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Avvistamenti di massa di U.F.O. in Perù, fra il mese di maggio del 2007 e il mese di gennaio del 2012.

26 giugno 2014
26 giugno 2014.

Lima è la capitale e la città più popolata del Perù. Storicamente è stata anche la capitale del Vicereame del Perù. È il centro culturale, industriale e finanziario dell'intero stato sudamericano. La città si trova in una valle scavata dal fiume Rímac in riva all'oceano Pacifico sulla costa centrale del paese. 
Che il Perù abbia avuto una connessione forte con il fenomeno Ufo e alieni, nel corso della sua storia, non è una novità; i fatti verificatisi, poi, negli ultimi anni, non fanno altro che suffragare questa mia esternazione. 
Il 26 maggio 2011 scrivevo, in particolare, su questo blog, dopo varie ricerche, il post dal titolo "Perù: la terra degli dèi.", sostenendo, in linea con quanto argomentato dai teorici della paleoastronautica, o teorici del paleocontatto, che nei pressi del lago Titicaca, specchio d'acqua ubicato fra la Bolivia e il Perù, la gente del luogo, da tantissimi anni, sostiene di aver notato uscire dal lago degli UFO. La gente di quest'area geografica del nostro piccolo mondo parla, da sempre, di avvistamenti di grandi globi di luci blu o di dischi luminosi. 
In questo luogo sono stati, perfino, riportati alcuni avvistamenti di esseri, descritti come alti, pallidi, assolutamente diversi dalla popolazione locale che ha pelle e capelli scuri. 
A corroborare la veridicità di quanto sostenuto dai nativi dell'area geografica in cui insiste il Titicaca vi è, ma non è l'ultimo della serie, l'avvistamento di Ufo di massa verificatosi a Lima il 20 maggio del 2007, passato alla storia dell'Ufologia come uno tra i più grandi avvistamenti di massa della storia dell'umanità. 
L'avvistamento è stato ampiamente documentato dalla televisione peruviana, divenendo, in pochissimo tempo, uno dei fatti di cronaca più seguito al mondo in quel periodo storico. 
Il 22 gennaio del 2012, a Lima, un altro avvistamento di Ufo di massa è stato documentato  e immortalato dalle telecamere in uso dagli abitanti del luogo. Dal portale youtube.com, ripubblico sia il filmato mandato in onda dalla televisione peruviana nel 2012, che l'avvistamento di massa registrato nel 2007.


The Gate of the Gods (Perù,Hayu Marca Mountain)
Che il Perù sia stato da sempre un territorio in cui si sono verificati eventi straordinari, tali da essere annotati per sempre nella memoria collettiva dei nativi del luogo, è un dato incontrovertibile. 
La scoperta di una misteriosa struttura di roccia, poi, somigliante una porta, rinvenuta nelle Hayu Marca Mountain nella regione del Perù meridionale, a 35 Km dalla città di Puno (chiamata dagli abitanti del luogo "Città degli Dèi"), confermerebbe la tesi da me sin qui sostenuta.
La zona non è mai stata totalmente esplorata a causa del terreno impervio. Molte delle strutture/caverne della zona possono far pensare a strutture artificiali. La porta, o "Porta di Hayu Marca" (Gate of the gods/spirits) è stata ricavata su una parete di roccia naturale; le sue misure sono 7 metri di altezza per 7 metri di larghezza, con una piccola alcova nel mezzo che misura poco meno di 2 metri di altezza. Jose Luis Delgado Mamani ha scoperto la struttura mentre si allenava in arrampicata: Jose è di fatto una guida per escursionisti di montagna. "Quando ho visto la porta per la prima volta..." dice Mamami in un intervista "...quasi non l'ho notata. Io ho sognato diverse volte un posto come questo ma, nel sogno, il pavimento era ricoperto di marmo rosa e anche ai lati erano posizionate delle statue dello stesso materiale. Nel sogno ho anche visto la piccola porta (l'alcova) aperta e dall'interno proveniva una luce brillante di colore blu; sembrava quasi un tunnel che brillava. Ho parlato molte volte del sogno con i miei familiari e quando finalmente ho scoperto la struttura è stata quasi una rivelazione di Dio...Come fai a dare una spiegazione di questo strano avvenimento ?"

Dopo la scoperta della porta, Mamani ha contattato le autorità archeologiche in Puno, La Paz e Lima; nel giro di poco tempo la zona è stata visitata da archeologi e storici Inca. Saltò fuori che tra gli Indiani nativi della regione, era nota una leggenda che raccontava di "un passaggio per la terra degli Dèi". Nella leggenda è narrato che in un lontano passato, i grandi eroi erano andati ad incontrare i loro Dèi; passando per la porta si preparavano per una nuova vita immortale e talvolta tornavano, attraversando la stessa porta con gli Dèi per "ispezionare le terre del loro regno." Un'altra leggenda dice che al tempo dei saccheggiamenti e trafugazioni d'oro degli Inca da parte dei conquistadores spagnoli, un sacerdote Inca del tempio dei 7 raggi, chiamato Aramu Maru, scappò dal suo tempio con un disco d'oro sacro conosciuto come "La chiave degli Dèi dei 7 raggi" e si nascose tra le montagne di Hayu Marca. Il sacerdote fu visto da alcuni sciamani nei pressi della porta, con il loro aiuto iniziò il rituale e aprì (con il disco) la piccola porta (l'alcova) dalla quale fuoriusciva una luce blu brillante. Aramu Maru consegnò il disco ad uno sciamano e attraversò la porta: non fu mai più rivisto. Gli archeologi hanno scoperto una piccola sede circolare alla destra dell'alcova e suppongono che sia il posto dove il disco veniva posizionato per il rituale.
Secondo alcune persone, che hanno posato le mani sulla piccola porta, è stato avvertito un flusso di energia, un qualcosa di strano come visioni di stelle, colonne di fuoco e una insolita musica ritmica. Altri ancora dicono di percepire l'esistenza di un tunnel all'interno della struttura, tuttavia nessuno ancora è riuscito ad aprire la porta. Al contrario le opinioni professionali dicono che attualmente non c'è nessuna porta nell'alcova e che tutta la struttura sarebbe stata ricavata da un unico blocco. E' interessante notare come, in maniera inequivocabile, il complesso ricorda "La porta del sole " di Tiahuanaco e altri 5 siti archeologici uniti tra loro da linee immaginarie che guarda caso s'incrociano in un punto che sulla carta geografica corrisponde all'altopiano e lago Titicaca. Nuovi rapporti da questa regione,negli ultimi 20 anni, hanno indicato numerosi avvistamenti UFO in tutta l'area. Molti degli avvistamenti riguardano sfere blu e dischi bianchi. La leggenda sopra riportata conclude con una profezia: la porta degli Dèi sarà un giorno riaperta "...molte volte più grande di come è adesso..." e permetterà agli dèi di ritornare nelle loro "...navi solari".


Fonte:

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23 ottobre 2012
23 Ottobre 2012.


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Puma Punka: l'avamposto sulla Terra degli dèi venuti dal cielo.

14 settembre 2012

Tiahuanaco o Tiwanaku è un antico complesso architettonico ed archeologico della Bolivia, situato negli altopiani boliviani centrali, a 20 km sud-est del lago Titicaca nel dipartimento di La Paz . Si è pensato che fosse il centro di un'antica civiltà basata sull'agricoltura e l'allevamento, chiamato cultura Tiahuanaco, caratterizzata dalla sua architettura decorata con sculture e disegni incisi e collocati su sentieri, e che comprende il territorio attuale del lago Titicaca , tra Perù e Bolivia . Si compone di sette opere architettoniche importanti: Kalasasaya, Semi-subterráneo Tempio, Piramide di Akapana, Home Sun e Puma Punku. 

Fotografia di Arthur Posnansky 
All'inizio del XX secolo l'ingegnere austriaco Arthur Posnansky (1873-1946) dedicò lunghi anni delle sue ricerche alle rovine di Tiahuanaco. L'ingegnere concentrò i suoi studi su una zona del villaggio, dove alcune pietre erano disposte verticalmente. Da questo lo studioso dedusse che in quel luogo, migliaia di anni prima, sorgeva un osservatorio astronomico. Così il sito di Tiahuanaco richiamò altri studiosi, tra cui l'italiano Giampaolo Dionisi Piomarta, i quali scoprirono un altro sito presente a poche centinaia di metri di distanza: Puma Punku

Puma Punku e Tiwanaku sono forse dei siti archeologici che ci possono far pensare alla presenza sul nostro pianeta, in tempi antichi, di alcune civiltà  aliene? Puma Punku è uno dei siti archeologici più misteriosi presenti sul nostro piccolo globo, vicino alla più ben nota Tiahuanaco. Si tratta sostanzialmente di un campo di rovine megalitiche, sparse ovunque, come se l'intero complesso fosse stato colpito da una violenta esplosione. Chi costruì Puma Punku e  Tiahuanaco? L'archeologia classica non è stata in grado di affermare con certezza chi o che cosa, circa 27.000 anni fa, pose in opera e modellò questi enormi blocchi in pietra.  Le rovine dei due siti archeologici sono il risultato dell'ingegnosità dell'uomo primitivo o il prodotto di un potere molto più grande? Puma Punku è la prova della presenza sulla Terra di una città aliena perduta?

Puma Punku. Nel campo di rovine si trovano blocchi che arrivano a pesare sino a 1000 tonnellate. Pare quindi che ci si trovi davanti ai resti di parecchi edifici. Però è insolita la forma delle pietre, lavorate in modo così preciso da poter essere unite l'una all'altra in diversi modi, paragonabili a un moderno sistema modulare. Per fissare le pietre venivano infatti utilizzate delle cambrette di metallo, metodo conosciuto dagli archeologi dopo gli scavi di Delfi, città dell'antichità dove risiedeva uno tra i più famosi oracoli di tutti i tempi. 




Secondo Posnansky la città di pietra ubicata a 3844 metri s.l.d.m. nell’altopiano andino, conosciuta oggi come Tiahuanaco, sarebbe stata costruita circa 15.000 anni prima di CristoQuesto dato non concorda con l’archeologia ufficiale, che in base al metodo del carbonio 14 ha datato alcuni oggetti ritrovati nei pressi della città al 200 d.C. Come sappiamo però una città, come qualsiasi altro monumento in pietra è molto difficile da datare, e non sempre ci si più basare sul metodo del carbonio 14. A volte popoli successivi hanno vissuto presso il monumento che idolatravano e consideravano sacro. Il loro resti ossei o i resti ossei degli animali dei quali si cibavano sono spesso stati interrati presso le fondamenta del monumento e tutto ciò rende difficile la datazione. Posnansky faceva notare che il più grande e leggendario “Dio incarnato” che avesse mai percorso le vallate del continente sudamericano fu Viracocha, la persona suprema del mondo andino. Secondo le leggende Viracocha era apparso presso il sacro lago Titicaca e da li avrebbe rifondato la Terra dopo il diluvio. Posnansky però sosteneva che Tiahuanaco era stata costruita prima del diluvio, che lui stesso collocava temporalmente nel 9500 a.C. Secondo l’austriaco quando la città fu costruita era situata sulle sponde del lago che poi, in seguito agli sconvolgimenti del diluvio universale abbassò il suo livello di circa 34 metri, lasciando Tiahuanaco senza la funzione portuale che aveva ai suoi primordi. 
Quando gli Inca conquistarono la valle nel 1470 d.C., il settore monumentale di Tiwanaku era già stato completamente abbandonato. Gli Inca credevano che Tiwanaku  avesse avuto un ruolo fondamentale nella storia dell'umanità additandola come  il luogo in cui la loro divinità creatrice, Viracocha, creò le coppie ancestrali di tutti i gruppi etnici prima di mandarli a popolare e governare i loro rispettivi Paesi. Nel 1549, mentre erano alla ricerca della capitale dell’impero Inca, i conquistadores spagnoli guidati da Pedro Cieza de Leon, passarono dal Perù meridionale alla Bolivia scoprendo così le rovine di Tiahuanaco. A meno di cinquecento metri a nord-est di Puma Punku, gli scienziati credono che fosse un tempo il centro di una nazione con più di quarantamila abitanti e nonostante architettura, sviluppo politico, agricoltura e molti rami dell’artigianato fossero ad un livello molto alto venne abbandonata misteriosamente attorno al 1100 d.C. 
Leggende locali suggeriscono che Tiahuanaco fosse stata costruita come sito per pellegrinaggi religiosi per celebrare l’arrivo degli “dèi del cielo” nella vicina Puma Punku. I due luoghi presentano stili architettonici differenti, uno più antico che secondo le ipotesi più azzardate indicherebbe una mano aliena, e uno più nuovo realizzato dall’uomo; ma se Tiahuanaco è stato costruito per onorare questo contatto con gli extraterrestri potrebbe essercene prova tangibile?

Gli archeologi che hanno studiato Puma Punku e Tiwanaku sono rimasti esterrefatti davanti alla mole e alla forma insolita delle pietre che li costituiscono. Sebbene non sia stato ancora possibile appurare come sia avvenuta la distruzione dei due siti archeologici, gli studiosi hanno avuto modo di notare,confrontando la lavorazione delle pietre, che i due siti non sono sorti nella stessa epoca, altrimenti lo scambio tra le "tecniche costruttive" sarebbe stato inevitabile data la breve distanza. Nel caso di Puma Punku inoltre le devastazioni sono ancora più estese. Infatti, è quasi impossibile riconoscere la struttura degli edifici ed esistono solo poche pietre vicine l'una alla'altra, mentre a Tiwanaku, sporadicamente, è ancora possibile vedere alcuni muri. Supponendo che sia stato un terremoto a distruggere Puma Punku, ipotesi del tutto possibile data la posizione del sito, allora il suo effetto devastante avrebbe dovuto provocare ingenti danni anche a  Tiwanaku , ma poiché ciò non è avvenuto, gli scienziati presumono che Puma Punku sia molto più antica di  Tiwanaku.  Nonostante siano passati tanti anni dalla sua scoperta, l’origine di Puma Punku è ancora un enigma da risolvere e molti scienziati sono concordi nell’affermare che addirittura i ruderi di quelle straordinarie costruzioni disseminate un po’ ovunque non dovrebbero proprio esistere! Si consideri, inoltre, che:
  1. Le lastre di Puma Punku sono fatte di granito e di diorite. La diorite è una roccia estremamente dura, ma questo potrebbe non aver rappresentato un problema nella lavorazione, dato che esempi di lavorazione della diorite sono stati ritrovati in giro per il mondo. Come gli Egizi, che utilizzavano sfere di diorite per lavorare il granito, o per realizzare vasi ed intarsi di notevole qualità. Il problema è che pare improbabile che gli Egizi e chiunque sia riuscito a lavorare così finemente questo materiale fossero a conoscenza di come manipolare a livello millimetrico la roccia (alcuni intarsi sono spessi nell'ordine di decimi di millimetro, cosa estremamente difficile anche al giorno d'oggi);
  2. le cave di granito e diorite più vicine a Puma Punku si trovano a circa 60 Km di distanza dalla città. Il che presuppone una sbozzatura nella cava, il trasporto fino alla città per 20 Km tra il deserto boliviano;
  3. alcune pietre presentano delle incisioni o delle perforazioni della roccia di altissima precisione, perfettamente rettilinee e sottili (6 millimetri), oltre che parallele. Pare improbabile che siano stati fatti con strumenti di pietra o di bronzo, ma in qualche modo devono averlo fatto (alcuni teorici degli antichi astronauti credono che tali incisioni siano state  realizzate usando utensili alimentati ad energia elettrica).
Il rebus di Puma Punku sta tutto nella precisione millimetrica dei suoi blocchi a forma di H, sono tutti della stessa grandezza come fossero stati prodotti in serie con una sorta di stampo, hanno linee perfette, scanalature levigate, fori di estrema precisione e cosa incredibile, sembrano fatti per essere assemblati a incastro, al fine di creare megalitiche muraglie e insolite costruzioni. Molti ingegneri sono rimasti stupiti e ammirati da cotanta perfezione millimetrica, che sarebbe difficile da ottenere anche al giorno d’oggi con i moderni mezzi in nostro possesso. Questi enormi blocchi sono composti di diorite, una pietra vulcanica dura quasi come il diamante, come potevano quegli uomini antichi tagliarli e scolpirli con tale precisione? Nel 1960 il governo boliviano ha compiuto scavi e riportato alla luce il “Tempio Sotterraneo” di Tiahuanco e sulle mura della sua corte quadrata, sono incastonate centinaia di teste di pietra che presentano caratteristiche molto diverse l’una dell’altra. Se osservate con attenzione, è possibile riconoscere volti di persone con nasi ampi o sottili, con labbra carnose o fini, che indossano turbanti, persino dal teschio allungato. Sembrano rappresentare ogni tipo e ogni forma di teste umane che esistono sul pianeta non solo quelle delle persone locali, due di queste hanno attirato l’attenzione di coloro votati a dimostrare il contatto alieno. Bianche di colore, hanno la forma del cranio particolare e grandi bulbi oculari che ricordano da vicino le moderne rappresentazioni degli alieni grigi. 
Un’altra scultura ha generato molte discussioni attorno a sé, vale a dire quella che si trova al centro del quadrilatero che aveva all'epoca funzione di tempio, identificata da alcuni ricercatori con il “dio creatore” Viracocha; questa figura presenta barba e baffi, caratteristiche molto strane giacché gli indiani americani non hanno barba e baffi o quantomeno non così pronunciati, sia per genetica sia per cultura. Viracocha invece sfoggia attributi che possono essere identificati con quelli tipici delle statue della cultura sumera, se non fosse quasi impossibile riuscire a concepire come i Sumeri, una civiltà stabilitasi nel 4.000 a.C. e a 13.000 chilometri di distanza possano essere entrati in contatto con gli abitanti di Tiahuanaco.  
A rafforzare però l’ipotesi del contatto tra queste due civiltà così lontane nel tempo e nello spazio c’è un oggetto conservato al museo dei metalli preziosi di La Paz. La coppa in ceramica detta Fuente Magna, scoperta vicino al Lago Titicaca da un contadino locale attorno al 1950, presenta scritte in lingua sumera cuneiforme e iscrizioni in proto-sumero geroglifico; datata attorno al 3.000 a.C. traccia una linea diretta tra gli antichi sumeri, Tiahuanaco e Puma Punku ma potrebbe essere anche la prova dell’interazione con creature extraterrestri? Forse la risposta può essere contenuta nelle leggende del dio creatore, Viracocha e le sue misteriose origini. A dodici miglia a nord di Puma Punku, sulle vette andine, riposano le scure acque del lago Titicaca, il più grande dell’America meridionale. Stando alle leggende locali, il dio Viracocha emerse delle profondità di questo lago per creare il Sole, le stelle e da Tiahuanaco fece partire la civilizzazione di quella parte del mondo. In un secondo momento si recò a Puma Punku e qui, dalla roccia, creò gli uomini e le donne per porli poi ai quattro angoli del mondo per far diffondere il loro seme. 
I conquistadores spagnoli quando chiesero agli Inca che cosa fosse Puma Punku si sentirono rispondere che non erano stati loro, e neppure i loro padri, a costruirlo, ma che era stato fatto dagli dèi in una sola notte. Logica vuole che di fronte a una precisione e una grandiosità come quelle di Puma Punku un re avrebbe dovuto essere fiero dell’operato del suo popolo e farsene vanto, mentre in questo caso ha delegato il merito ad altri. Se così non fosse stato realmente, perché mai avrebbe dovuto farlo? Variazioni della leggenda dicono che Puma Punku sia stato costruito da una razza di giganti in una sola notte dopo che un grande cataclisma aveva raso al suolo l’intera area. Una delle primissime cronache che noi abbiamo riguardo a Puma Punku racconta che questi enormi blocchi di pietra fossero mossi e disposti galleggiando attraverso l’aria grazie al suono di una tromba, come se gli abitanti fossero a conoscenza di una particolare tecnologia basata sulle onde sonore o in possesso di un particolare oggetto dall’origine a noi sconosciuta che nel funzionare emetteva un suono simile a quello di una tromba e da questo potrebbe derivare l’analogia fatta nei resoconti dell’epoca. Al centro delle rovine di Tiahuanaco è possibile vedere quel che resta di un arco di pietra chiamato il “Portale del Sole”, alto circa tre metri e larghi quattro, tagliato e sagomato da un unico blocco di andesite del peso di più di dieci tonnellate, gli archeologi pensano che un tempo questo fosse l’entrata, o una delle entrate, che conduceva a Puma Punku; di notevole importanza, ci mostra come le persone di Tiahuanaco organizzassero i loro rituali, facendo procedere le persone attraverso portali e scalinate sempre più piccole man mano che la sacralità del luogo aumentava. Nella parte superiore dell’arco decorazioni intagliate mostrano una cinquantina di esseri alati ai lati di quello che è creduto essere il dio creatore Viracocha che regge due scettri.

Fonte:

Linkografia:









Rinvenuta in Perù una mummia dalla struttura scheletrica alquanto anomala. Si tratta forse di un ibrido uomo-alieno?

18 dicembre 2011
18 Dic. 2011. In Perù (vedi anche http://anticoastronauta.blogspot.com/2011/05/peru-la-terra-degli-dei.html), qualche settimana fa, a seguito di alcuni scavi archeologici, è stata rinvenuta una mummia il cui scheletro presenta una struttura ossea che ha dell'incredibile. L'antropologo Renato Riquelme, direttore del Museo privato «Ritos Andinos», che si trova nel distretto di Andahuaylillas, nelle vicinanze di Cuzco, che ha avuto modo di studiare le caratteristiche fisiche della mummia rinvenuta, ha riferito alla stampa locale che la mummia ha una lunghezza di 50 centimetri, presenta un cranio deforme e dalla forma triangolare, con grandi cavità oculari dalla forma a quanto insolita. Sembrerebbe, pur tuttavia, non trattarsi della mummia di un bambino che aveva delle deformazioni genetiche; nella mandibola della mummia, infatti, sono ancora visibili dei denti (dei molari) da adulto. Inoltre, l'antropologo ha spiegato che presenta come delle alette, larghe due centimetri, nella parte bassa del mascellare superiore, una caratteristica mai trovata in alcuna etnia. L'osservazione attenta delle caratteristiche fisiche della mummia rinvenuta hanno portato gli appassionati del fenomeno U.F.O. ed alieni a sostenere che potrebbe trattarsi di un'entità aliena (o di un ibrido uomo - alieno) vissuta sulla Terra miglia di anni fa. La mummia rinvenuta fu probabilmente una vittima sacrificale. Secondo Davila Riquelme, «medici russi e spagnoli l'hanno già analizzata descrivendola come la mummia di un extraterrestre e per questo hanno deciso di sottoporla ad ulteriori studi».

Fonte:
  • dalla rete.

A proposito degli alieni..... di Francesco Toscano ed Enrico Messina. Pagina 34.

23 settembre 2011

23 Settembre 2011.

A proposito degli alieni..... di Francesco Toscano ed Enrico Messina

Una pittura rupestre rinvenuta in una grotta in Val Camonica, raffigurante possibili creature aliene viste dagli occhi di uomini primitivi. (Fonte: dalla rete)

Se l’Universo brulica di alieni….. dove sono?
Enrico Fermi


Capitolo II°
Segnali dal passato
Parte Quinta

Machu Picchu e gli Inca.
Perù, sito archeologico di Machu Picchu. (Fonte: Dalla rete)
Perù, culla di un'antica civiltà molto evoluta che scomparve misteriosamente migliaia di anni fa, lasciando in quel territorio alcune testimonianze archeologiche che mettono in luce il livello di sviluppo della sua tecnologia che ancora oggi ci lascia esterrefatti. Chi furono quegli antichi costruttori dei magnificenti siti archeologici nei quali le pietra sono state plasmate in forme e dimensioni che lasciano oggi gli uomini del nostro tempo sgomenti?
Nella maggior parte del resto del mondo esistono i resti di civiltà che nel corso dei secoli, sono nate, cresciute, scomparse. A volte per cause sconosciute, a volte per la furia dei popoli che le hanno conquistate. Resti riapparsi dalle nebbie del tempo a cui oggi guardiamo con ammirazione. In molte di essi ammiriamo la perfezione degli allineamenti astronomici e la maestria costruttiva che ha plasmato la pietra in forme e dimensioni che lasciano sgomenti. Strutture talmente sofisticate e mastodontiche che ancora oggi sarebbe difficile realizzare.
Il nostro viaggio sull'ipotetica linea del tempo alla ricerca degli antichi astronauti ci porta oggi in Perù, ove vi sono i resti di un'antica civiltà. Chi realizzò Machu Picchu?
Il Machu Picchu ['matʃu 'piktʃu] è un sito archeologico Inca situato in Perù, nella valle dell'Urubamba, a circa 2.430 m.s.l.m.. Il nome deriva dai termini quechua, machu (vecchio) e pikchu (cima o montagna).
Fa parte dei Patrimoni dell'umanità stilati dall'UNESCO. Nel 2003, più di quattrocentomila persone hanno visitato le rovine e l'UNESCO ha espresso preoccupazione per i danni ambientali che un tale volume di turisti può arrecare al sito.
Le autorità peruviane, che ovviamente ricavano dei notevoli vantaggi economici dal turismo, sostengono che non ci siano problemi e che l'estremo isolamento della valle dell'Urubamba sia, da solo, sufficiente a limitare il flusso turistico. Periodicamente viene proposta la costruzione di una funivia per raggiungere la città dal fondovalle, ma finora la proposta non è passata. La località è oggi universalmente conosciuta sia per le sue imponenti ed originali rovine, sia per l'impressionante vista che si ha sulla sottostante valle dell'Urubamba, circa 400 metri più in basso.
Nel 2007 Machu Picchu è stato eletto come una delle Sette meraviglie del mondo moderno.
Machu Picchu si trova a 13° 9' 47" di latitudine sud e 72° 32' 44" di longitudine ovest. Forma parte del distretto omonimo, nella provincia di Urubamba, regione di Cusco, in Perù. La più vicina città importante è Cusco, attuale capoluogo della regione e antica capitale Inca, a 130 km. I monti Machu Picchu e Huayna Picchu appartengono a una grande formazione orografica conosciuta come Batolito di Vilcabamba, nella Cordigliera Centrale delle Ande peruviane. Si trovano sulla riva sinistra della cosiddetto canyon dell'Urubamba, conosciuto anticamente come gola di Picchu. Ai piedi delle alture, praticamente cingendole, scorre il fiume Vilcanota-Urubamba. Le rovine incaiche si trovano a metà strada fra le cime delle due montagne, a 450 metri di altitudine sul livello del fondovalle e a 2.438 su quello del mare.
La superficie edificata misura approssimativamente 530 metri di lunghezza e 200 di larghezza, contando 172 edifici nell'area urbana.Le rovine propriamente dette sono situate all'interno di un'area intangibile del Sistema Nazionale delle Aree Naturali Protette dallo Stato (SINANPE, Sistema Nacional de Áreas Naturales Protegidas por el Estado), chiamata Santuario storico di Machu Picchu, che si estende su una superficie di 325,92 km² del bacino del Vilcanota-Urubamba (il Willka mayu o "fiume sacro" Inca).
Il Santuario storico custodisce e protegge una serie di specie biologiche in pericolo d'estinzione e vari siti incaici, fra i quali Machu Picchu è considerato il principale.
Verso il 1440 d.C. la gola di Picchu fu conquistata da Pachacútec, primo imperatore Inca (1438 d.C.- 1470 d.C.), durante la sua campagna nei pressi di Vilcabamba. Il sito di Machu Picchu dovette impressionare il monarca per le sue peculiari caratteristiche nell'ambito della geografia sacra della regione di Cusco, e perciò egli avrebbe ordinato di costruirvi, verso il 1450, un complesso urbano con edifici di gran lusso, civili e religiosi. Si ritiene che Machu Picchu avesse, come la maggior parte delle llactas incaiche, una popolazione mobile, che oscillava fra i 300 e i 1.000 abitanti: membri di un'élite (probabilmente la panaca di Pachacútec) e acllas. È stato dimostrato che la manodopera agricola era composta di coloni mitimaes o mitmas (mitmaqkuna) provenienti da luoghi diversi dell'impero.
Machu Picchu non era da nessun punto di vista un complesso isolato, per cui il mito della "città perduta" e del "rifugio segreto" degli imperatori Inca è privo di fondamento. Le valli che confluivano nella gola formavano una regione densamente popolata che crebbe spettacolarmente in produttività agricola a partire dall'occupazione Inca, nel 1440.
Gli Inca costruirono sul posto molti centri amministrativi - i più importanti dei quali furono Patallacta e Quente Marca - e numerosi complessi agricoli formati da terrazze di coltivazione.
Machu Picchu dipendeva da questi complessi per la sua alimentazione, poiché i campi del settore agrario della città sarebbero risultati insufficienti per rifornire la colonia. La comunicazione intraregionale era possibile grazie alla rete delle strade incaiche: otto di esse conducevano a Machu Picchu.
La cittadina di Picchu giunse a differenziarsi dalle colonie vicine per la singolare qualità dei suoi principali edifici.
Alla morte di Pachacútec, conformemente alle usanze reali incaiche, Machu Picchu e il resto delle sue proprietà personali sarebbero state trasferite all'amministrazione della sua panaca, che doveva destinare le entrate prodotte al culto della mummia del defunto re.
Si presume che questa situazione si sia mantenuta durante i governi di Túpac Yupanqui (1470 d.C.-1493 d.C.) e di Huayna Cápac (1493 d.C.-1529 d.C.).
Machu Picchu dovette perdere in parte la sua importanza trovandosi a competere in prestigio con le proprietà personali dei successori. Di fatto, l'apertura di una via più ampia e sicura fra Ollantaytambo e Vilcabamba (quella della valle di Amaybamba) disimpegnò la strada della gola di Picchu.
Si suppone che la città di Machu Picchu fosse stata costruita dall'imperatore Inca Pachacútec intorno all'anno 1440 e sia rimasta abitata fino alla conquista spagnola del 1532. La posizione della città era un segreto militare ben custodito, in quanto i profondi dirupi che la circondano erano la sua migliore difesa naturale. Difatti, una volta abbandonata, la sua ubicazione rimase sconosciuta per ben quattro secoli, entrando nella leggenda. Scoperte archeologiche, unite a recenti studi su documenti coloniali, mostrano che non si trattava di una normale città, quanto piuttosto di una specie di residenza estiva per l'imperatore e la nobiltà Inca.
Si è calcolato che non più di 750 persone alla volta potessero risiedere a Machu Picchu e probabilmente durante la stagione delle piogge o quando non c'erano nobili, il numero era ancora minore. La città fu riscoperta il 24 luglio 1911 da Hiram Bingham, uno storico di Yale, che stava esplorando le vecchie strade Inca della zona alla ricerca dell'ultima capitale Inca: Vilcabamba.
Bingham compì parecchi altri viaggi ed eseguì scavi fino al 1915 e solo più tardi si rese conto dell'importanza della sua scoperta e si convinse che Machu Picchu era quella che lui chiamava Vilcabamba. Di ritorno dalle sue ricerche, scrisse parecchi articoli e libri su Machu Picchu: il più conosciuto fu “La città perduta degli Inca”.
Paradossalmente Vilcabamba non era Machu Picchu: l'ultima capitale era a Espíritu Pampa: nascosta nella giungla, a poche centinaia di metri da dove era arrivato lui durante le sue ricerche. Nel 2008 una serie di documenti scoperti negli archivi americani e peruviani da alcuni studiosi internazionali, tra cui lo storico americano Paolo Greer, rivelano che il tedesco Augusto Berns scoprì invece Machu Picchu nella seconda metà dell'800 e costituì una società per sfruttarne le ricchezze. Berns scoprì la località nel 1867, 44 anni prima che l'esploratore americano Hiram Bingham la rivelasse al mondo occidentale. Greer e i suoi colleghi puntano ora a localizzare i tesori perduti, molti dei quali potrebbero essere finiti in collezioni private.
Ma chi erano gli Inca? Gli Inca furono gli artefici di una delle maggiori civiltà precolombiane che si sviluppò nell’altipiano andino, tra il XIII e il XVI secolo, giungendo a costituirvi un vasto impero. Il termine Inca è perlopiù usato come sostantivo, generalmente al plurale (gli Inca), ma viene utilizzato anche come aggettivo per qualificare manifestazioni varie di questo popolo (ad esempio si utilizzano espressioni quali architettura inca, religione inca, scrittura inca). Il complesso delle attività culturali e formative della collettività in esame viene comunemente indicato come civiltà inca, ma non è raro l'utilizzo del termine gli Inca per riferirsi, in senso lato, alla loro cultura.
Gli studiosi di storia precolombiana si sono sempre domandati se gli Inca fossero stati una stirpe autoctona o se fossero giunti nell’attuale Perù a seguito di una migrazione da paesi lontani. Particolari ricerche sono state indirizzate a risolvere il problema esaminando gli aspetti legati alla morfologia, all’archeologia e alla linguistica, mentre altre si sono orientate sullo studio dei miti delle origini tramandati dai cronisti spagnoli.
Già William H. Prescott, nella sua monumentale “Conquista del Perù” aveva fatto riferimento a delle differenze riscontrate tra i crani di Inca e quelli di peruviani comuni. La sua osservazione derivava dalla lettura di “Crania americana”, un’opera del suo compatriota Samuel George Morton, uscita in Filadelfia nel 1839. Morton aveva effettuato delle accurate misurazioni dei crani delle mummie peruviane con tutt’altro scopo. Era un convinto assertore della teoria della poligenesi e tendeva a dimostrare che le razze umane non derivavano dal medesimo ceppo, inoltre riteneva che la misura del cervello determinasse il livello d’intelligenza.
Tuttavia dai suoi studi emergeva che i crani di Inca differivano da quelli dei loro sudditi comuni per un angolo facciale molto più sviluppato.
Le sue osservazioni hanno alimentato per lungo tempo la convinzione che gli Inca appartenessero ad una razza estranea alle Ande, ma i moderni ricercatori hanno opposto alcune considerazioni assai penetranti. Secondo loro, le ricerche di Morton sono state effettuate su un numero troppo esiguo di reperti per poterle accettare come conclusioni generalizzate. Inoltre il professore americano non ha tenuto conto delle pratiche di deformazione del cranio, diffuse nel Perù dell’epoca, che differivano tra etnia ed etnia con risultati anche imponenti.
L'archeologia classica non ha permesso di dipanare il mistero dell’origine degli Inca. Scavi approfonditi nell’area del Cuzco hanno tuttavia dimostrato che l’uso della ceramica inca appare improvvisamente su un anteriore substrato estraneo, a riprova dell’arrivo dei suoi utilizzatori, quando erano già in possesso delle necessarie tecniche artistiche e costruttive. Successive investigazioni su reperti apparentati trovati in altre aree centroamericane non hanno invece consentito di riconoscervi una origine comune essendo prevalente l’opinione di uno scambio limitato tra diverse culture.
Manufatti di natura inca, prevalentemente metallici, sono stati in effetti ritrovati in tutto il continente sudamericano, ma sono frutto di scambi o di razzie essendo i loro possessori ad un livello culturale nettamente inferiore a quello peruviano.
Si osserva al proposito che l’esistenza dell’impero inca era già nota ai Portoghesi almeno dieci anni prima della sua scoperta, grazie ai racconti degli indigeni della regione del Rio de la Plata con cui erano in contatto. Un avventuriero lusitano, Alejo García, partecipò personalmente, nel 1526, ad una spedizione effettuata dagli indigeni Guaraní a scopo di razzia giungendo, attraverso la selva, fino ai confini orientali del regno di Huayna Capac.
La comparazione delle ricerche effettuate nei vari campi di indagine non permette di risolvere con certezza il mistero dell'origine degli Inca, tuttavia consente di proporre delle ipotesi ragionevolmente probabili sulla loro appartenenza al ceppo andino, a sua volta derivato da una remota migrazione dal Nord del continente. Il loro linguaggio, probabilmente puquina, è riferito ad un idioma usato in una località sui bordi del lago Titicaca. Tutti i miti che li riguardano hanno in comune l'identificazione del loro luogo di origine in una zona sempre collocata nei pressi di questo lago.
La loro presenza nel Cuzco è preceduta da una peregrinazione nella regione, sempre partendo dal grande specchio d'acqua. Infine nella storia degli Inca troviamo innumerevoli riferimenti alla zona del lago ritenuta sacra ed oggetto di pratiche, anche importanti, di devozione.
Per questi motivi, la maggior parte degli investigatori sulle antichità incaiche sono concordi nel ritenere che gli Inca derivano da una particolare etnia andina costretta a lasciare la propria zona d'origine, nei pressi del lago Titicaca, per una qualche calamità naturale o per un'invasione straniera. La ricerca di un nuovo territorio avrebbe richiesto parecchi anni e faticose traversie attraverso scontri con altre tribù ostili ed avrebbe avuto fine soltanto con il loro ingresso nella conca del Cuzco, scarsamente abitata e oggetto di una facile conquista.
Solo da quel momento avrebbe avuto inizio la vera storia degli Inca.
Fanno eccezione alcuni studiosi tra cui Louis Baudin (Il Perù degli Inca) e José Imbelloni (La esfinge indiana) che propendono per una origine polinesiana dei peruviani, Inca compresi, ma la loro resta una tesi isolata seppur appoggiata da suggestive argomentazioni.

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