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"Le Teorie Complottiste", conferenza di Federico Bellini il 23 settembre a Livorno.

20 settembre 2017
Dal sito http://coscienzaliena.blogspot.it/ ripubblico l'articolo afferente la tanto attesa conferenza di Federico Bellini che si terrà a Livorno il prossimo 23 settembre in ordine al tema "Le teorie complottiste".


Confermata, finalmente, la tanto attesa conferenza di Federico Bellini che si terrà a Livorno, al Circolo Arci Divo Demi, il prossimo sabato 23 settembre. Durante il pomeriggio saranno trattate tutte quelle tematiche controcorrente, spesso al centro della frenetica attività mediatica e che sono tutte accomunate dallo stesso filo conduttore: le Teorie Complottiste! La Teoria della Terra Piatta, le Scie Chimiche, il Progetto HAARP, il CERN, le attività misteriose e occulte della NASA, le Società Segrete, le Massonerie, i progetti sociali, politici ed economici che modificano gli assetti del nostro attuale Mondo, ma anche i misteri legati all'Ufologia, i Rapimenti Alieni, e molto altro ancora, saranno tutte tematiche che Federico Bellini cercherà di spiegare, tra verità e falsità, contribuendo, così, ad una visione nuova di tutti questi fenomeni di massa, da lui definiti "Esperimenti Sociali". Per l’occasione sarà presentato anche l'ultimo libro del ricercatore-scrittore "Schiavi della Matrix".

Federico Bellini è nato a Pontedera nel 1978, la sua famiglia risiede da anni a Calcinaia e alterna la sua vita e il lavoro con il paese di Vecchiano, in provincia di Pisa. Musicista, studia al Conservatorio Cherubini di Firenze, diventa poi uno stimato curatore d’arte organizzando centinaia di mostre d’arte ed eventi culturali in diverse strutture turistiche tra le province di Pisa, Lucca, Firenze e Pistoia. Fonda poi una casa editrice nel 2014, la Risveglio Edizioni, alternando così la sua poliedrica attività di compositore, scrittore ed editore. Dopo essersi interessato ad esperienze extra-umane, spesso associate al controverso mondo ufologico, parlandone in importati emittenti televisive (Mistero su Italia1) e radiofoniche nazionali (Border Nights, Forme d’Onda, etc.), o scrivendone in riviste specializzate che escono in edicola ogni mese (X Times, Ufo International) in seguito ha iniziato un intensivo lavoro di ricerca interiore, sperimentando su sé stesso un percorso alternativo, nel quale ha unito tutte le sue conoscenze in un'unica, nuova e particolareggiata visione spirituale dell'Universo. Attualmente è impegnato, in collaborazione con altri autori, nella stesura di libri che mirano a diffondere queste conoscenze, oltre ad aver tenuto conferenze su queste tematiche oltreconfine in tutta Italia, tra cui vengono segnalate quelle con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Capannori (Lucca), nella Sala Consigliare del Comune Cadoneghe (Padova) il 1° settembre 2016, ma anche Torino, Verona e Roma, etc. Attualmente è creatore e gestore del seguito blog “Coscienza Aliena”, è fondatore della casa editrice “Risveglio Edizioni”, insieme al progetto “Risveglio Community”.

La conferenza di Federico Bellini si terrà:
Luogo: Circolo Arci Divo Demi - Piazza Francesco Ferrucci - Livorno
Data: sabato 23 settembre 2017
Ora: 15-19
Per informazioni: risveglioedizioni@live.com 

Il saggio "A proposito degli alieni...", di Francesco Toscano ed Enrico Messina, in vendita presso il portale internet lulu.com al costo di euro 10,50.

30 luglio 2015
ISBN 978-1-4709-4944-0
Buonasera. Vi ricordo che è possibile acquistare il saggio "A proposito degli alieni...", di Francesco Toscano ed Enrico Messina, edito da lulu.com, (la casa editrice statunitense tra le migliori al mondo per l'autopubblicazione e/o Self Publishing, che è raggiungibile all'url http://www.lulu.com/), alla modica cifra di € 10,50Certo di avervi fatto cosa gradita, colgo l'occasione di porgere loro cordiali saluti. Francesco Toscano, il co-autore del saggio.

Sinossi:
Fin dalla preistoria ci sono tracce evidenti del passaggio e dell’incontro tra esseri extraterrestri ed esseri umani.Da quando l’uomo è sulla Terra, per tutto il suo percorso evolutivo, passando dalle prime grandi civiltà, all'era moderna, sino ai giorni nostri, è stato sempre accompagnato da una presenza aliena. Lo dicono i fatti: nei reperti archeologici, nelle incisioni sulle rocce (sin qui rinvenute), nelle sculture, nei dipinti, in ciò che rimane degli antichi testi, sino ad arrivare alle prime foto e filmati oltre alle innumerevoli prove che oggi con le moderne tecnologie si raccolgono. Gli alieni ci sono sempre stati, forse già prima della comparsa del genere umano, e forse sono loro che hanno creato l'Homo sapiens.

Dettagli del prodotto:

ISBN
9781470949440
Edizione
Prima Edizione - Decima Revisione
Editore
Lulu.com
Pubblicato
22 marzo 2012
Lingua
Italiano
Pagine
301
Rilegatura
Copertina morbida con rilegatura termica
Inchiostro contenuto
Bianco e nero
Peso
0,51 kg
Dimensioni (centimetri)
Larghezza: 15,24, altezza: 22,86

Ufo ripreso dagli astronauti della missione Apollo 7 e la censura del tempo per insabbiare il fenomeno O.V.N.I..

22 gennaio 2015
22 gennaio 2015.

Apollo 7 fu la prima missione con equipaggio nel programma Apollo ad essere lanciata dopo il tragico incidente dell'Apollo 1.

Fu una missione orbitale di undici giorni, il primo lancio con equipaggio del veicolo di lancio Saturn IB, e la prima missione spaziale americana con tre uomini. Nel 1966, divenuto concreto il programma della NASA denominato Apollo, si partì con l'idea che il primo lancio di un equipaggio, composto da tre persone, avvenisse verso la fine del 1966 invece che all'inizio dell'anno 1967, sotto l'insignificante denominazione tecnica AS-204.

Vendute settanta copie della prima edizione del libro "A proposito degli alieni...." di Francesco Toscano ed Enrico Messina.

15 novembre 2012

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16 Nov. 2012. 

Gentile lettrice, Egregio lettore del blog, buonasera.

E' con immenso piacere che vi comunico di aver venduto la settantesima copia del libro/ebook "A proposito degli alieni...." di Francesco Toscano ed Enrico Messina.

Per me, neo autore di un saggio, è motivo di orgoglio essere riuscito a vendere in pochi mesi, con tutte le difficoltà che il mondo dell'editoria pone ai nuovi autori e agli autori emergenti, nonché la crisi economica del momento,così tante copie del nostro saggio in  rete.

Siamo partiti documentandoci in rete e alla rete Internet abbiamo affidato le sorti della nostra prima opera letteraria.

Noi lo consideriamo un ottimo risultato, considerando che si tratta della prima edizione di un'opera prima di due nuovi autori che si sono affacciati, per la prima volta, nel mercato editoriale on-line.

Come ben sapete, il libro dal titolo "A proposito degli alieni..." è un saggio di ufologia, archeologia misteriosa, archeoastronomia, che ha "la presunzione" di trattare un argomento così ostico esaminandolo dal punto di vista storico o per meglio dire "storiografico"; in particolare, i due autori hanno cercato di analizzare  ed esaminare il fenomeno U.F.O. ed alieni nella sua globalità, partendo dai primi avvistamenti di OVNI della storia umana, per poi passare allo studio di alcuni OOPArt, di alcuni manufatti archeologici, di alcuni antichi testi, alla storia e ai miti di antiche civiltà scomparse.

Il libro è stato pubblicato inizialmente presso il portale internet Lulu.com, raggiungibile all'url http://www.lulu.com/ con il prezzo di copertina di € 15,00 (ISBN 9781470949440). Più volte scontato dagli autori nel corso di questi mesi, oggi è in vendita al prezzo di € 11,25, cioè con uno sconto del 25% sul prezzo di copertina originario. E' distribuito fra i più importanti canali librari online al mondo che attingono per la vendita online dal catalogo librario Ingram.

Nel mese di maggio del 2012 è stato pubblicato in Italia dalla casa editrice Photocity.it s.r.l. di Pozzuoli (Na) e distribuito presso i più importanti canali librari online nazionali. Ad oggi il prezzo di vendita del libro, edito da Photociti.it s.r.l. (ISBN  978-88-6682-208-0 ), è di € 12,75.

Se ancora non lo avete acquistato è il momento giusto per farlo. Considerate, fra l'altro, che il portale Internet Lulu.com, fino al 16 novembre 2012, offre al pubblico, per qualsiasi ordine, uno sconto del 20%; basta inserire, all'atto del pagamento dell'opera, il codice sconto "SERENTIS".

Due calcoli veloci...!? 

Il libro edito da Lulu.com, sino alle ore 24.00 di oggi 16 novembre 2012, ha un costo di  € 9,00 (cioè € 11,25 - il 20%).

Approfittate di questa vantaggiosissima offerta per potere anche voi "prendere coscienza" del fenomeno UFO ed alieni.

In conclusione, volevo ringraziarvi di cuore a nome mio e dell'altro autore, Enrico Messina, per aver creduto nel nostro lavoro, frutto dell'impegno profuso nel corso di questi mesi nella meticolosa ricerca di fatti ed avvenimenti che hanno segnato la storia dell'umanità, nel corso dei secoli, e riconducibili al fenomeno che tanto ci appassiona.

Chiunque fosse interessato all'acquisto del libro, può farlo anche visitando i seguenti portali internet:



Buona lettura!

Francesco Toscano, il co-autore del saggio.



Il libro "A proposito degli alieni...." di Francesco Toscano ed Enrico Messina, in vendita al prezzo di € 11,25 (scontato del 25% sul prezzo d copertina) su Lulu.com.

9 novembre 2012
09 novembre 2012.

Gentili lettori, buongiorno. In attesa delle prossime festività natalizie, gli autori del saggio "A proposito degli alieni..." di Francesco Toscano ed Enrico Messina, edito dalla casa editrice statunitense Lulu.com, si pregiano di farvi dono della loro opera letteraria scontata del 25% rispetto al prezzo di copertina fissato inizialmente dagli autori ad € 15,00. Ciò premesso, da oggi e sino alla data del 31 dicembre 2012, è possibile acquistare il libro in parola al prezzo di € 11,25 (con un risparmio netto di € 3,75 rispetto al prezzo di copertina di € 15,00). Allora, che cosa aspettate? Affettatevi in quanto l'offerta è valida solo fino al 31 dicembre 2012. Cordialmente vostro, Francesco TOSCANO, il co-autore del saggio.

Sinossi:

Fin dalla preistoria ci sono tracce evidenti del passaggio e dell’incontro tra esseri extraterrestri ed esseri umani. Da quando l’uomo è sulla Terra, per tutto il suo percorso evolutivo, passando dalle prime grandi civiltà, all’era moderna, sino ai giorni nostri, è stato sempre accompagnato da una presenza aliena.
Lo dicono i fatti: nei reperti archeologici, nelle incisioni sulle rocce (sin qui rinvenute), nelle sculture, nei dipinti, in ciò che rimane degli antichi testi, sino ad arrivare alle prime foto e filmati oltre alle innumerevoli prove che oggi con le moderne tecnologie si raccolgono. Gli alieni ci sono sempre stati, forse già prima della comparsa del genere umano, e forse sono loro che ci hanno creato. I Sumeri, gli Egizi, i Maya, gli Inca, le civiltà indiane, tutte culture che hanno avuto un livello tecnologico superiore per quel tempo. I miti Babilonesi, la cultura Greca con la sua mitologia, i miti delle popolazioni nordiche, le leggende delle popolazioni precolombiane, (persino nella Bibbia, vedi Genesi o Apocalisse), parlano di esseri soprannaturali, di eventi immani, (come un grande diluvio). Anche in questo periodo alcuni popoli che vivono allo stato primitivo, come ad esempio i Dogon del Mali, hanno conoscenze astronomiche cui l’uomo moderno ha avuto accesso solo dopo con il progredire della tecnologia.
E' nell’era moderna che la tematica si sviluppa maggiormente. Dal Novecento ad oggi è un susseguirsi di prove, fatti, avvistamenti; l’episodio di Roswell è il più indicativo. Gli U.S.A. sembrano la nazione che nel secondo dopoguerra abbia beneficiato maggiormente del contatto con gli alieni. L’oscurantismo della Guerra Fredda, dominante sino a qualche anno fa è crollato. Tutte le Intelligence delle maggiori potenze mondiali stanno rivelando al mondo dossier segretati sino a qualche tempo fa, in vista forse del 2012, che secondo un’antica profezia Maya segnerà l’inizio di una nuova era. Anche il Vaticano ha ammesso la probabile esistenza di extraterrestri, con i relativi problemi etico-religiosi che ne possono derivare. Se esistono gli alieni, e se ci hanno creati loro, esiste anche un Dio Creatore, come lo intendiamo noi? Che cosa succederebbe se così non fosse? La Chiesa sà la verità e non la vuole rivelare? Oppure sia noi che gli alieni facciamo parte di un unico progetto divino? Abbiamo un’anima? Che cosa succede dopo la morte?
L’aldilà è forse un’altra dimensione o un Universo parallelo dove i mondi s’incontrano?
Perché (come dicono alcuni ricercatori) gli alieni ci studiano?
Che cosa cercano nell’uomo? Le grandi potenze mondiali ne sono informate?
Tutti interrogativi cui non è possibile a oggi dare una risposta certa, però si può provare a dare diverse, probabili soluzioni.

Dettagli del prodotto

ISBN
9781470949440
Edizione
Prima Edizione - Decima Revisione
Editore
Lulu.com
Pubblicato
22 marzo 2012
Lingua
Italiano
Pagine
301
Rilegatura
Copertina morbida con rilegatura termica
Inchiostro contenuto
Bianco e nero
Peso
0,51 kg
Dimensioni (centimetri)
Larghezza: 15,24, altezza: 22,86











Il libro "A proposito degli alieni..." di Francesco Toscano ed Enrico Messina scontato di un ulteriore 20% su lulu.com.

23 ottobre 2012
23 Ottobre 2012.
Sino al 26 Ottobre 2012 Il libro "A proposito degli alieni...." di Francesco Toscano ed Enrico Messina, edito dalla casa editrice lulu.com, sarà in vendita sul portale della medesima casa editrice scontato di un ulteriore 20%. Ciò significa che da oggi e fino al 26 Ottobre 2012 potete acquistare il libro in questione al prezzo di  € 10,20
Visitate il portale Internet della casa editrice  http://www.lulu.com/it/  ed approfittate di questa offerta affinché anche voi possiate "prendere coscienza" del fenomeno U.F.O ed alieniChiunque di voi fosse interessato può approfittare di questa offerta cliccando sull'immagine sottostante ed inserendo all'atto dell'acquisto il codice promozionale JEKYLL:
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E un giorno mi svegliai, di Francesco Toscano. Capitolo terzo - prima parte.

21 ottobre 2012

CAPITOLO 3

La cattura e la deportazione in un pianeta della Costellazione del Centauro. Alfa Centauri[1] e il pianeta gemello della Terra.

“PROXIMA Centauri è la stella più vicina a noi. Alla velocità della luce, un’astronave impiegherebbe poco più di quattro anni per raggiungerla. Una volta giunti a destinazione, cosa troverebbero i passeggeri di questa ipotetica nave spaziale? Viaggiando nei pressi di Proxima, i nostri esploratori vedrebbero una debolissima nana rossa grande circa un decimo del Sole. Una piccola delusione, forse. Ma guardando più in là, ecco spuntare una coppia di stelle brillanti molto simili al nostro Sole. Sono Alfa Centauri, una delle stelle più brillanti del cielo australe, e la sua compagna Alfa Centauri B. Per raggiungere queste stelle l’astronave dovrebbe viaggiare almeno altri due mesi, ma la ricompensa per questo lungo viaggio sarebbe grandiosa. Guardando attentamente Alfa Centauri B, magari con l’aiuto di speciali filtri, gli astronauti vedrebbero un piccolo puntino luminoso vicinissimo alla stella. A soli sei milioni di chilometri dalla stella, un piccolo pianeta che compie un’orbita in soli tre giorni. Un’orbita così stretta da rendere il pianeta incandescente e probabilmente inospitale. E’ un’avventura fantascientifica che sembra pura fantasia, a parte un dettaglio. Quel pianeta esiste davvero, ed è molto simile alla Terra.[2]
Pensai che stessi sognando e che l’incubo[3], in cui il mio inconscio mi aveva fatto precipitare nel corso delle ore notturne, prima o poi si sarebbe allontanato da me facendomi riposare serenamente. Non era un incubo, né era il frutto di uno stato psicofisico riconducibile a una cattiva digestione. Stavo vivendo un’esperienza al di fuori del comune, un’esperienza paranormale che in pochi sulla Terra hanno vissuto.
Questo sparuto numero di esseri umani segnati da un’esperienza tanto traumatica, non ci crederete, si considerano dei prescelti, degli eletti, adducendo di far parte di quel venticinque per cento[4] del genere umano dotato di Anima[5].
Qualcuno o qualcosa, però, mi svegliò, facendomi prendere subito coscienza del fatto che non si trattava di un sogno ma di pura e cruda realtà.
Un gigantesco rettile, verosimilmente una delle tante creature aliene che popolavano l’astronave su cui mi trovavo, creatura descritta da molti ufologi sulla Terra come appartenente alle specie aliena dei Rettiliani[6], alto circa tre metri, mi prese dai piedi e, dopo avermi tirato con forza dal cilindro in cui mi trovavo rannicchiato, mi trascinò via come un verme, facendomi mangiare la polvere presente sul pavimento dell’astronave dei Malachim.
Ero caduto dalla padella nella brace.
Dallo shock che quell’orrenda bestia mi aveva causato, persi i sensi.
Mi risvegliai.
Il sauriano continuava a trascinarmi lungo un corridoio di un velivolo spaziale del tutto diverso rispetto a quello in cui mi trovavo quando i Malachim, a servizio degli Anunnaki, mi condussero dopo il mio rapimento.
Era un essere gigantesco, mostruoso, repellente, una sorta di drago di Komodo[7] , ma a differenza di quest’ultimo camminava in posizione eretta e molto, molto, più intelligente e temibile.
Prima di svenire per l’ennesima volta dalla paura, metabolizzai l’idea che era giunta la mia ora e che avrei fatto una morte orribile fra le fauci di quell’orribile mostro.
Mi svegliai ancora una volta.
Mi ritrovai rinchiuso all’interno di una prigione che, a differenza di quelle presenti sulla Terra, non era circondata da grate metalliche tese a impedire al prigioniero di fuggire, ma da un reticolo di campi di forza elettromagnetica che impedivano a chiunque di tentare la fuga, provocando allo stolto che vi avesse provato la morte istantaneamente.
In quella prigione non c’ero solo io, ma un altro centinaio di esseri umani che come me avevano avuto la sfortuna di incappare in una delle specie aliene più crudele che abita il nostro stesso sistema solare.
Un uomo, seduto per terra a pochi centimetri dal luogo in cui anch’io mi trovavo, si teneva la testa con le mani, quasi a voler comprendere meglio quell’esperienza traumatica che aveva vissuto.
Tutti, o quasi tutti, se ne rimanevano lì, immobili, e in religioso silenzio, forse per paura di attrarre l’attenzione dei sauriani, alcuni dei quali erano fuori la “gabbia ipertecnologica” di sentinella; o forse perché ci trovavamo in una nuova Babele dove nessuno capiva nessuno, tenuto conto che riuscivamo a esprimerci solo nelle lingue dei nostri paesi di origine o, i più fortunati che avevano studiato o che avevano avuto la fortuna di nascere nei paesi anglosassoni o latino americani, in Inglese o in Spagnolo.
I sauriani, discutevano alcuni dei prigionieri in spagnolo, che si trovavano a circa tre metri da me, ci avevano deportato in un pianeta del sistema solare di Alfa Centauri B, stella molto simile al nostro Sole ma leggermente più piccola e debole.
Il pianeta, a loro dire, aveva una massa poco più grande di quella della Terra, e orbitava a circa sei milioni di chilometri dalla sua stella, molto più vicino di quanto sia Mercurio al Sole nel Sistema Solare.
Capii solo allora perché vi era tanto caldo in quella maledetta prigione.
Faceva così caldo che, a confronto, le fiamme dell’Inferno erano delle carezze di un bambino.
Se quel pianeta era così vicino alla sua stella come mai i sauriani ci avevano deportato proprio lì? Nessuno di noi era in grado di dirlo. Qualcuno elaborò una sua tesi, ma era soltanto una mera supposizione senza alcun fondamento scientifico.
L’unica cosa certa, e che tutti noi sapevamo, era che la Terra si trovava a circa 4,7 anni luce da noi e che era impossibile, considerato il “campo di prigionia” dove ci trovavamo, riabbracciare i nostri cari. L’uomo che era seduto per terra a pochi centimetri da me, alla mia sinistra, mi disse: «What is your name?»
«Which area of the Earth come from?»
Risposi: «Scusa, ma non ti capisco.»
Vi era alla mia destra, a circa un metro da me, un piccolo uomo, esile, segnato nel fisico dall’esperienza traumatica vissuta, proprio come gli altri poveri esseri umani prigionieri dei sauriani che, avendo ascoltato involontariamente la discussione, s’intromise dicendomi: «Vuole sapere come ti chiami e da dove vieni.»
Io risposi a entrambi: «Mi chiamo Salvatore, vengo da Palermo, la capitale della Sicilia, in Italia.»
L’Inglese seduto alla mia sinistra non capì e l’uomo alla mia destra, che si era intromesso nella discussione fungendo da interprete, gli disse quello che voleva sapere.
Ritornammo a restare in silenzio. Che assurdità! Lontani milioni di chilometri dalla Terra, in un pianeta ostile, prigionieri di alcuni extraterrestri violenti e crudeli, e non essere in grado di comunicare fra di noi per la diversità delle nostre lingue, delle nostre culture, dei modi e degli stili di vita che avevano pesantemente condizionato sul nostro pianeta le nostre umili vite.

Come bestie.


In quella gabbia che ci costringeva a condividere la nostra umanità eravamo stipati come tante bestie destinate al macello. L’aria era irrespirabile e il puzzo di piscio e di merda ci mandava in tilt le cellule olfattive; la nostra umanità era ridotta ai minimi termini. Qualcuno dei prigionieri chiedeva dell’acqua, qualcun altro chiedeva del cibo, io, malgrado avessi avuto bisogno di tutto ciò, non parlai, rimasi in silenzio, e piansi come un bambino in fasce.
L’uomo alla mia destra nel vedermi piangere mi disse di farmi coraggio e di resistere, convinto che, a differenza sua, avessi una tempra più forte. Aveva ragione; non passarono neanche poche ore che esalò l’ultimo respiro.
Una sfera metallica allora, che sorvegliava gli umani prigionieri, volò verso il cadavere di quell’uomo e dopo aver scandito il suo corpo con un raggio laser, gli conficcò una sonda in corpo che gli prelevò quello che restava del suo sistema linfatico. Ben presto il cadavere fu prosciugato e divenne una specie di buccia di limone spremuta. Da una porta, invisibile a occhio nudo, che si aprì a breve distanza nella parete frontale, entrò uno dei tanti sauriani che popolavano quella nave spaziale. Si caricò il cadavere di peso sulle spalle e lo portò via.
Ebbi compassione di quel povero Cristo di cui non seppi mai il nome, che mi aveva aiutato, se così si può dire, a relazionarmi con i miei stessi simili detenuti in quell’Inferno che sembrava essere stato creato ad hoc per la specie umana.
Una donna, a circa venti metri da me, bionda, alta circa un metro e settanta, corporatura normale, di circa vent’anni, si alzò allora di scatto e si scaraventò con le ultime energie che le erano rimaste in corpo contro il campo di forza che chiudeva l’apertura della nostra gabbia, controllata dai due sauroidi che erano posti a breve distanza da quell’apertura in qualità di sentinelle.
L’onda d’urto, opposta alla forza che quella poveretta era riuscita a trovare dentro di sé, la scaraventò contro la parete opposta. Dopo alcuni spasmi di dolore atroce, esalò l’ultimo respiro.
Un’altra sfera metallica allora, che presumibilmente controllava la zona in cui la donna giaceva esanime, si avvicinò al suo cadavere e riprese quella macabra procedura di scansione dell’essere umano tesa a costatarne il decesso. Pochi secondi dopo si aprì un altro varco dalla parete posta a breve distanza da lei. Entrò un altro sauroide.
La bestia famelica, a differenza dell’altro suo simile, non prese il cadavere della donna e se lo caricò in spalla, ma lo squartò come fosse stato un pollo allo spiedo appena cotto, divorandolo senza alcun ritegno e denotando un processo d’involuzione della sua specie rispetto ad altre entità da me conosciute in quel viaggio paranormale.
Vomitai anche l’anima nell’osservare quella scena disgustosa e lugubre. Feci spallucce e mi rannicchiai su me stesso quasi volessi scomparire da quel luogo.
Tra gli odori nauseabondi che emanavano i nostri escrementi e l’odore del mio stesso vomito non sapevo proprio che posizione scegliere per mettermi a mio agio.

Non c’era verso di stare in piedi perché le macchine ci costringevano a stare sul pavimento, forse perché erano state programmate per farci scoppiare il cuore nel più breve tempo possibile; forse era quella la nostra pena da espiare in quell’Inferno dantesco che i sauriani avevano realizzato per noi, poveri esseri viventi che sarebbero dovuti essere calpestati come tanti insetti nocivi.

La mia vita appesa ad un filo.


Quello che non riuscivo a capire degli eventi traumatici in cui rimasi coinvolto e verificatisi negli ultimi giorni della mia prigionia, era indissolubilmente legato al seguente quesito: «Perché i sauriani ci avevano fatto loro prigionieri?»
Non capivo, in particolare, come avessero annientato la specie aliena che per prima aveva ordito il mio rapimento e quello, pensai, di tutti gli altri sventurati che come me si trovavano in quella lurida gabbia.
Feci mille supposizioni, sebbene il mio stato psicofisico non mi permettesse per niente di avviare questi processi mentali, che il mio cervello contro la mia volontà, in un momento di maggior lucidità, era riuscito tuttavia a elaborare.
Sicuramente quelle sottospecie di lucertoloni, pensai, dovevano aver fatto esplodere la nave spaziale dei Malachim e, dopo averli sterminati tutti, erano riusciti a impossessarsi di quel succulento bottino che gli umani rappresentavano per loro e di cui la nave spaziale dei Malachim disponeva.
Mi chiesi se fosse stato un caso, oppure era consuetudine dei sauriani attaccare le navi spaziali dei Malachim e i loro potenti signori alla ricerca di cibo.
Pensai che quei maledetti fossero avvezzi ad attaccare le navi spaziali dei Malachim, non fosse altro che, come io avevo avuto modo di notare, era ricca di cibo, benché sottovetro. Una sorta di supermercato dell’orrore in cui fare incetta di carne macellata a buon prezzo.
Non avendo elementi di riscontro non potevo che fare solo supposizioni fini a se stesse.
La stanchezza e la crudeltà degli accadimenti cui ero stato testimone avevano pian piano esaurito le ultime energie che il mio corpo possedeva. Mi addormentai, nonostante tutto, precipitando in uno stato di pre-morte. Il mio battito cardiaco era man mano scemato sino a diventare totalmente assente.
Non presentavo più alcuna attività cerebrale (EEG).
Ciononostante, inspiegabilmente, avevo continuato ad avere la percezione visiva e sonora di quello che stava accadendo attorno a me.
Mi ritrovai in un angolo del soffitto della prigione e guardavo, non sono in grado di dirvi come e perché, tutta la scena che si svolgeva al suo interno. Il mio corpo immobile era riverso prono sul pavimento. Gli altri miei simili guardavano con pietà il mio povero corpo, supponendo che da lì a poco fosse stato digerito da quei mostri dei nostri carcerieri. La sofferenza che attanagliava tutte le mie membra era svanita quasi per magia.
Avvertivo una piacevole sensazione di calore che avvolgeva il mio spirito, e un grande senso di pace.
Mi dispiacque, pur tuttavia, vedere che la sonda robotizzata dei sauriani si era avvicinata al mio corpo esanime, a tutta velocità, così come aveva fatto in precedenza quando qualcuno dei miei simili era deceduto ed era diventato un ottimo spuntino per quelle malefiche bestie dei sauriani.
Non mi preoccupai più di tanto, consapevole che la mia ora era arrivata e che, tutto sommato, potevo ritenermi felice della vita vissuta sino al giorno antecedente al mio rapimento.
Mi ritrovai, non so dirvi come, di fronte ad un tunnel alla fine del quale vi era una luce splendente, o qualcosa di simile. Udii un sibilo, o una specie di vibrazione elettrica, o un ronzio, non sono in grado di dirvi con esattezza che cosa fosse realmente, mentre mi accingevo a varcare “quel portale” ed entrare, spinto da una forza soprannaturale, in una nuova sfaccettatura della realtà o dell’essere.
Varcato il tunnel, incontrai degli “esseri” dotati di corpi luminosi ed eterei, che brillavano di una luce abbacinante; la luce saturava tutto l’ambiente in cui mi trovavo. Fui inondato allora di un sentimento d’amore immenso, proveniente da quella luce irradiata da quegli strani “esseri”, mai provato prima sulla Terra o su gli altri pianeti in cui fui condotto nel corso del mio rapimento da parte degli alieni.
Mi sembrò allora che sia la luce sia l’amore che infondevano quegli esseri fossero la stessa identica cosa.
Anch’io, così come avevano fatto i Malachim con me durante il mio rapimento, fui in grado di relazionarmi con quegli esseri di luce telepaticamente, comprendendoli immediatamente.
In quei frangenti mi sembrò di rivivere e rivedere le azioni buone e cattive compiute fino a quel momento, percependo immediatamente l’effetto che esse avevano procurato al mio prossimo.
Al mio fianco, mentre rivedevo la mia vita come riprodotta in un film, vi era un “essere” di luce che mi poneva delle domande tese ad aiutarmi a ricordare gli eventi della mia breve esistenza.
Quell’“essere” di luce rilevò allora che, oltre all’amore, una delle cose che si può portare con sé al momento della morte è la conoscenza.
Solo allora, non sono in grado di dirvi come e soprattutto perché, il mio spirito ritornò indietro andandosi a ristabilire all’interno del mio corpo; mi parve di aver attraversato un cunicolo spazio-temporale nell’effettuare quel viaggio come se la realtà da me vissuta e quella che la morte mi offriva di vivere facessero parte di due mondi agli antipodi.
Il dolore che attanagliava il mio corpo divampò in tutta la sua inaudita potenza. Non c’era un muscolo del mio corpo che non mi facesse male. Non c’era una cellula del mio organismo che non avesse sofferto maledettamente quella situazione in cui mi ero venuto a trovare.
Mi accorsi che il robot dei sauriani continuava a irradiarmi quel suo raggio verdastro che cercava di scandire il mio corpo alla ricerca di quell’energia divina che gli alieni conoscevano bene e di cui sapevano sfruttarne una delle sue caratteristiche peculiari: quella di ridare la vita a un essere che se ne era privato.

Nella stanza della macchina per rigenerare il corpo ed attivare Anima.

La sonda robotizzata continuava a sondare il mio corpo. Aprii gli occhi. Nel vedere quel robot a pochi centimetri del mio volto, che continuava a scandire le mie membra alla ricerca di vita, ebbi paura e svenni.
Mi risvegliai poco tempo dopo all’interno di una macchina a forma di cilindro, della stessa specie di quella utilizzata dai Malachim.
Qualcuno o qualcosa mi ci aveva condotto, togliendomi dalla gabbia che imprigionava sia il mio corpo sia il mio spirito, dove erano rimasti gli altri miei simili in attesa di una morte certa.
Mi resi conto anche di non essere più sporco e che il mio fisico era stato ripulito dai miei escrementi. Mi avevano abbigliato con una veste bianca, trasparente, che si modellava perfettamente al mio corpo.
Una luce pervase allora il mio corpo che vibrava intensamente, come se fosse stato bombardato da miliardi di raggi a elevata energia.
Avendo già sperimentato quella situazione non ebbi paura e cercai di capire meglio che cosa mi potesse accadere, anche tenuto conto che il mio fisico sembrava, stranamente, essere stato rigenerato.
Le vibrazioni a bassa frequenza che quella macchina continuava a emettere riuscirono a far staccare dal mio corpo la mia Anima.
Ebbi la sensazione di essere “una matrice di punti” che spaziava in tutte le direzioni dello spazio e del tempo; che il mio corpo non fosse altro che un mero contenitore utilizzato da quest’atavica forma di energia, propagatasi anche in altre parti dell’Universo, e che sicuramente era a conoscenza di tutto.
Pensai che Anima fosse a conoscenza di tutte le cose che mi sarebbero accadute, e di quello che mi successe.
Pur tuttavia, ebbi la consapevolezza che Anima non si era ribellata a quella forzatura che gli alieni stavano ponendo in essere.
Anima, pensai, era legata indissolubilmente al mio DNA e alla mia struttura molecolare e che ben presto ci avrebbe fatto ritorno.
Una tal energia, pensai, doveva essere in contatto con quel Dio Creatore che ogni uomo cerca sin dalla nascita, inconsapevolmente proiettato verso quel progetto Divino che il “Grande Architetto”, che ha originato l’Universo oggi conosciuto, e di cui sia noi che gli alieni facciamo parte, aveva sin dall’inizio disegnato.
Anima, notai, fu proiettata attraverso un elaborato sistema tecnologico all’interno di un altro cilindro, dove si trovava un altro corpo, verosimilmente appartenente a un altro essere vivente.
Presi coscienza e mi ritrovai dentro un corpo di un sauroide che era stato messo lì in attesa di essere rigenerato.
Provai una strana sensazione di potenza e di sconcerto allo stesso tempo.
Non ero più un essere umano ma uno di quei mostri famelici. La mia pelle era squamosa e il mio cervello elaborava pensieri malvagi e ostili verso la specie umana.
Mi sembrò la cosa più naturale al mondo quella di mangiare un mio simile; anzi la cosa mi sembrava non solo corretta ma necessaria alla mia sopravvivenza.
La carne umana mi parse che fosse un delizioso bocconcino, una prelibatezza, che era stata conquistata dai miei simili dopo varie e aspre battaglie.
Pochi secondi dopo Anima, forse ripudiando quel corpo da lucertola, rientrò all’interno del mio corpo umano.
Persi i sensi.





[1] Alfa Centauri è una delle stelle più brillanti nel cielo australe e il sistema stellare più vicino al nostro Sistema Solare - a solo 4,3 anni luce di distanza. In realtà è una stella tripla: un sistema costituito da due stelle simili al Sole in orbita stretta l'una intorno all'altra, Alfa Centauri A e B, e da una stella rossa più distante e debole nota come Proxima Centauri. Fin dal diciannovesimo secolo gli astronomi hanno speculato sull'esistenza di pianeti in orbita intorno a questi corpi celesti, le più vicine dimore possibili per la vita al di là del Sistema Solare, ma ricerche di precisione sempre crescente non avevano rivelato nulla. Fino ad ora.
[2] Tratto da http://www.repubblica.it/scienze/ .
[3] L'incubo è un tipo di sogno che si presenta in modo angosciante e a volte è accompagnato da una sensazione di  oppressione al petto e/o da difficoltà respiratorie. È a tutti gli effetti un disturbo del sonno ed è considerato una parasomnia relativa al sonno REM. Gli incubi si mostrano con rapidi movimenti oculari (REM significa, appunto, Rapid Eye Movement), senza altri movimenti del soggetto. Eventuali movimenti involontari del corpo possono svegliare il dormiente, interrompendo così la sensazione di paura insita negli incubi. L'individuo svegliatosi da incubo tende a non riaddormentarsi, temendo, più o meno inconsciamente, di rivivere la brutta esperienza. Gli incubi sono più frequenti tra i 4 e i 12 anni di età, tendendo poi a diminuire con l'età. Fino al XVIII secolo, gli incubi erano considerati causati da stregonerie con le creature malefiche che si appoggiavano al petto del dormiente (infatti, la traduzione in spagnolo, pesadilla, prendeva il nome dal peso esercitato). Tra il XIX e il XX secolo, invece, si tendeva a dare la colpa alla cattiva digestione. Oggi sappiamo che essi sono provocati da agenti fisiologici, come febbre alta, oppure psicologici, come ansia e stress.
[4] Alcuni addotti, cioè degli esseri umani che dichiarano di essere stati rapiti dagli alieni, hanno dichiarato pubblicamente di far parte di uno sparuto numero di esseri umani che vivono sul pianeta Terra, il venticinque per cento circa della popolazione umana residente, dotati di Anima, questa forma di energia spirituale ed ancestrale di cui gli alieni, parrebbe, cercano di sottrarre agli esseri umani per raggiungere l’immortalità.
[5] L'anima (dal latino anima, connesso col greco ànemos, «soffio», «vento»), in molte religioni, tradizioni spirituali e filosofie, è la parte spirituale ed eterna di un essere vivente, comunemente ritenuta indipendente dal corpo, poiché distinta dalla parte fisica. Tipicamente si pensa che consista della coscienza e della personalità di un essere umano, e può essere sinonimo di «spirito», «mente» o «io». Si crede che l'anima continui a vivere dopo la morte fisica della persona, e alcune religioni postulano che sia Dio a creare o generare le anime. In alcune culture, si dice che gli esseri viventi non umani e, talvolta, altri oggetti (come i fiumi) abbiano un'anima, una credenza nota come animismo. I termini «anima» e «spirito» vengono spesso usati come sinonimi, anche se il primo è maggiormente legato al concetto di individualità di una persona. Anche le parole «anima» e «psiche» possono essere considerate come sinonimi, sebbene «psiche» abbia connotazioni relativamente più fisiche, mentre l'anima è collegata più strettamente alla metafisica e alla religione.
[6] Gli uomini rettile o uomini serpente sono creature immaginarie menzionate nella mitologia e nel folclore di varie culture. In epoca contemporanea sono anche presenti nella fantascienza, nell'ufologia e nelle teorie del complotto, che per descriverli usano anche i termini di rettiloide, rettiliano, umanoide rettiliano, dinosauroide, sauriano, uomo lucertola, Homo saurus e popolo lucertola.
[7] Il drago di Komodo (Varanus komodoensis Ouwens, 1912) è una grossa specie di lucertola diffusa nelle isole indonesiane di Komodo,Rinca,Flores, Gili Motang e Gili Dasami. Appartenente alla famiglia dei Varanidi, è la più grossa specie di lucertola vivente, potendo raggiungere in rari casi 3 m di lunghezza e 70 kg circa di peso. Le sue dimensioni inconsuete sono state attribuite al gigantismo insulare, dal momento che nelle isole in cui vive non vi è nessun altro carnivoro a occupare la sua nicchia. Tuttavia, ricerche recenti più accurate suggeriscono che il drago di Komodo sia l'ultimo rappresentante di una popolazione relitta diVaranidi molto grandi che un tempo erano diffusi tra l'Indonesia e l'Australia, la maggior parte dei quali, insieme ad altri rappresentanti della megafauna, si estinse al termine del Pleistocene. Fossili molto simili al V. komodoensis, risalenti a più di 3,8 milioni di anni fa, sono stati rinvenuti in Australia; invece su Flores, una delle poche isole indonesiane in cui sopravvive tuttora, le dimensioni del varano di Komodo sono rimaste invariate negli ultimi 900.000 anni, «un periodo segnato da importanti turnover faunistici, dall'estinzione della megafauna dell'isola e dall'arrivo dei primi ominidi 880.000 anni fa».


E un giorno mi svegliai, di Francesco Toscano. Primo Capitolo - Seconda parte.


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Un malachim nell'arte sumerica. (Fonte: dalla rete.)


1.1. Nell’astronave dei Malachim.


Aprii gli occhi. Un forte mal di testa mi attanagliava le meningi. Cercai di alzarmi e mettermi in piedi ma non ci riuscii. Che cosa mi era successo? Chi o che cosa mia aveva ridotto in quello stato? Perché non riuscivo a muovermi ed agire? Non ricordavo quasi nulla di ciò che mi era successo, a parte quella voce che avevo udito provenire dall’esterno dell’abitacolo della mia autovettura, ferma nel margine destro della carreggiata della strada che stavo percorrendo per recarmi nel comune di residenza ed infine presso la mia abitazione, dove avrei riabbracciato i miei cari che mi attendevano dopo un giorno di duro ed intenso lavoro. Cercai di girare la testa dapprima verso destra ed in seguito alla mia sinistra, senza riuscirvi. Volevo capire, comprendere, cercare di essere pronto nel caso in cui qualcuno o qualcosa mi avesse voluto ferire, percuotere. Abituato negli ultimi anni a tenere sempre alta la guardia, era la prima volta che mi sentivo inerme e succube di una forza immensa e a me sconosciuta che mi privava della mia libertà di locomozione. Dal collo, passando dalla vita, sino ad arrivare agli alluci dei piedi, il mio corpo era paralizzato. Una voce entrò a quel punto violentemente nella mia mente, rimbombando come il suono proveniente da una cassa acustica rotta: «Stai fermo! Più cerchi di muoverti e ti agiti, e maggiormente avvertirai quei malesseri che il tuo corpo mettono in evidenza agli occhi di chi ti sta osservando.»
Non capivo chi fosse a parlarmi. Il fatto che udivo quella voce direttamente nella mia mente e non con le mie orecchie, mi fece arguire che si trattava di un’entità che comunicava con me telepaticamente. Ma chi era?
Nel luogo in cui mi trovavo, forse perché non riuscivo a muovermi, trovandomi certamente in uno stato catatonico, non mi sembrava che vi fosse qualcuno.
Ad un tratto, mentre cercavo di alzare il torace e consentire alla testa di avere una visuale migliore rispetto a quella che avevo in una posizione che a primo acchito mi sembrò essere orizzontale, un’altra voce entrò prepotentemente nella mia mente, simile a quella che avevo udito poco prima, ma appartenente ad un’altra entità che sicuramente doveva trovarsi all’interno del luogo in cui anch’io mi trovavo, dicendomi, quasi a voler rivelare la sua natura e nello stesso tempo presentarsi, le testuali parole:
«Nella tradizione ebraica noi angeli, Malachim[1], non eravamo esseri spirituali, ma figure potenti e talora pericolose, non ben distinte dagli elohim, gli dèi: pensa, ad esempio, all’angelo contro cui lottò Giacobbe-Israele, dai più interpretato come uno spirito del luogo. Israele, infatti, significa “colui che lotta contro un dio”.»
«Noi Malachim fummo descritti con connotati non molto diversi da quelli degli uomini: mangiavamo, bevevamo, concepivamo desideri umani. Quando gli Ebrei vennero in contatto con la cultura persiana, gli angeli cominciarono a spiritualizzarsi. Zarathustra[2], infatti, credeva che gli ahura fossero spiriti della luce, alleati del dio del bene, Ahura Mazda[3], mentre i Deva[4] erano i demoni al servizio di Ahriman[5], il dio del male.»
Ed io gli dissi: «Chi siete? Che cosa volete da me? Ma che cosa mi state raccontando? Io non vi capisco! »
Urlai, disperato, come se qualcuno potesse udire il mio lamento e venirmi in soccorso. Cercai di elaborare velocemente nella mia mente il pensiero che l’essere mi voleva comunicare, ma non riuscii a comprendere le sue parole.
Continuai ad urlare e a dimenarmi nel tentativo di liberarmi. Mi fu sin da subito chiaro che ero impotente ed in balia di quegli esseri che non vedevo e che parlavano e comunicavano con me attraverso la forza della mente.
Finalmente ripresi coscienza e fui in grado di capire meglio e di vedere quegli esseri che circondavano il lettino in cui mi trovavo disteso, come se fossi stato soccorso e trasportato d’urgenza con una barella in una sala operatoria di un ospedale all’avanguardia.
Un brivido freddo percorse la mia schiena allorquando degli occhi neri, a mandorla, incastonati in una testa per me informe, dalla forma oblunga, mi fissarono. Riuscivo a vedere la mia immagine riflessa in quegli occhi neri come se mi fossi specchiato. In quello sguardo nessun segno d’umanità, nessun sentimento, nessuna pietà per quella cavia di laboratorio a cui mi sentivo di somigliare.
Malgrado quella figura mi ricordasse un entità che il mio cervello aveva associato ad un alieno Grigio di razza Alfa[6], ero certo che non mi avrebbero torto neanche un capello.
L’essere che mi guardava aveva la pelle liscia, di colore grigio bluastro; mi sembrò che fosse poco più basso di un adolescente dodicenne, e ad occhio e croce fra il metro e cinquanta ed il metro e cinquantacinque.
Sembrava abbigliato con una tunica bianca, da cui fuoriuscivano due braccia lunghe e penzolanti, che si estendevano fino a circa sette centimetri al di sopra delle ginocchia, alle cui estremità una mano a sei dita che, roteando velocemente poco sopra la mia testa, cercava di afferrare uno strumento da punta e taglio, o un bastoncino in metallo che lo strano essere mi sembrò volesse raccogliere per colpirmi ed evitare che io mi continuassi ad agitare.
Tutte le dita delle mani e dei piedi erano evidenziate. Fra il primo e il secondo dito delle mani e dei piedi erano presenti residui di membrana interdigitale.
Le orecchie erano parzialmente formate. Lembi della pelle erano state asportati dalla superficie del cuoio capelluto nell’evidente tentativo di dare l’impressione di un orecchio più sviluppato di quanto non fosse in realtà. Le labbra apparivano rudimentali e la bocca non conteneva denti visibili.
Il naso era anch’esso in uno stadio di sviluppo incompleto ed era stato a sua volta sottoposto a intervento chirurgico, dando origine a un organo che appariva molto sottile e delicato. Gli occhi, quelli che mi colpirono sin da subito, mostravano tracce di un intervento chirurgico. Erano a mandorla, come ho detto, e rappresentavano la caratteristica facciale di gran lunga più spiccata. I bulbi oculari non erano sviluppati e apparivano suturati con lenti artificiali di tipo ignoto.
Il suo corpo esile, mi parse pesare poco più di quarantacinque chili.
E’ probabile che questo individuo non respirasse più di quanto mangiasse.
Il corpo di quell’essere emanava un forte odore d’uova marce che rendevano l’area circostante irrespirabile e nauseabonda.
Mi feci coraggio e cercai di non vomitare, anche se il mio stomaco con un sussulto mi era quasi arrivato in gola.
Il primo dei due esseri riuscì ad afferrare quello strumento a punta che mi sembrò essere una bacchetta di metallo e poco dopo una scossa elettrica mi pervase riportandomi nel mio stato d’impotenza.
Persi conoscenza. Mi risvegliai e mi riaddormentai.
Non sono in grado di dirvi dove mi trovavo. Mi sembrò fosse passata un’eternità dall’attimo in cui mi ero seduto all’interno dell’abitacolo della mia autovettura, nel vano tentativo di far riavviare il motore in avaria, al momento in cui ripresi conoscenza e mi specchiai dentro quegli enigmatici occhi neri ed a mandorla che mi fissavano e che appartenevano ad una creatura che non avevo mai visto se non in Tv, su Internet, in alcuni libri in cui si narrava di potenti esseri in grado di controllare lo spaziotempo e di effettuare dei viaggi interstellari nel più breve tempo possibile.
Mi ero da poco risvegliato quando mi accorsi di trovarmi all’interno di un cilindro di metallo.
Una specie di vibrazione allora percorse il mio corpo; c’era tanta luce nel cilindro di metallo. Poi, ad un tratto, qualcosa si staccò da me e cominciò a vibrare in aria.
Vedevo il luogo in cui mi trovavo dall’alto.
 Mi sembrava di notare la presenza all’interno di quella stanza di due cilindri, uno dei quali trasparente, ma entrambi posti in posizione verticale. All’interno del primo dei due cilindri si trovava il mio corpo, nell’altro la copia di me stesso.
Ebbi paura e persi nuovamente i sensi.
  

1.2. L’incontro con Ningishzidda.



Aprii gli occhi. Mi accorsi che giacevo su di un lettino metallico con mani e piedi legati. Ero cosciente e non più in quello stato catatonico assimilabile allo stato in cui si trova un drogato che si è appena fatto di eroina e che ha provveduto ad iniettarsela direttamente in vena. Ero in grado di muovere la testa, il tronco, e di cogliere meglio le linee sinuose della stanza in cui mi trovavo le cui pareti mi sembravano fossero realizzate con un metallo dall’aspetto lucente.
In tutta la stanza una luce biancastra, che fuoriusciva dalle pareti circostanti, assicurava una buona visibilità a quel luogo.
Sopra di me il tetto, curvilineo, sembrava fosse dello stesso metallo dei muri della stanza. Il pavimento, posto a circa quaranta centimetri dal lettino in cui ero costretto a stare immobile, mi sembrava che fosse composto da una strana lega metallica, dai riflessi quasi marmorei.
Si aprì una porta alla mia sinistra.
Entrarono all’interno della stanza in cui mi trovavo due Malachim, seguiti a breve distanza da un altro essere, alto oltre i due metri ed abbigliato come un antica divinità sumerica, dall’aspetto regale; sembrava che i due Malachim lo scortassero e fossero pronti a donargli la loro vita se si fosse presentata loro quell’occasione.
Si capiva che i due Malachim versavano in uno stato di sudditanza e/o soggezione psicologica verso quell’essere dalla barba rossa e folta, a cui piedi notai dei sandali in cuoio, ed abbigliato con un TUG.TU.SHE[7], finemente arricchito da una banda di lamina d’oro che metteva in evidenza delle braccia robuste e forti come quelle di un atleta pronto a partecipare alle Olimpiadi nella specialità del lancio del giavellotto.
Nella mano destra reggeva un bastone o uno scettro di media lunghezza, o almeno fu quello che mi parse di capire che fosse,  alla cui estremità era stato inciso un motivo ornamentale di particolare rilievo; in esso erano rappresentati  due grifoni che a loro volta sorreggevano due spade all’interno delle quali erano presenti due serpenti i cui corpi si incrociavano l’un l’altro, attorno ad un bastone.
Solo dopo seppi che quell’incisione rappresentava la doppia spirale del DNA e che era l’emblema di quell’essere. In testa un copricapo circolare gli copriva quelli che a me sembrarono i suoi capelli.
L’essere si avvicinò a me e disse: «Io sono Ningishzidda[8], figlio di EN.KI., esperto di genetica e di altre scienze.
Al tempo degli antichi egizi i tuoi simili mi chiamarono Tehuti (Thoth). Assieme ai miei seguaci, un giorno, dopo essere stato deposto da mio fratello Marduk[9], mi recai nelle Americhe e qui gli abitanti mi venerarono come Viracocha, ed infine Quetzalcóatl, Serpente Piumato, Kukulkàn.»
Risposi:
«Signore ho letto delle sue gesta e dell’epopea dei suoi simili in alcuni antichi testi accadici, tradotti nella mia era da alcuni studiosi della civiltà sumerica. Sono onorato e profondamente colpito del fatto che una potente divinità del passato, come lo sei tu, si possa interessare alle vicende di un umile mortale come me.»
Ningishzidda, dopo una breve pausa di riflessione, mi disse:«Sei stato scelto fra i tuoi simili per portare all’umanità la buona novella del mio ritorno.»
Ed io: «Ma perché, se sono un prescelto, mi trattate come se fossi un vostro prigioniero?»
Ningishzidda, solo allora, fece segno ad uno dei due Malachim che erano al suo fianco, ed in particolare all’essere che mi sembrò fosse il più alto fra i due, di liberarmi e permettermi di dialogare con loro in una posizione più consona ad un uomo libero.
Il Malachim non fece nulla di particolare per liberarmi ma diede ordine al sistema che mi imprigionava, telepaticamente, che io venissi liberato dalla morsa che mi teneva bloccati mani e piedi. Come per incanto mi liberai dal giogo che mi costringeva a rimanere immobile in quel lettino metallico. Cercai, istintivamente, di scappare ma fui subito bloccato dai due Malachim che mi convinsero ad ubbidire loro ed al loro supremo padrone.
I due esseri riuscirono a calmarmi, non sono in grado di dirvi come, quasi fossero in grado di comunicare con la mia Anima e non solo con la mia mente usando la loro potente forza telepatica di cui erano dotati i loro cervelli evoluti.
Ero rimasto esterrefatto di come quegli esseri riuscissero attraverso il pensiero, e senza usare uno dei nostri classici sensi, messici a disposizione da madre natura nella vita di tutti i giorni, a comunicarmi i loro desideri, la loro volontà, dimostrandomi per tutto il tempo che trascorsi con loro l’enorme potenzialità raggiunta dal loro cervello che, nella scala evolutiva degli esseri senzienti, si doveva collocare fra i primi posti.
Il fatto che i Malachim non usassero un linguaggio compatibile con quello umano e che si servissero della Telepatia come mezzo di comunicazione, denotava che non solo erano una specie intelligente, evoluta ed antica (tenuto conto che taluni sostengono che il linguaggio di cui noi umani ci serviamo altro non è che un retaggio del nostro passato, un po’ come lo è il pollice opponibile di cui siamo dotati), ma anche potente e alquanto temibile.
Solo allora mi ricordai delle parole che uno di loro proferì la prima volta che mi comunicò qualcosa ed istintivamente mi fu chiaro ciò che mi volesse comunicare.
In quei momenti, osservando quei due esseri che cercavano di rabbonirmi, ricordai di aver appreso un giorno, quando ancora mi trovavo sulla Terra, che la Telepatia altro non è che un extra senso di cui anche noi umani siamo dotati, sin dalla nascita, ma di cui, nel corso della nostra vita, pian piano e con lo sviluppo del linguaggio, ci priviamo, così perdendo, irreparabilmente, questa straordinaria facoltà. Il bambino sin da piccolo capisce che per farsi comprendere deve adattarsi a ciò che vede e sente; quindi il linguaggio diventa il mezzo che userà per comunicare assopendo così la funzione telepatica.
Ben presto mi fu possibile notare come i Malachim non solo usassero la Telepatia come mezzo di comunicazione, ma di come fossero in grado di spostare gli oggetti usando la forza della mente, capacità che a noi terrestri è nota come Telecinesi.
I due Malachim mi dissero che il loro Signore, Ningishzidda, mi aveva perdonato per quel mio insano gesto di darmi a precipitosa fuga, facendomi notare di come fosse padrone delle dinamiche che contraddistinguono il cervello dell’homo sapiens.
A quel punto Ningishzidda uscì dalla stanza in cui mi trovavo senza proferire parola. Rimasi solo con i due Malachim i quali mi condussero in un’altra stanza. Mi dissero che mi trovavo a bordo di una loro astronave, nota agli ufologi e ai governi di tutto il mondo per quella strana forma a sigaro che la caratterizzava e mi invitarono a riposare e a riprendermi. Mi chiesero di ingoiare una pillola e di bere l’acqua contenuta nel bicchiere che mi porsero. Mi addormentai. Entrai in un sonno profondo dai benefici effetti collaterali.

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[1] I Malachim erano gli angeli dell’Antico Testamento che apparvero ad Abramo e gli preannunciarono la distruzione di Sodoma e Gomorra. La venerazione degli angeli fu proibita dalla Chiesa nell’VIII secolo: il sinodo presieduto da papa Zaccaria accettò solo i nomi di Gabriele, Raffaele e Michele, mentre vietò tutti gli altri. Più tardi i cattolici stabilirono una gerarchia comprendente serafini, cherubini, troni, dominazioni, virtù, potestà, principati, arcangeli, angeli. Gli esseri che, nel libro di Daniele, combattevano gli uni contro gli altri, diventarono le schiere alate di Dio della pittura medievale e rinascimentale, mentre i diavoli grotteschi e burloni della Divina commedia finirono sui tarocchi. In questo gioco delle parti, non si sa più dove si addensi la luce e dove splendano le tenebre. Un noto libro di Karla Turner si intitola Masquerade of angels, ad indicare che creature dalle sembianze angeliche nascondono intenzioni ostili. Potrebbe essere vero, in qualche caso, anche il contrario.

[2] Zarathuštra, anche Zarathuðtra Spitâma (italianizzato Zaratùstra), traslitterazione dall'avestico Zaraèuštra, in pârsi ÒÑÊÔÊ, Zartosht; anche Zoroastro o Zoroastre, derivato dalla forma greca ÆùñïÜóôñçò (Zôroástrçs) di Zarathuðtra (IX-XVIII secolo a.C. – Bactra, IX-XVIII secolo a.C.), è stato un profeta emistico iranico, fondatore dello Zoroastrismo e autore delle cinque gâthâ raccolte nell'Avestâ. Non si conosce con precisione il luogo e il periodo in cui è vissuto il profeta iranico Zarathuštra. Gli studiosi collocano il personaggio storico Zarathuštra tra l'XI e il VII secolo a.C. Ipotesi più recenti, attestate da una verifica filologica e archeologica, ritengono tuttavia più plausibile una sua collocazione nell'Età del Bronzo tra il XVIII e il XV secolo a.C.. L'area geografica in cui si ritiene possa aver vissuto e predicato il profeta iranico è compresa tra gli odierni Afghanistan e il Turkmenistan.
[3] Ahura Mazdâ (avestico) è il nome dato all'unico Dio, creatore del mondo sensibile e di quello sovrasensibile, della Religione zoroastriana (anche Mazdeismo o Mazdaismo). Il nome significa "Spirito che crea con il pensiero" da:
Ahura: derivato dall'antico avestico anshu  nel significato di "respiro vitale" quindi collegato ad ansu (spirito) e da qui corrispondente al sanscritoasura, e all'antico germanico ansuz nonché al gotico ase, Æsir. Quindi come "Spirito che crea la vita"
Mazdā: derivato dalla radice indoeuropea *mendh che indica l'"apprendere". Quindi nel significato di "memoria" e "pensiero".
Da lui dipendono Spenta Mainyu (Santo spirito) e gli Ameša Spenta. Il nome della divinità varia leggermente in altre lingue iraniche:
Auramazdā in persiano antico;
Aramazd in parto e armeno;
Armazi  in georgiano;
Hourmazd, Hormizd, Hormuzd, Ohrmazd e Ormazd/Ōrmazd (اورمزد/ارمزد) sono traslitterazioni che si trovano in persiano medio e moderno.
[4] Deva(devanāgarī ,sanscrito vedico devá) è un termine sanscrito che come aggettivo indica ciò che è divino o celeste, mentre come sostantivo maschile indica la divinità o un dio. Raramente può indicare un demonio malvagio.
[5] Ahriman - uno dei nomi di Angra Mainyu, spirito malvagio nello Zoroastrismo.
[6] Cioè proveniente dalla costellazione di Zeta Reticuli, e quindi la tipologia di vita extraterrestre intelligente che appare più di frequente nelle moderne teorie del complotto ed in altri fenomeni paranormali correlati al fenomeno UFO, in particolare in alcuni famosi casi di rapimento alieno, come quello in cui rimasero coinvolti i coniugi Hill del New Hampshire.
[7]Al tempo dei Sumeri vi era già una ricca terminologia per indicare sia gli abiti sia coloro che li confezionavano. L'indumento base era chiamato TUG e rappresentava senza dubbio l'antenato, nello stile come nel nome, della toga romana. Il nome completo era TUG.TU.SHE, che significa, nella lingua sumerica, "indumento che si porta avvolto attorno al corpo". (Cfr pag. 43 del libro “Il pianeta degli dèi” di Z. Sitchin, Ed. Piemme Bestseller, ISBN9788856618235).
[8]Il nome sumero Nin.Gish.Zid.Da (o secondo la corretta traslitterazione: Nin.Iz.Zi.Da ) significa letteralmente Signore del manufatto della vita o Signore che detiene il fuoco della vita. Autori classici come Thorkild Jacobsen traducono invece come Signore del corretto albero. Figlio di Enki e di Ereshkigal, Ningishzidda apprese da suo padre EnKi, capo scienziato degli Anunnaki, le divinità adorate dai sumeri, i segreti della scienza, in particolar modo del linguaggio, della scrittura, della matematica, dell'edilizia, della medicina e, importante, della biologia. Fratello di Marduk, Gibil, Nergal e Dumuzi, é uno dei personaggi più enigmatici e meno documentati della stirpe Enkita. Alcuni autori sostengono che Ningishzidda fosse in realtà di sesso femminile in quanto la radice del suo nome, Nin, veniva usata salvo poche eccezioni (per esempio Ninurta) come epiteto femminile delle mogli degli dei o divinità femminili in genere con il significato di 'Signora', per esempio Ninlil, Ningal, Ninti, Ninhursag. Secondo alcune tavolette sumere Ningishzidda aiutò suo padre Enki nell'opera di creazione del primo Uomo, Adapa (il terrestre), chiamato dagli Anunnaki LuLu (il mescolato) o Lulu Amelu. Ningishzidda é anche accreditato secondo alcuni autori (tra i quali Zecharia Sitchin) come il progettista delle Piramidi di Giza, e la Sfinge di Giza avrebbe avuto in origine il suo volto.
[9] Marduk era il nome babilonese di una divinità della tarda generazione dell’antica Mesopotamia e divinità protettrice dell’antica città di Babilonia il quale, quando Babilonia divenne il centro politico della valle dell’Eufrate durante l’era di Hammurabi (II millennio a.C.), comincio ad acquisire maggiore importanza all’interno del pantheon babilonese, posizione consolidata nella seconda metà del II millennio a.C. Viene simboleggiato dal pianeta Giove ed il numero ad esso dedicato è il 50, attribuito precedentemente ad Enlil, di cui ormai fa le veci come re degli dèi.

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