta, ad ogni modo, delle condizioni più favorevoli presenti nel sistema solare, ben lontane dal clima torrido di Mercurio e Venere, dalle gelide temperature dei corpi rocciosi del sistema solare esterno e dal vuoto spinto presente sulla superficie della Luna e degli asteroidi.
In condizioni estreme, l'uomo è già riuscito a sopravvivere in ambienti dalle caratteristiche analoghe a quelle della superficie di Marte: nel maggio 1961 il record di altitudine per un essere umano a bordo di un pallone aerostatico è stato registrato alla quota di 34,668 km (dove la pressione atmosferica è analoga a quella marziana); le temperature medie dell'Antartide non mostrano sostanziali discrepanze rispetto a quelle rilevate su Marte; alcuni deserti terrestri presentano caratteristiche simili a quelle della superficie marziana.

Ma cosa succederebbe se l'uomo in futuro, a bordo delle sue navi spaziali, atterrasse su un pianeta inesplorato dell'Universo sul quale una volta giunto al suolo venisse accolto da ominidi o altre forme di vita simili alla specie umana, ma ai primordi della loro evoluzione? Questi esseri alieni ci accoglierebbero come nemici o come dei? Vediamo come si comportano gli uomini primitivi quando vengono a contatto, di colpo, con la tecnologia moderna: nella seconda guerra mondiale i piloti militari americani atterrarono su alcune remote isole del Pacifico, tagliate fuori dal resto del mondo. Qui gli americani costruirono basi di rifornimento e campi di atterraggio avanzati. Alla fine della guerra se ne tornarono a casa. A questo punto accadde qualcosa di strano. Gli indigeni abitanti di quelle remote isole del Pacifico, i quali vivevano ancora all'età della pietra, costruirono dei feticci di paglia e bambù simili ad aerei e delle primitive piste di atterraggio. Avevano scambiato gli stranieri per divinità e speravano in questo modo di richiamare i loro vascelli celesti con il cargo: il loro carico di tesori meravigliosi e potenti,  viveri, utensili, armi che non avevano mai visto prima. Questi veicoli aerei erano atterrati innumerevoli volte fra nubi di polveri e fragore. Gli stranieri dalla pelle bianca non andavano a caccia ma avevano tantissimo cibo a loro disposizione. Essi venivano dal cielo e quindi dovevano essere dei, dei del cielo. Gli indigeni attendevano il ritorno degli uomini bianchi notte e giorno ma gli dei non tornarono più. Per tale motivo uomini scelti dalla tribù guardavano incessantemente il cielo. Sacrificavano vittime al fuoco, vegliavano e speravano, ma gli dei non tornarono più. Nacque così una nuova religione: il culto del cargo. Fu davvero questa l'origine delle leggende e delle religioni primitive?
Per chi confonde ancora la fantascienza con l’ufologia, ovvero la minaccia di un’impossibile invasione marziana con lo studio scientifico degli oggetti volanti non identificati, è lecito sostenere che la cosiddetta "era dei dischi volanti" sia nata con la fine del secondo conflitto mondiale e si sia sviluppata, a partire dagli anni cinquanta, riflettendo da un lato l’eterno anèlito dell’umanità ad una pace finalmente duratura e impersonificando, dall’altro, la voglia di cercare "fuori della Terra" qualcosa di nuovo e di positivo, che aiutasse a dimenticare in fretta gli orrori della guerra.

Se tutto questo rappresenta per i sociologi un’innegabile realtà, le cui implicazioni filosofiche vengono oggi riprese, alla fine dell’era tecnologica postmoderna, dalla corrente di pensiero chiamata "New Age", al contrario per la Paleoastronautica (branca dell’Ufologia, chiamata anche Archeologia Spaziale o Clipeologia, dal latino clypeus = scudo rotondo) le tracce inconfutabili della presenza di entità extraterrestri nel passato dell’Uomo si perdono nella notte dei tempi, dimostrando che l’evoluzione della specie umana, caratterizzata da quegli "improvvisi" ed "inattesi" balzi nel progresso della civiltà che ancor oggi stupiscono antropologi ed archeologi, è stata attentamente e costantemente seguita da non meglio definibili civilizzazioni aliene.

La loro superiore tecnologia consentì ad un essere bipede, che ancora non conosceva l’uso della ruota (la prima rappresentazione della ruota è nelle tavolette d’argilla di Ur, Mesopotamia, 3.500 a.C.), di erigere manufatti così perfetti da sfidare oltre 15.000 anni di insidie naturali, con una precisione tale da far allibire gli ingegneri ed i tecnici del nostro tempo.

E’ evidente, pertanto, come un impatto culturale di queste dimensioni dovesse inevitabilmente suscitare nell’intimo dei nostri antichissimi progenitori, agli albori di un percorso di civilizzazione che si presentava tutto in salita ed in cui la vita media dell’individuo si limitava a pochi decenni, una forma di considerazione del tutto speciale nei confronti di quegli "esseri misteriosi venuti dal cielo". Una venerazione, insomma, mista di gratitudine per le inimmaginabili conoscenze di cui li facevano partecipi, ma anche di forte timore reverenziale, derivato dall’intuizione dell’enorme superiorità tecnologica da essi mostrata. E’ logico quindi attendersi che i nostri antenati ritenessero gli extraterrestri delle divinità, come il tuono e la folgore, la luna ed il sole e tutti gli altri eventi naturali che ancora non erano riusciti a interpretare: un po’ come quello che accadde a Francisco Pizarro al suo arrivo tra gli indios peruviani; a parte le intenzioni, naturalmente.

Cominciarono allora a tramandarsi oralmente, di padre in figlio, che fungeva da "iniziato", quei misteri circa "gli dèi venuti dal cielo", finché non avvertirono l’esigenza di fissare nel tempo le immagini di quegli eventi e di quei personaggi che così profondamente avevano colpito la loro sensibilità. Così una selce, impiegata come punta di freccia o come coltello, tracciò sulle pareti di una grotta buia e densa di fumo alcuni eloquenti ideogrammi: un "disco" con tanto di supporti d’atterraggio, figure vagamente umane con il capo nascosto da una specie di casco munito di antenne, rappresentazioni di esseri contornati da aura luminosa, ecc.

Così, lasciando testimonianze tangibili dall’Irlanda al Sahara, dalla Spagna alla Mongolia, dalla Val Camonica all’Australia, dal Canada al Perù, l’uomo lentamente imparò ad uscire dalle oscure caverne, che lo proteggevano ma ne limitavano nel contempo lo spaziare su più ampi orizzonti; ed esercitando la meravigliosa dote della curiosità, che l’avrebbe un giorno fatto ripartire verso le stelle, alla ricerca dei suoi "dèi", di quegli esseri superiori che tanto avevano inciso nel suo cammino, uscì spettatore dalla preistoria ed entrò protagonista nel proprio futuro.




 Continua..al prossimo post!

Fonte:
  1. it.wikipedia.it;
  2. http://laterradellefate.forumcommunity.net/

    Nell'Universo oggi conosciuto si stima che esistano 600 milioni di miliardi di civiltà tecnologiche.

    Wenher von Braun davanti agli endoreattori F-1 del primo stadio del Saturn V (Fonte: it.wikipedia.org)
    03 Aprile 2011.

    Il telescopio più grande del mondo si trova in California, sul monte Palomar, a 1800 m di altezza. Per trasportare il suo gigantesco specchio parabolico, del diametro di  5 metri, si è dovuto costruire una strada lunga 75 km. Il telescopio può scrutare nello spazio ad una profondità di 4 miliardi di anni luce, come a dire che esso riesce a fotografare la luce di stelle distanti da noi 36 miliardi di miliardi di km. Quindi l'astronomo che usa questo potente telescopio non fa altro che osservare il passato del nostro Universo. Lo stato del nostro attuale Universo lo potranno osservare i nostri discendenti fra qualche milione di anni. Osservando il cielo di notte, lontano dai centri abitati, in aperta campagna, l'osservatore che scruta la volta celeste avrà modo di notare che su di essa sono incastonate miliardi di stelle. Se si considera che per ognuna di quelle stelle osservate vi sono i rispettivi sistemi solari, formati da pianeti, da lune, e da altri corpi celesti più piccoli, possiamo affermare che quell'osservatore in quel preciso istante sta osservando miliardi di sistemi solari e quindi miliardi di pianeti. Se poi consideriamo che nell'Universo vi sono circa cento miliardi di galassie, e che ognuna di esse contiene in media 100 miliardi di stelle, moltiplicando il numero di galassie per il numero di stelle otteniamo un numero enorme di stelle. Se anche solo una piccola parte di queste stelle avesse pianeti in grado di ospitare la vita, sarebbero comunque tantissimi. La possibilità, quindi, della presenza nell'Universo oggi conosciuto (considerando attendibile la stima che esso sia formato da cento miliardi di galassie) di civiltà tecnologiche  è stimato in 600 milioni di miliardi (previsione ottimista), 5 mila miliardi (previsione moderata), 10 mila (previsione pessimista).

    La Via Lattea dell'emisfero boreale; si distingue l'asterismo del Triangolo Estivo. Ben visibile la Fenditura del Cigno, una lunga fascia scura che divide la scia chiara della Via Lattea in senso longitudinale. (Fonte: it.wikipedia.org)

    Consideriamo la nostra galassia, quella che noi tutti chiamiamo comunemente Via Lattea: solo in essa vi sono cento mila milioni di stelle; se volessimo contarle tutte, al ritmo di una al secondo, impiegheremmo quasi duemila e cinquecento anni. Oggi è accertato che almeno cinquanta milioni di queste stelle potrebbero essere circondati da pianeti su cui è possibile una vita evoluta. Solo una grossa presunzione, o una ignota paura potrebbe farci affermare che noi siamo soli nell'Universo. Il professore Hermann Oberth, padre del volo spaziale, ha dichiarato: "Ritengo possibile che esseri intelligenti di altri mondi abbiano visitato la nostra terra nei tempi passati. Gli scienziati hanno sempre un atteggiamento scettico  di fronte alle nuove idee. Anche quando fu inventata la ferrovia gli scienziati credevano che l'uomo non potesse sopravvivere a velocità superiori a  trenta chilometri orari." Lo scienziato Wernher Magnus Maximilian Freiherr von Braununa delle figure principali nello sviluppo della missilistica in Germania e negli Stati Uniti, dove è ritenuto il capostipite del programma spaziale americano, ha dichiarato:" Ritengo probabile che nell'immensità dell'Universo esistano non soltanto forme di vita vegetali ed animali, ma anche esseri intelligenti; anzi ne sono convinto."

    Continua....al prossimo post!


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